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L’UE approva le nuove norme sul “bio”: cosa cambierà (anche per il caffè)

“Nella GDO il macinato bio schizza a +22.3%. Parla Roberto Pinton, FederBio”

 NOTIZIARIO TORREFATTORI, giugno 2018, autore Susanna de Mottoni • 

È di metà aprile il via libera del Parlamento Europeo alle nuove norme UE sul biologico: una volta approvate anche dal Consiglio Europeo, potranno diventar effettive dal 1 gennaio 2021.
L’obiettivo è triplice: aumentare la produzione biologica nell’UE, evitare la contaminazione da pesticidi chimici o fertilizzanti sintetici e, infine, garantire l’alta qualità dei prodotti biologici.
Una finalità, quest’ultima, che riguarda anche il caffè dal momento che tutti i prodotti importati da paesi extra UE dovranno rispettare gli standard dell’UE: le attuali norme in materia di “equivalenza”, che impongono ai paesi terzi di conformarsi a norme simili ma non identiche, saranno infatti eliminate entro cinque anni dall’entrata in vigore.
Si tratta di un provvedimento accolto con un ampio dibattito, non esente a critiche, sul quale abbiamo sentito Roberto Pinton, segretario della sezione trasformatori e distributori di FederBio.

Come valuta le nuove norme europee, approvate con il voto contrario degli eurodeputati italiani?
Il testo approvato ad aprile dal Parlamento europeo non è certamente la miglior sintesi a cui si potesse arrivare, ma è di gran lunga migliore del testo proposto inizialmente quattro anni fa dalla Commissione. Sul testo si era raggiunta a fatica l’intesa di massima nell’ambito del trilogo Parlamento Europeo – Commissione – Consiglio ed era ovvio che l’aula non avrebbe proposto modifiche, per non mettere a rischio l’equilibrio che si era raggiunto. Si è arrivati alla sintesi per sfinimento e, in genere, questo non garantisce il miglior regolamento possibile. Ma chi ha vociato contro il testo e ha ventilato scenari foschi o non l’ha letto o ha secondi fini.

Può chiarire quali erano gli aspetti contestati?
Uno dei punti più contestati riguarda la possibilità di coltivare fuori terra. Non si tratta di coltura idroponica, ma di colture in vaso o in cassoni di terra coltivate in serra. Presentata dai detrattori come la fine del legame della produzione biologica col suolo, in realtà riguarda 20 ettari scarsi che già i ministeri di Danimarca, Svezia e Norvegia avevano autorizzato nei loro territori. Non potrà essere autorizzato un solo metro quadrato in più. Un altro degli aspetti che non ci piace è che, dopo tre anni di ispezioni senza trovare nessuna criticità, la cadenza delle ispezioni alle aziende agricole possa diventare biennale anziché annuale. Per un verso il concetto è comprensibile e condivisibile: non ha senso concentrare l’attività di vigilanza su aziende che hanno sempre dimostrato l’assoluto rispetto della norma (con un’ispezione biennale si dimezzerebbero i costi di controllo e certificazione delle aziende virtuose, diventa una sorta di premio), ed è più opportuno concentrare la pressione su chi ha dimostrato di non riuscire ad allinearsi alla perfezione ai requisiti richiesti, ma avremmo preferito che la frequenza delle ispezioni rimanesse annuale, per l’esigenza di verificare il puntale adeguamento degli operatori a un quadro normativo in continua evoluzione.

Un altro punto dibattuto riguarda le soglie sulle contaminazioni…
Si è molto vociato sull’impossibilità di concordare una soglia unica europea sulle contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili. In Italia dal 2009 un D.M. che fissa la soglia di 0,01 ppm (che equivale a 1 grammo di sostanza su 100 tonnellate di prodotto), ed è la stessa stabilita per gli alimenti per l’infanzia: la norma prende atto che taluni antiparassitari contaminano l’ambiente e i loro residui possono essere comunque nei prodotti coltivati senza che nessuno li abbia utilizzati: è contaminazione di fondo (di cui il responsabile non è il produttore biologico, ma qualche generazione di coltivatori convenzionali…), contro la quale non si può far nulla. Era opportuna una soglia uniforme, rendendo uniformi gli investimenti delle aziende per mettersi in sicurezza (distanze dai confini, piantumazioni di siepi, analisi, eccetera) ma se avere la soglia più bassa d’Europa comporta maggiori costi, può anche tradursi in un grande vantaggio competitivo sul mercato, tutto sta a vedere come ce la giocheremo. Un’industria europea del baby food privilegerà fornitori italiani, che sono da anni allineati alle sue particolari esigenze di qualità e sicurezza.
L’aspetto curioso è che i commenti più accorati, quelli da autentici “puristi”, sono arrivati dal mondo dell’agricoltura convenzionale, che indicando il nuovo regolamento come un arretramento e tende ad accreditare la produzione convenzionale (quella che inquina le nostre falde superficiali e profonde, quella che garantisce prodotti con residui di pesticidi) come più “verde” e naturale. Fake news colossali…

Caffè, prodotto non coltivato in Italia: il caffè bio sta seguendo il trend di crescita degli altri prodotti biologici?
Il valore è ancora assai contenuto. Nel 2017 in GDO siamo stati intorno ai 4 milioni e mezzo, eravamo di poco superiori allo 0,5% del mercato del macinato e tra lo 0,2 e lo 0,3% per decaffeinato e solubile. Ma va considerato che per la categoria più significativa, che è quella del macinato, il trend di crescita rispetto al 2016 è stato del 22.3% (non mette conto considerare l’incredibile +341% del prodotto grani, dato che il valore di partenza era estremamente basso). Venendo ai surrogati del caffè, in GDO nel 2017 pesavano per 2,6 milioni, anch’essi in crescita con un analogo trend del 21.6%. Oltre alla GDO, naturalmente, vanno considerati il canale dei punti vendita specializzati (oltre 1.200 esercizi che trattano solo prodotti biologici), il food service (abbiamo circa 400 ristoranti biologici, ma qualche referenza biologico è proposta anche negli esercizi mainstream) e l’export. I numeri dicono che quando le catene inseriscono in assortimento referenze biologiche, queste cominciano a girare naturalmente, anche senza particolari promozioni che non siano una banale segnalazione con stopper o altro.

In che modo la nuova normativa potrà incidere anche sul caffè bio?
Non in modo sostanziale. Il regolamento vigente concede la qualifica di biologici ai prodotti ottenuti (anche extra UE) in piena conformità alla normativa europea in materia di conduzione dei terreni e di efficacia dei controlli. Ma la concede anche a prodotti per i quali gli aspetti tecnici e i controlli siano anche solo “equivalenti”, dopo opportuna istruttoria. Secondo il novo regolamento, entro 5 anni la semplice “equivalenza” andrà messa in soffitta e si ragionerà soltanto di piena “conformità”. I cambiamenti non saranno rilevanti perché già ora i maggiori player ragionano in chiave di assoluta conformità, non dovranno cambiare nulla.

 

 

 

Roberto Pinton, FederBio

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