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Aliquota IVA e cialde e capsule di caffè

“Quando va applicata al 10% e quando al 22%”

 NOTIZIARIO TORREFATTORI, novembre 2017, autore Giacomo Mallano • 

Un dubbio ha tormentato per diversi mesi gli operatori del settore del caffè, ovvero la corretta aliquota IVA da applicare alla vendita delle cialde/capsule destinate agli apparecchi (domestici o aziendali) da caffè di questo tipo.
Il tema viene da lontano, e più precisamente da quando la Risoluzione n. 124/E del 1° agosto 2000 aveva equiparato gli apparecchi funzionanti a capsule o cialde agli altri distributori automatici.
Questo nonostante le loro particolari modalità di funzionamento, che richiedono il preventivo acquisto della cialda/capsula da inserire successivamente nel distributore.
Questa interpretazione estensiva consentiva di considerare come un unicum la serie di atti di acquisto della cialda/capsula e il loro successivo utilizzo, qualificandoli unitariamente come una somministrazione di alimenti e bevande cui applicare l’aliquota IVA del 4% (all’epoca ancora vigente).
A partire dal 2014, la soppressione dell’aliquota minima ha ricondotto tutte le somministrazioni di alimenti e bevande all’aliquota IVA del 10%.
Continuavano a rimanere molti dubbi sul trattamento da riservare agli acquisti di cialde/capsule di caffè per i distributori “aziendali“. A dissipare infine queste incertezze è intervenuta la risoluzione n. 107/E del 17 novembre 2016, la quale ha da prima ripercorso le precedenti interpretazioni in materia e le ha poi sistematizzate (e parzialmente aggiornate), fornendo un quadro abbastanza esauriente delle varie fattispecie.
In generale si distinguono due possibilità:

  • IVA al 10% se la vendita delle cialde (e capsule) può essere inquadrata in una prestazione “complessiva” di somministrazione alimenti e bevande (che è una prestazione di servizio) nei confronti del consumatore finale della cialda/capsula (ovvero colui che la acquista per usarla in proprio e non per rivenderla). È il caso di vendita a privati che hanno in precedenza preso in comodato o locazione un distributore/macchina dallo stesso soggetto da cui compra le cialde, oppure di aziende (partite IVA) che acquistano le cialde per il consumo diretto proprio o dei propri dipendenti/collaboratori. In sostanza si considera l’acquisto delle cialde come un ’pezzo’ della complessiva erogazione del caffè alla macchinetta, un ’rifornimento’ della macchinetta per la realizzazione della prestazione di somministrazione che va al 10%.
  • IVA al 22% in tutti gli altri casi, in cui la vendita di cialde (e capsule) è una cessione di beni, svincolata e autonoma da una prestazione più ampia inquadrabile come somministrazione alimenti e bevande. È il caso di rivenditori o di privati che acquistano al di fuori di un precedente contratto di comodato/locazione della macchina (es. privato che acquista la macchina da X e poi si rifornisce di cialde di altra marca presso altri punti vendita).
    È ovvio che il mercato opera con soluzioni spesso più articolate e ibride dei casi ’tipici’ di cui sopra, ma intanto l’interpretazione ministeriale ha il pregio di aver provato a fornire dei punti di riferimento per orientare gli operatori verso comportamenti fiscali corretti, con una ispirazione di fondo non penalizzante per un settore tanto importante del nostro agro-alimentare.

 

I contenuti del presente articolo vanno assunti come meramente informativi, non utilizzabili in alcun modo quale consulenza/opera professionale; ogni interpretazione ivi contenuta è meramente indicativa e non assume valore di parere professionale.

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