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Tag Archive for: Paesi Produttori Caffè

Monografie “GUATEMALA”

MEMBRO ICO codice n. 11 Gruppo “altri dolci”
SPECIE BOTANICHE principalmente Arabica
SACCHI da 69 kg in juta (tara 1 kg)
RACCOLTO da ottobre ad aprile
PORTI DI IMBARCO Santo Tomas de Castilla (Atlantico), Puerto Quetzal (Pacifico)
PRODUZIONE ANNUA* 2017/2018: 3.800 * (x 1000 sacchi, fonte ICO, anno raccolto da ottobre a settembre)


Le prime piante di caffè furono portate in Guatemala dai missionari Gesuiti nel 1750, ma vennero usate solo come piante ornamentali.
La coltivazione iniziò solo un secolo più tardi, quando la principale risorsa agricola del Paese fino a quel momento, l’indaco, venne soppiantata a causa di un attacco di locuste che distrusse una buona parte del raccolto, ma soprattutto dall’introduzione dei coloranti chimici che ne resero la produzione poco conveniente.
A partire dal 1850 il governo cominciò a fornire incentivi economici e sgravi fiscali per sostenere la produzione caffeicola e l’avvento in quegli anni dei vascelli Clipper rese più facile e veloce anche l’esportazione della materia prima; fu una vera e propria rivoluzione. Nel 1859 più di 500.000 piante erano già state introdotte nelle regioni di Antigua, Coban, Fraijanes e San Marcos, e furono esportati ben 400 quintali di caffè in Europa. L’anno seguente le esportazioni furono quasi triplicate superando i 1100 quintali.
L’anno della svolta per il Guatemala fu il 1870, quando il presidente Justo Rufino Barrios introdusse una serie di norme volte a liberalizzare il mercato del caffè, diventando così la principale attività economica del Paese con il 90% sul totale delle esportazioni nel giro di soli 10 anni.
I benefici di queste riforme non coinvolsero però tutta la popolazione. A farne le spese furono perlopiù le popolazioni Maya locali che vennero espropriate dai loro terreni e costrette a lavorarci come schiavi.
Ulteriori riforme da parte del governo resero più facile l’acquisto di terreni da parte degli stranieri, con una conseguente massiccia immigrazione dall’Europa, in particolare dalla Germania.
Fu proprio grazie agli investimenti dei tedeschi che il Guatemala ebbe la possibilità di svilupparsi e modernizzarsi, grazie alla costruzione di strade e infrastrutture che resero possibile il trasporto del caffè dalle zone montuose ai porti di imbarco in tempi decisamente più brevi.
Gli anni che seguirono furono contrassegnati da un inasprimento delle condizioni di vita delle popolazioni locali e l’ampliamento del divario con l’elite dominante. Ne derivò una costante instabilità politica e sociale e numerosi furono i casi in cui si dovette ricorrere all’uso della forza armata per sedare i movimenti di rivolta popolare.
Una tregua fu possibile grazie al primo governo democraticamente eletto di Jacopo Arbenz nel 1950, che cercò di introdurre nuove e più eque riforme agricole. L’opposizione da parte dei grossi proprietari terrieri non tardò ad arrivare ed il governo fu rovesciato nel 1954 da un colpo di Stato col supporto dei servizi segreti americani.
Da quel momento ebbe inizio la più lunga guerra civile nella storia delle Americhe, che terminò solo con gli accordi di pace siglati nel 1996. Ciononostante, le cause principali alla base del conflitto, ovvero povertà, disuguaglianza e razzismo, ancora oggi costituiscono lo scenario politico ed economico del Guatemala, impedendone un reale sviluppo.
Oggi il Guatemala rappresenta l’11° produttore a livello globale con quasi 4 milioni di sacchi di produzione annua distribuiti nelle 8 regioni principali del Paese, ognuna con un suo specifico microclima. Altitudine e terreno vulcanico rappresentano condizioni ideali per la coltivazione di Arabica (su tutte varietà tradizionali come Bourbon, Caturra, Catuai), tuttavia di recente sono molto apprezzati anche i caffè Robusta lavati provenienti dalle zone più pianeggianti ma costituiscono solo il 2% della produzione totale.

 

GUATEMALA HUEHUETENANGO PRESIDIO SLOW FOOD

Il presidio Slow Food, avviato a partire dal 2002 nella regione di Huehuetenango in Guatemala, mira al miglioramento delle condizioni di vita di 200 piccoli produttori, fornendo loro gli strumenti necessari per la produzione di un caffè di qualità. Questo progetto, grazie soprattutto all’eliminazione di figure intermediarie, evita che il guadagno finale venga spalmato e sperequato lungo tutto il canale di produzione, consentendo ai produttori di spuntare un prezzo più alto sul mercato.
LAVORAZIONE: lavato
ZONA DI PRODUZIONE: Huehuetenango
ALTITUDINE: 1600 – 1900 m
VARIETÀ BOTANICHE: Typica, Bourbon e Catuai
CRIVELLO: 17-18
COLORE: verde brillante
TOSTATURA: la City roast ne esalterà le note più dolci e fruttate e ne aumenterà la percezione di acidità citrica, una Full City più spinta invece darà risalto alla corposità farà emregere un’acidità più lattica e tartarica.
TAZZA: molto aromatica e raffinata. Spiccano sentori di caramello e cioccolata e note fruttate che ricordano la marmellata di arance. L’acidità è decisamente marcata e gradevole. Il retrogusto è pulito, secco e molto persistente.

Rubrica a cura di
Alberto Polojac

Monografie “NICARAGUA”

MEMBRO ICO codice n. 17 Gruppo “altri dolci”
SACCHI da 69 kg in juta (tara 1 kg)
FIORITURA da maggio a giugno
RACCOLTO da ottobre a dicembre
ESPORTAZIONE da dicembre a settembre
PORTO DI IMBARCO PRINCIPALE Puerto Cortés (Honduras)
PRODUZIONE ANNUA* 2016/2017: 740 * (x 1000 sacchi, fonte ICO, anno raccolto da ottobre a settembre)

Il caffè venne introdotto in Nicaragua nel 1796 come pianta decorativa. Fu solo nel 1824 che cominciò ad essere coltivato sull’altopiano del versante Pacifico nelle province di Carazo e, successivamente, in quelle di Managua. Nel 1841, piccoli quantitativi di caffè (circa 800 sacchi all’anno) vennero esportati in Europa assieme ad altri prodotti agricoli come indaco, cotone e tabacco.
I terreni più adatti per la coltivazione di caffè in Nicaragua tuttavia si rivelarono essere quelli appartenenti alle alture della catena montuosa centrale, in particolare nelle regioni di Segovia, Jinotega and Matagalpa, soprattutto per il terreno vulcanico molto fertile, il clima umido tropicale e la vegetazione rigogliosa.
Queste regioni però appartenevano per la maggior parte alle popolazioni locali, che si trovarono quindi sospese tra gli interessi dei baroni del caffè e i grossi profitti previsti dalla coltivazione del prodotto.
Tutto questo portò inevitabilmente all’eliminazione sistematica dei nativi, conflitto che durò diversi anni. Coloro che non vennero eliminati furono schiavizzati e costretti a lavorare nelle piantagioni in quella che fino a poco tempo prima era la loro terra.
Nel 1881 diverse migliaia di Indiani si ribellarono e attaccarono la sede del governo in Matagalpa chiedendo la fine del lavoro forzato. L’esercito nicaraguese soppresse la rivolta uccidendo oltre un migliaio di indigeni. Nonostante ciò , la resistenza continuò per molti anni e la coltivazione di caffè in Nicaragua rimase per lungo tempo un lavoro piuttosto rischioso da intraprendere.
Tra il 1936 e il 1979 il Nicaragua passò sotto il controllo dittatoriale della famiglia Somoza, prima attraverso il padre e successivamente con i suoi due successori. In quegli anni, in particolare durante la fase finale del loro dominio, il Nicaragua conobbe una crescita economica molto importante, dovuta in particolare agli investimenti effettuati a livello di infrastrutture, educazione pubblica, sviluppo rurale ed espansione industriale. Il record dei prezzi nei mercati internazionali di caffè e cotone, le culture principali del paese in quegli anni, diedero la spinta finale.
La dittatura dei Somoza, tuttavia, fu anche un periodo caratterizzato fortemente dalla corruzione, repressione, e un benessere fortemente concentrato nelle mani di elite molto ristrette. Tutto ciò contribuì ad esasperare le ineguaglianze e i risentimenti tra le popolazioni meno privilegiate. Questo malessere dal punto di vista politico proseguì a lungo e i ribelli attraverso il Fronte di Liberazione Sandinista, presero le redini del paese nel 1979, implementando una serie di riforme socialiste tra cui la nazionalizzazione delle banche, la distribuzione delle terre attraverso riforme agrarie e l’istituzione delle cooperative controllate dallo stato. Queste politiche tuttavia finirono per portare ancora più disuguaglianze e risentimenti tra la popolazione.
Il governo infatti attraverso la Enecafe (Ente caffeicolo statale) cominciò a controllare l’intero settore caffeicolo. I produttori furono costretti a vendere il loro caffè a 10 centesimi per libbra mentre l’Enecafe lo rivendeva presso i mercati internazionali a $2 per libbra.
L’instabilità dal punto di vista politico che dominò il paese in questi 50 anni assieme a diverse catastrofi naturali subite devastarono la produzione di caffè in Nicaragua e di conseguenza le vite dei coltivatori costretti ad emigrare in Panama, Costa Rica e negli Stati Uniti alla ricerca di migliore fortuna.
Nel febbraio del 1990 il Nicaragua inaugurò un nuovo capitolo nella sua storia con le prime elezioni democratiche, in cui Violeta Barrios de Chamorro venne eletta Presidente. Col ritorno alla democrazia, il Paese conobbe un processo di ricostruzione post-conflittuale senza pari e ben tre elezioni libere consecutive.

CRISI DEL CAFFÈ

Il caffè costituiva ben il 30% delle entrate generate da prodotti agricoli del Nicaragua, il 50% delle esportazioni di prodotti agricoli e il 25% delle esportazioni totali quando i prezzi collassarono tra il 1999 e il 2003.
Oltre a ciò una serie di calamità naturali abbattutesi sul Paese come l’uragano Mitch del 1998 e la siccità degli anni 1999-2001 contribuì ad aggiungere tensione sul mercato.
Fu così che nel 2003 venne raggiunto un accordo tra le parti attraverso la riforma nota come El Acuerdo de las Tunas in cui più di 3000 famiglie rimaste senza terra ricevettero piccoli appezzamenti di terreno in proprietà.
Da quel momento vennero intensificati gli interventi di collaborazione atti a migliorare la qualità del prodotto e i piccoli proprietari ricevettero ulteriore sostegno per diversificare le loro colture e produrre qualità che riuscissero a competere nei mercati internazionali.

 

LAS HERMANAS

Las Hermanas (dalle spagnolo “le sorelle“) è una cooperativa di coltivatori di caffè nicaraguesi composta 200 membri ed è formata da sole donne. Venne fondata nel 2001 da Fatima Israel, un’agronoma che si rese conto che il caffè processato e lavorato dalle donne veniva poi valutato superiore in fase di assaggio. Decise così di selezionarlo creando un marchio separato. Oggi, Las Hermanas collabora con due associazioni no profit come Grounds for Health e Coffee Kids, ed è molto vicina dall’essere autonoma dal punto di vista finanziario.

NICARAGUA SHG MATAGALPA MARAGOGYPE

LAVORAZIONE: lavato
ZONA DI PRODUZIONE: Matagalpa
ALTITUDINE: 1600 m
VARIETÀ BOTANICHE: 90% di grani Maragogype
COLORE: verde brillante
TOSTATURA: una City roast ne esalterà le note più agrumate e sentori dolci di biscotti al malto e miele. Per far emergere invece toni più caldi di nocciola e caramello si consiglia di spingersi su una Full City + a due minuti circa dal primo crack.
TAZZA: equilibrata con un corpo fine e aroma cioccolatoso. L’acidità non eccessivamente marcata e gradevole lo rende perfetto per il suo utilizzo come singola origine. Il retrogusto è pulito, dolce e cremoso.

Rubrica a cura di
Alberto Polojac

Monografie “HONDURAS”

MEMBRO ICO codice n. 13 Gruppo “other milds”
SPECIE BOTANICHE solo Arabica
SACCHI da 69 kg in juta (tara 1 kg)
RACCOLTO da ottobre a dicembre
ESPORTAZIONE da dicembre a settembre
PORTI DI IMBARCO Puerto Cortés
PRODUZIONE ANNUA 2017/2018: 8.350* * (x 1000 sacchi, fonte ICO, anno raccolto da ottobre a settembre)

Capitale: TEGUCIGALPA
Lingua parlata: spagnolo
Area totale: 112.492 km²
Moneta: Lempira (HNL)
PIL: Totale 21,5 miliardi di $ Pro capite $ 4,700
Paesi confinanti: Nicaragua a Sud, El Salvador a Est e Guatemala al Nord


Situato nel cuore della zona produttiva del Centro America, l’Honduras confina a nord con il Guatemala, a ovest con il Salvador e a sud con il Nicaragua.
Qui le condizioni ambientali sono sempre apparse ideali per la coltivazione di caffè: struttura del suolo, clima, altitudine e produttori molto preparati.
La carenza di un sistema adeguato di infrastrutture ed una struttura in grado di trovare un mercato adeguato e che potesse elevare il rango di questo paese al pari dei più conosciuti Guatemala e Costa Rica, per molti anni invece ne ha costituito un grosso limite.
Questo è stato il lavoro svolto negli ultimi 30 anni dall’IHCAFE (Istittuto Honduregno de Cafe) che ha permesso all’Honduras di crescere esponenzialmente anno dopo anno fino a farlo diventare oggi il quinto produttore mondiale dietro a Brasile, India, Colombia ed Etiopia e secondo produttore mondiale di caffè Arabica lavati.
Si dice che il caffè fu introdotto nel Paese da parte degli spagnoli dal Costa Rica e già nel 1804 ci sono documentazioni scritte che parlano del “caffè di ottima qualità” coltivato in Honduras; tuttavia a causa dei numerosi conflitti che afflissero il paese a seguito dell’indipendenza dalla Spagna, fu molto difficile svilupparne e promuoverne la produzione.
Per gran parte del XX secolo, quindi, anche per i già citati problemi di tipo infrastrutturale, il caffè prodotto fu destinato esclusivamente al mercato interno o contrabbandato nei Paesi confinanti del Guatemala e El Salvador.
A frenare ulteriormente la produzione di caffè, poi, stava il fatto che per molti agricoltori era più conveniente e remunerativa la coltivazione di banane, per molto tempo primo prodotto per volume di esportazioni, grazie soprattutto al supporto economico da parte di multinazionali americane.
Il caffè, però, aveva dalla sua parte il fatto che contribuiva in maniera molto più importante al sostentamento di intere famiglie e della popolazione locale rispetto ad altre colture, in mano invece a pochi grandi organizzazioni internazionali. Per questo, negli ultimi 25 anni, gli sforzi da parte del governo locale sono stati rivolti ad incentivare la coltivazione di caffè e potenziare allo stesso momento la rete autostradale collegata alle aree produttive. In aggiunta, attraverso IHCAFE, si è investito sul miglioramento dal punto di vista qualitativo: studi specifici del suolo, utilizzando la tecnologia della geolocalizzazione e lo sviluppo di nuove varietà botaniche resistenti alla Roja, come la Lempira e la IHCAFE 90, derivanti in parte dalla specie Robusta, hanno contribuito in maniera considerevole allo sviluppo negli ultimi 10 anni.
Da queste politiche ne è derivata la prima denominazione d’origine per la regione del Marcala nel 2005, la distinzione e la promozione di 6 zone caffeicole e il fatto che oggi il 12,5% della popolazione deve il suo sostentamento alla produzione di caffè, che oggi cresce per buona parte all’ombra di banani ormai diventato secondo prodotto agricolo per importanza economica.

 

 

CAPUCAS OMAR RODRIGUEZ HONEY ORGANIC

LAVORAZIONE: honey
ZONA DI PRODUZIONE: Copan – Capucas
ALTITUDINE: 1800 m
VARIETÀ BOTANICHE: Catuai
CRIVELLO: 16-18
COLORE: verde brillante
CONTENUTO MEDIO DI CAFFEINA: 1,3%

 

CONSIGLI DI TOSTATURA

FILTRO: poco dopo il primo crack per esaltarne l’acidità e sentori fruttati brillanti.
ESPRESSO: un minuto dal primo crack per completare la caramellizzazione degli zuccheri e poter estrarre maggior dolcezza in tazza.
IN MISCELA: caffè che si presta perfettamente per una miscela espresso dato il suo equilibrio, la dolcezza e la corposità che derivano dalla lavorazione con metodo “honey”, ma che riesce anche a fare tazza da solo.
TAZZA: equilibrata con un corpo fine e aroma di frutta candita e cannella. L’acidità, a seconda del profilo di tostatura utilizzato, è ben bilanciata e prevalentemente malica. Il retrogusto è molto pulito e persistente.

Rubrica a cura di
Alberto Polojac

Foto: Maren Barbee, flickr

 

Monografie “EL SALVADOR”

MEMBRO ICO codice n. 9 Gruppo “altri dolci”
SPECIE BOTANICHE quasi esclusivamente Arabica lavati
SACCHI da 69 kg in juta (tara 0,5 kg)
FIORITURA da febbraio a maggio
RACCOLTO da ottobre a marzo
ESPORTAZIONE da dicembre ad agosto
PORTI DI IMBARCO Santo Tomas de Castilla (Guetemala) per la costa atlantica e Acajutua per la costa pacifica
METODO DI RACCOLTA hand-picking (selezione manuale)
PRODUZIONE ANNUA 2016/2017: 740*
* (x 1000 sacchi, fonte ICO, anno raccolto da ottobre a settembre)

 

https://commons.wikimedia.org Rainforest Alliance credit: Robert Goodier

 

Dalla Martinica francese le prime piante di caffè giunsero e si diffusero in El Salvador intorno al 1740. La coltivazione in principio fu riservata esclusivamente a soddisfare il consumo domestico, ma il suo potenziale economico fu presto evidente ed il governo promosse delle iniziative per favorirne la produzione.
I maggiori interventi furono prodotti a livello legislativo, attraverso l’esenzione delle imposte per i produttori, l’esonero del servizio militare per i braccianti e l’eliminazione del dazio per i nuovi coltivatori.
I grossi profitti derivanti dalla coltivazione di caffè unitamente al crollo della domanda di Indigofera, fino ad allora la materia prima su cui poggiava l’economia salvadoregna, contribuirono al successo e alla diffusione massiccia delle piantagioni nel Paese, al punto tale che nel 1880 il caffè diventò la principale materia prima esportata da El Salvador.
Dal 1880 al 1912 le esportazioni di caffè aumentarono del 1100% e tra il 1920 e il 1930 rappresentarono il 90% delle esportazioni totali; questo periodo viene infatti denominato “Repubblica del Caffè”
Al contrario di quanto accadde per il Guatemala e il Costa Rica, l’industria caffeicola salvadoregna non godette di supporti esterni dal punto di vista finanziario o tecnico. La coltivazione del caffè divenne quindi esclusiva di un’oligarchia aristocratica che col passare del tempo espanse la propria sfera di influenza anche a livello politico e militare, a danno dei braccianti, che col tempo diventarono un proletariato agricolo alle dipendenze dei baroni del caffè.
L’economia de El Salvador poggiava dunque più di ogni altro paese del Centro America sul settore caffeicolo e gli ingenti profitti derivanti da esso nel periodo produttivo più florido permisero la realizzazione di investimenti importanti, soprattutto nelle infrastrutture.
Questa forte dipendenza, però, generò un effetto boomerang nei momenti di forte crisi dei prezzi che colpì questo settore nel corso del ’900. Gli effetti furono devastanti e condussero alla rivolta popolare del 1932, conosciuta come “La Matanza” dato l’elevato numero di vittime, e successivamente alla guerra civile del 1980.
Questi eventi scoraggiarono nuovi investimenti e portarono inevitabilmente ad un crollo dal punto di vista produttivo che dalla quarta posizione a livello mondiale del 1979 scese rapidamente fino ad arrivare alla quattordicesima attuale, costituendo solo il 3,5% del PIL.

 

ASSOCIAZIONE CAFFÈ ITZALCO

Tra il 1994 e il 1997 la Comunità Europea e il CSC (Consejo Salvadoregno del Cafè) diedero vita al progetto Itzalco, un’associazione di produttori ed esportatori il cui scopo è la promozione di caffè speciali de El Salvador.
Quando ritroverete il marchio Itzalco, saprete che si tratta di un prodotto superbo corrispondente a standard qualitativi molto rigorosi e coltivato all’ombra nel pieno rispetto dell’ambiente circostante.

https://creativecommons.org The Cockroach

 

 

SALVADOR SHG PREMIUM EP

LAVORAZIONE: lavato (tra 8 e 15 ore di fermentazione)
ZONA DI PRODUZIONE: Santa Ana
ALTITUDINE: 1400 m
CRIVELLO: superiore al 16
COLORE: verde brillante
DIFETTI: massimo 6 in 300gr
VARIETÀ: Pacas e Bourbon
TAZZA. Acidità fine molto gradevole, colpisce per l’aromaticità fruttata e floreale
MISCELA. Da apprezzare come mono-origine in tutta la sua complessità, questa qualità è indicata soprattutto per miscele di alta qualità con elevata percentuale di Arabica. Da usare in percentuale non superiore al 12-15%.

 

Rubrica a cura di
Alberto Polojac

Monografie “MESSICO”

MEMBRO ICO codice n. 16 Gruppo “altri dolci”
SPECIE BOTANICHE principalmente Arabica lavati
SACCHI da 69 kg in juta o sisal (tara 1 kg)
ESPORTAZIONE da dicembre a settembre
PORTO DI IMBARCO Veracruz e Laredo
PRODUZIONE ANNUA 2016: 3.600*
* (x 1000 sacchi, fonte ICO, anno raccolto da ottobre a settembre)

 

 

Capitale: MEXICO CITY
Lingue parlate: spagnolo e altre lingue native
Area totale: 1.972.000 km²
Moneta: Peso messicano
PIL: Totale 1,700 miliardi di $ Pro capite $ 10,500
Paesi confinanti: Stati Uniti a Nord; Belize e Guatemala a Sud


All’inizio del XVIII secolo il caffè proveniente da Cuba e dalla Repubblica Dominicana giunge sulle coste del Messico, ma è solo verso il 1790 che ha inizio la coltivazione a livello commerciale, grazie soprattutto agli immigrati tedeschi e italiani provenienti dal Guatemala e dal Centro America.

Le prime piantagioni di cui abbiamo notizie sono nella regione di Veracruz sul versante Atlantico. Successivamente le piante di coffea Arabica trovano condizioni ideali nella parte più meridionale del paese, nelle regioni di Oaxaca, Puebla e in particolare nel Chiapas, al confine col Guatemala. La ricca produzione mineraria, in particolare oro e argento, e un’incessante instabilità politica nel periodo successivo all’indipendenza dalla Spagna, rallentò comunque molto lo sviluppo del settore agricolo del Paese.
Fu solo con le riforme agrarie a seguito della Rivoluzione Messicana e con la Ley Des Obreros del 1914 che molti piccoli produttori furono incoraggiati ad investire seriamente nel settore caffeicolo. Nel 1973 venne istituito l’INMECAFE (l’Istituto Nazionale Messicano del Caffè) per sostenere i piccoli produttori fornendo assistenza tecnica, maggior facilità di accesso al credito e sostegno dal punto di vista logistico.

Gli anni che seguirono rappresentarono il boom dal punto di vista produttivo e in alcune aree ci fu un incremento addirittura del 900%. Tuttavia a partire dagli anni ’80 il governo messicano fu gravemente colpito da una crisi economica, causata principalmente dal crollo del prezzo del petrolio, il prodotto principale esportato dal Paese, e da un forte indebitamento estero che colpì tutta l’America Latina in quel periodo. I coltivatori persero così ogni tipo di supporto e anche l’INMECAFE collassò definitivamente nel 1989.
Gli effetti furono devastanti per gli operatori del settore caffeicolo, aggravati anche dal crollo dei prezzi di quegli anni causati dal fiume di caffè a poco prezzo proveniente dal Brasile. Fu grazie alla creazione di cooperative come CEPCO e UCIRI che fu possibile colmare il vuoto lasciato dall’INMECAFE e far sopravvivere piccoli coltivatori che altrimenti sarebbero rimasti vittime di sciacalli senza scrupoli.

 

Fu proprio grazie allo sviluppo delle cooperative che fu possibile conoscere ed estendere la produzione ai caffè organici certificati, settore in cui oggi il Messico è tra i leader mondiali.
Il Messico di oggi è l’ottavo produttore a livello mondiale. Il 92% della produzione totale è affidata a piccoli coltivatori, la cui estensioni di terreno coltivato non supera i 5 ettari. Le specie botaniche più diffuse sono la Garnica, un ibrido tra Mundo Novo e Caturra, la Pluma Hidalgo (una varietà di Typica) il Bourbon (esportata da qui all’isola di Bourbon, l’attuale Reunion, da cui ha preso il nome) e il Maragogype.

 

 

MEXICO ALTURA SHG EP

LAVORAZIONE lavato.
ZONA DI PRODUZIONE Oaxaca
ALTITUDINE 1700 m
CRIVELLO non crivellato ma omogeneo, in gran parte 17
COLORE azzurro verdastro
CONTENUTO MEDIO DI CAFFEINA 1,4%
TOSTATURA una tostatura media (City roast) ne enfatizzerà l’aromaticità e le note fruttate
TAZZA acidità fine e gradevole, corposità medio-alta. Retrogusto cioccolatoso e persistente. Molto equilibrata.
MISCELA. Qualità perfetta per le miscele espresso, da usare anche in alta percentuale (30%) visto il suo equilibrio e il bilanciamento.

 

 

Rubrica a cura di
Alberto Polojac

Monografie “BRASILE”

MEMBRO ICO codice n. 2 Gruppo “Arabica naturali”
SPECIE BOTANICHE Arabica (75%) e Robusta (25%)
SACCHI da 60 kg in juta (tara 0,5 kg)
RACCOLTO da maggio a novembre
ESPORTAZIONE a partire da luglio
PORTO DI IMBARCO i principali sono Santos e Vitoria
PRODUZIONE ANNUA 2016: 55.400*
* (x 1000 sacchi, fonte ICO, anno raccolto da aprile a marzo)

 

 

Capitale: BRASILIA
Lingua parlata: portoghese
Area totale: 8.514.877 km²
Moneta: Real brasiliano (BRL)
PIL: Totale 2,330,216 milioni di $ Pro capite $ 11,359
Paesi confinanti: Guyana francese, Suriname, Guyana, Venezuela e Colombia a Nord; Uruguay, Paraguay e Argentina a Sud; Peru e Bolivia a Ovest

 


Primo produttore di caffè al mondo, il Brasile produce principalmente Arabica naturale, ma negli ultimi anni sta espandendo in maniera consistente anche la produzione di Robusta (Conilon) e Arabica lavati e semi-lavati. Il caffè fu introdotto in questo paese dalla Guyana francese all’inizio del 18° secolo in Belem do Para e viene oggi prodotto in 17 Stati, anche se gran parte della produzione si concentra nei quattro Stati di Minas Gerais, Sao Paolo, Paranà ed Espirito Santo.
Si narra che le prime piante di caffè giunsero grazie a Francisco de Melo Palheta, un ufficiale dell’esercito brasiliano, noto oggi come il “Don Giovanni del caffè”. Inviato a dirimere una controversia al confine tra la Guyana francese e il Suriname, Palheta utilizzò le sue doti mediatorie e il suo carisma per risolvere la questione, avvicinandosi alla moglie del governatore della Guyana, che si invaghì di lui. Una volta sistemata la faccenda, la moglie del governatore offrì come regalo d’addio a Palheta un bouquet di fiori al cui interno si nascondevano delle piante e dei germogli di caffè. Fu così che nacque uno dei più grandi imperi caffeicoli.
Dal 1820, il caffè iniziò ad occupare una posizione di importanza rilevante fino a diventare nel giro di pochi anni il primo prodotto esportato del Paese, complice anche la flessione nei mercati internazionali della canna da zucchero. La crescente domanda di caffè brasiliani dall’Europa e dagli Stati Uniti permise al Paese di diventare nel giro di un ventennio il maggior esportare al mondo, contribuendo ad una profonda trasformazione dal punto di vista sociale ed economico. I proprietari delle piantagioni infatti si elevarono a ceto sociale emergente, i cosiddetti “baroni del caffè”, con influenze notevoli dal punto di visto economico, sociale e politico.
Fu infatti da un loro impeto che il Brasile fu proclamata Repubblica Federale il 15 novembre 1889.
La qualità più comune è sicuramente il Santos, che prende il nome dall’omonimo porto brasiliano, uno dei più importanti per quanto riguarda l’esportazione di caffè e materie prime in generale, ed indica i caffè fini prodotti negli Stati del Minas Gerais, Sao Paolo e Paranà. Molto conosciuto è anche il Rio, che inizialmente si riferiva a una particolare qualità prodotta nello stato di Rio de Janeiro ed esportata dallo stesso porto, caratterizzata da un sapore particolare, molto vicino all’acqua salata o all’acido fenico.
Oggi questo caffè viene prodotto anche nella Zona da Mata, una regione del Minas Gerais, e nello stato di Espirto Santo, viene esportato dai porti di Rio de Janeiro e Vitoria ed è commercializzato col nome Rio Minas. Degna di menzione è anche la qualità robusta denominata Conilon, che, come detto, è in rapida espansione passando nel giro di pochi anni dal 10% al 25% sul totale della produzione brasiliana ed è destinata a crescere ulteriormente. Coltivato prevalentemente nell’Espirito Santo, questa qualità viene destinata in gran parte per la produzione di caffè solubile.
Nel corso degli ultimi anni il volume di Conilon si è notevolmente ridotto a causa della persistente siccità che ha contraddistinto le zone di produzione in Espirito Santo.
Per questo motivo la CECAFE, l’Associazione Brasiliana degli Esportatori di caffè, starebbe ora considerando di prendere la storica decisione e permettere l’importazione di caffè Robusta da altri Paesi per soddisfare la necessità dell’industria locale.
I caffè brasiliani hanno una classificazione molto completa regolata dal COB (Classificacao Original Brasilera) e, a fianco alla denominazione Santos, vengono aggiunte descrizioni sulla zona di origine, i difetti, le dimensioni del chicco, il sapore e il raccolto. In disuso invece la classificazione per colore e per tostatura.

IL BRASILE E I CAFFÈ SPECIALTY

Il caffè brasiliano viene spesso sottostimato dal momento che storicamente la produzione si basa su dei parametri quantitativi piuttosto che qualitativi.
Questo pensiero ha contribuito a dare ai caffè di questo Paese un’immagine negativa a livello globale. Da diversi anni invece alcune zone di produzione hanno iniziato a usare metodi di lavorazione sperimentali e innovativi che potessero compensare il fatto di trovarsi a basse altitudini, condizione non proprio favorevole per la produzione di caffè pregiati.
La prima regione ad avviare, nel 1970, una produzione di caffè speciali è stata quella del Cerrado che attraversa il Goias e il Minas Gerais e che presenta condizioni ambientali molto favorevoli. Qui infatti le proprietà chimiche del terreno risultano ideali e la distinzione netta tra stagione umida e secca unita ad un livello di umidità molto basso permettono una maturazione lenta e graduale.
Nel 1990 è stata quindi costituita la Federazione della Regione del Cerrado Mineiro per tutelare il caffè prodotto in quell’area e creare la prima denominazione di origine dedicata al caffè.
Oggi, oltre al Cerrado, si producono microlotti di qualità eccellente anche nel Paranà con metodi di lavorazione che vanno dai più tradizionali metodo a secco e pulped natural o alcuni più innovativi come red honey e a doppia fermentazione.

 

FAZENDA BELA MANHA

LAVORAZIONE Pulped Natural: il caffè viene spolpato e fatto essiccare con parte della mucillagine ancora attaccata al pergamino.
ZONA DI PRODUZIONE Japira, Paranà
PRODUTTORE Vicente Afonso dos Reis
ALTITUDINE 600-700 metri, compensati da una elevata latitudine (23° S)
VARIETÀ BOTANICA Catuaí and Mundo Novo
CRIVELLO 16/17
COLORE verde brillante
SACCO 30 kg di carta
COLORE verde chiaro
PROFILO IN TAZZA: 

  • GUSTO cioccolato, nocciola e caramello
  • ACIDITÀ medio bassa, lattica
  • CORPO pieno e burroso
  • RETROGUSTO persistente, frutta secca

PUNTEGGIO 83
TOSTATURA i caffè brasiliani crescono ad altitudini modeste, di conseguenza la densità dei chicchi è piuttosto scarsa; si consiglia quindi una tostatura a temperature meno elevate in ingresso, perché gradi più elevati farebbero emergere note carboniche e amare.

 

Rubrica a cura di
Alberto Polojac

Monografie “PANAMA”

MEMBRO ICO codice n. 29 Gruppo “altri dolci”
SPECIE BOTANICHE Arabica lavati
SACCHI da 69 kg in juta (tara 0,5 kg)
ESPORTAZIONE da novembre ad agosto
PORTO DI IMBARCO Cristobal per la costa Atlantica, Balboa per quella Pacifica
PRODUZIONE ANNUA 2016: 102*.
* (x 1000 sacchi, fonte ICO, anno raccolto da ottobre a settembre)

Capitale: PANAMA CITY
Lingue parlate: spagnolo
Area totale: 75,400 km²
Moneta: Balboa (PAB)
PIL: Totale $55 miliardi, Pro capite $ 13,600
Paesi confinanti: Costa Rica a Nord; Colombia a Est


La produzione nel Panama ebbe inizio intorno al 1800 sui rilievi montuosi del distretto di Chiriquì, nei pressi delle città di Boquete e Volcan. Questa regione, dato il clima mite per tutto l’anno, la posizione geografica e il terreno vulcanico molto fertile, è anche conosciuta come la “Valle dei fiori e dell’eterna primavera”. Le piantagioni sono quasi sempre situate vicino a una sorgente d’acqua fresca che fornisce acqua cristallina molto utile anche per i processi di pulizia e lavaggio del caffè. Questa è una delle ragioni per cui il Panama produce caffè caratterizzati da pulizia in tazza e complessità uniche. Un altro motivo che rende esclusivo il prodotto di questo Paese è che ogni fase di lavorazione è monitorata meticolosamente e durante la fase di raccolta, migliaia di indigeni Ngobe Buglè selezionano le bacche mature a mano. Le ciliegie vengono quindi trasportate al beneficio (l’impianto di lavorazione), dove vengono pesate e ispezionate.

Da questo punto in poi le bacche mature subiscono diverse lavorazioni:

  • SELEZIONATURA è la prima fase ed avviene per immersione in enormi cisterne d’acqua. Il prodotto di scarto galleggia, mentre quello buono si deposita sul fondo.
  • SPOLPATURA serve a separare meccanicamente la polpa dal chicco e deve essere fatta entro poche ore (non più di 8) dal ricevimento della merce.
  • SELZIONATURA PER DENSITÀ attraverso delle canalette d’acqua corrente, il prodotto più pesante forma la Primiera de Pergamino che servirà per la European Preparation, mentre quello più leggero viene chiamato Segunda de Pergamino e servirà per la American Preparation. La miscela tra questi due e la Tercera viene denominata “Cabeza de Cano”.
  • ASCIUGATURA L’umidità viene portata al 12% asciugando il prodotto alla luce solare o attraverso guardiole, asciugatrici meccaniche. Una volta terminato il processo, il prodotto è pronto per l’esportazione coperto dal pergamino, la sottile membrana esterna che protegge il chicco.

Come si può intuire, quindi, il Panama sembra essere naturalmente dotato per produrre caffè speciali. Fu così che nel 1996, alcuni produttori, sfruttando questa naturale inclinazione e vista l’instabilità dei prezzi di quel periodo, crearono la Speciality Coffee Association of Panama. Gli standard qualitativi vennero applicati anche nei confronti dei lavoratori locali, che vantano una delle migliori retribuzioni e la maggior tutela rispetto a qualsiasi altro bracciante del Centro America.

 

Gesha

In tema di caffè speciali, non possiamo non citare questo particolare cultivar, il migliore che sia mai stato prodotto.
Originariamente denominato Abyssinia, date le sue origini etiopi, viene comunemente chiamato Geisha o Gesha, visto che i suoi semi sembrano provenire dalla foresta Geisha in Etiopia.
Nel 1963 questa varietà venne portata nel Panama dal Costa Rica da un membro della famiglia Pachi. La sua resa per ettaro è molto bassa e per questo venne per lungo tempo trascurata.
Nel 1998, le piogge torrenziali portate da La Nina nel Panama, causarono una malattia fungina alle piante nella regione nei pressi di Boquete.
Daniel Paterson, proprietario della Hacienda La Esmeralda ricorda che in quell’anno metà della sua proprietà venne devastata. Sopravvissero solo tre varietà di piante e i Paterson decisero di ripiantare l’intera piantagione con queste varietà. Una di queste era proprio il Geisha e il risultato che ottennero fu al di sopra di qualsiasi più ottimistica previsione dato che vennero premiati per tre anni di fila come miglior caffè del mondo.La prova in tazza di questo caffè è un’esperienza unica. Il suo carattere straordinario, il corpo leggero, l’aroma floreale di gelsomino, l’acidità elegante e tonalità agrumate e mielose rendono questo prodotto unico al mondo. Una vera emozione.

Panama Hacienda La Esmeralda “PALMYRA ESTATE”

Hacienda La Esmeralda oltre alla varietà Gesha produce con la stessa cura anche diversi microlotti selezionati, uno di questi è il Palmyra Estate, che prende il nome della prima proprietà acquistata dalla famiglia Paterson nel 1967.

LAVORAZIONE lavato
ZONA DI PRODUZIONE Boquete nel distretto di Chiriquì
ALTITUDINE 1200-1500 m
COLORE verde brillante
VARIETÀ BOTANICA Red Catuai
CARATTERISTICHE IN TAZZA
Si caratterizza per una spiccata dolcezza ed equilibrio che rendono questo caffè perfetto sia per l’estrazione a filtro che per l’espresso. L’acidità è delicata e principalmente tartarica. In chiusura arrivano sentori di caramello e frutta rossa candita.

 

 

Rubrica a cura di
Alberto Polojac

Monografie “PERÙ”

MEMBRO ICO codice n. 30 Gruppo “altri dolci” (other milds). 
SPECIE BOTANICHE Arabica lavati. 
SACCHI da 69 kg in juta o fibra naturale (tara 0,5 kg). 
RACCOLTO da luglio a settembre. 
ESPORTAZIONE da ottobre. 
PORTO DI IMBARCO Callao-Lima. 
PRODUZIONE ANNUA 2016: 4.200*. 
*) x 1000 sacchi, fonte ICO, anno raccolto da ottobre a settembre.

Capitale: LIMA
Lingue parlata: spagnolo, quechua e aymara
Area totale: 1.285.200 km²
Moneta: Sol (PEN)
PIL: Totale $410 miliardi, Pro capite $ 5,500
Paesi confinanti: Ecuador e Colombia a Nord; Bolivia e Cile a Sud; Brasile a Est


L’arrivo delle prime piante nel continente americano nella prima metà del 1700, diede avvio alla coltivazione di caffè anche nel Perù, in particolare nelle regioni di Moyobamba, Jaén e Chanchamayo lungo la cordigliera delle Ande. La produzione iniziale si incentrava unicamente sulla qualità Arabica typica ed era quasi esclusivamente destinata al consumo interno. Dal 1850 aumentarono le piantagioni dedicate unicamente alla coltivazione di caffè, fino ad allora coltivato assieme ad altre colture come la canna da zucchero, coca, tabacco e cacao.
Fu solo però dal 1930, con l’introduzione di altre varietà come il Bourbon, Caturra e Catimor, che le esportazioni iniziarono a crescere in maniera decisiva, grazie anche a numerosi interventi volti a facilitare i trasporti e gli spostamenti all’interno del Paese.
Grazie a numerosi incentivi e ai capitali provenienti da molti governi europei, su tutti quello inglese, i coltivatori peruviani ebbero la possibilità di valorizzare il proprio prodotto dal punto di vista qualitativo. Nella zona intorno alla valle di Chanchamayo il numero di benficios che permettevano di processare il caffè si moltiplicarono rapidamente consolidando quella regione come zona cafetalera di prestigio mondiale.
Purtroppo lo sviluppo del Paese è stato per anni rallentato da lunghi periodi di incertezza economica e instabilità politica. Solo nell’ultimo decennio i produttori hanno potuto investire molto sulla qualità.
La spinta maggiore è stata data dalla creazione di cooperative di piccoli coltivatori e dal sostegno di associazioni private come la Camara Peruana de Cafè, il cui obiettivo principale è quello di promuovere l’immagine del caffè peruviano nei mercati internazionali e la formazione dei produttori locali attraverso specifici corsi di aggiornamento.
La criticità più importante per i coltivatori è costituita dalla carenza di infrastrutture moderne. Sono necessarie infatti diverse ore di viaggio per raggiungere i centri di raccolta o di lavorazione più vicini ed in molti casi il caffè viene trasportato a bordo di un carretto a piedi o trascinato da un mulo.
Oggi il caffè coltivato in Peru è ancora per larga parte di varietà typica, in un’area complessiva di 230.000 ettari distribuita in 210 diversi distretti e costituisce il 2% sul totale di merci esportate.
A livello globale è l’ottavo produttore mondiale per volume complessivo.

Guano peruviano e caffè organico
Se oggi il Perù è il secondo paese produttore di caffè organico (prodotto cioè senza l’ausilio di concimanti e fertilizzanti chimici) il merito è per gran parte delle sue condizioni microclimatiche e della civiltà Inca che per secoli ne ha sfruttato l’enorme potenziale.
L’origine di questa tradizione risiede infatti nel fatto che le isole intorno alla costa peruviana sono state una riserva naturale di guano, fertilizzante organico ricco di nitrati, fosfati e sali minerali utilizzato molto fino al secolo scorso.
Il termine “guano” deriva dalla lingua quechua delle Ande wanu e significa “escremento di uccello”. Le isole Chincha situate lungo la costa sud-occidentale risiedono infatti all’interno di un ecosistema molto ricco favorito dalla corrente di Humboldt, che fluisce verso l’equatore. Da qui proviene circa il 20% dell’intero prodotto pescato nel mondo ed è di conseguenza una zona popolata anche da un numero considerevole di volatili. Qui per secoli il guano prodotto è stato raccolto e usato come fertilizzante naturale dalle popolazioni Inca molto prima che arrivassero i conquistadores europei. La scoperta di queste riserve da parte dei coloni servì ad avviarne l’esportazione e diede avvio alla cosiddetta Guano Age, un ventennio di prosperità e sviluppo per il Paese che ebbe inizio nel 1845 sotto l’amministrazione del presidente Ramon Castilla.
Oggi il caffè organico prodotto in Perù segue ancora le pratiche derivanti dalla tradizione delle popolazioni Inca ed è per questo uno dei più apprezzati al mondo.

Raul Mamani
Questo piccolo produttore di etnia Aymara situato nel distretto di San Pedro di Putina Punco nella regione di Puno, produce caffè di alta qualità costituiti da una miscela di varietà Caturra – Bourbon e Gesha in un’area di circa 2 ettari situata a un’altitudine tra 1600 e 2000 metri sopra il livello del mare. Ha iniziato l’attività come coltivatore di caffè nel 1996 ed è certificato come produttore di caffè organico dal 1998. Nel suo cafetal da qualche anno risiedono anche 6 Coatì, piccoli mammiferi della famiglia dei Procionidi, che oramai fanno parte della famiglia di Raul e sono trattati come fossero animali domestici.
Come i più famosi zibetti indonesiani, questi animaletti si nutrono di ciliegie di caffè mature che poi “processano” all’interno del loro intestino; riescono a produrre circa 1 kg di caffè defecato al giorno che viene commercializzato con il nome “Ucunhari”.

Tunkimayo lavato caratteristiche in tazza
Questo caffè è come detto un blend di Caturra e Bourbon con un 20% di varietà Gesha.
Proprio quest’ultima varietà rende il profilo aromatico in tazza molto complesso, floreale e fruttato. Al palato colpisce immediatamente per la sua acidità complessa, principalmente tartarica, equilibrata da note dolci di caramello e miele. Il retrogusto è estremamente pulito, complesso e persistente con note limpide di bergamotto e cardamomo. Dal 2005 ad oggi questo caffè ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale e di recente alla fiera di caffè speciali di Seattle ha ricevuto il premio come miglior caffè del mondo.

 

Rubrica a cura di
Alberto Polojac