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Zucchero: il mercato, all’indomani della liberalizzazione

“Tra gli effetti stimati, anche il calo dei prezzi in Europa”

 NOTIZIARIO TORREFATTORI, febbraio 2018, autore Luca Saviano • 

Per molti, ma non per tutti, è una componente essenziale per poter gustare una buona tazza di caffè.
Il saccarosio, comunemente chiamato zucchero, composto organico che viene estratto dalle piante della barbabietola da zucchero e dalla canna da zucchero, è al centro di una rivoluzione che ha messo mano al sistema di contingenti agricoli ancora in vigore nell’Unione europea. Dopo quasi cinquant’anni, infatti, la liberalizzazione del mercato dello zucchero è divenuta realtà.

Tale decisione, operativa dal primo ottobre dello scorso anno, è stata presa di comune accordo dal Parlamento europeo e dagli Stati membri, nell’ambito della riforma della Pac, la politica agricola comune, del 2013.
In realtà il processo di riforma e ristrutturazione di questo comparto è stato avviato già a partire dal 2006, grazie a un finanziamento di 5,4 miliardi di euro.
Il settore del caffè si era già adeguato al liberalismo economico sul finire degli anni Ottanta, mentre quello del vino rimane attualmente l’ultimo segmento soggetto al controllo del potenziale produttivo. Tuttavia l’Unione europea continuerà a fare la propria parte per sostenere il settore dello zucchero e a riguardo ha già messo a disposizione 179 milioni di euro.
La politica agricola comune prevede sostanzialmente un dazio all’importazione nel Vecchio continente dello zucchero, che si colloca al di fuori degli accordi commerciali preferenziali.
Mamma Europa, inoltre, è pronta a intervenire al fianco degli agricoltori in caso di gravi crisi del mercato. L’Unione europea, con i Paesi del Nord Europa a fare da locomotiva, è il primo produttore al mondo di zucchero di barbabietola, che rappresenta circa il 50% del totale.
Ciononostante, lo zucchero estratto dalla barbabietola rappresenta solamente il 20% della produzione mondiale di zucchero. Il prezzo medio dello zucchero dell’Unione europea ha registrato una ripresa dalla fine del 2016, stabilizzandosi attorno ai 500 euro alla tonnellata.

Nel 2016 la superficie coltivata a barbabietola da zucchero in Europa è stata di 1,5 milioni di ettari, mentre nel 2017 le superfici sono aumentate fino a raggiungere la quota di 1,7 milioni di ettari. È ancora presto per poter fotografare con certezza i futuri scenari che faranno seguito a questa liberalizzazione, anche se la Commissione europea stima, già a partire dal 2018, una progressiva diminuzione della superficie coltivata.
Per quanto riguarda i livelli di produzione, invece, Bruxelles prevede una sostanziale diminuzione, che nel 2026, secondo delle proiezioni a medio termine, si dovrebbe attestare attorno ai 111 milioni di tonnellate, mentre il prezzo in Europa dovrebbe scendere, al contrario di quanto dovrebbe accadere nel resto del mondo.
I produttori, secondo l’orientamento dettato dalla politica agricola comune, avranno così l’opportunità di ampliare le proprie rotte commerciali al di fuori dei confini europei.
Fin qui la teoria. La pratica, almeno per quanto riguarda l’Italia, vede invece un drastico crollo della produzione che, in soli dodici anni, ha portato alla chiusura di 17 zuccherifici su un totale di 19.
Troppo pochi per pensare di poter essere competitivi, come Belpaese, sul mercato internazionale.

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