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Archive for month: Settembre, 2017

Igiene: il GITC risponde al Ministero

“La questione del nuovo Manuale di prassi igienica, spiegata dal presidente GITC Petronio”

 NOTIZIARIO TORREFATTORI, ottobre 2017, autore Susanna de Mottoni • 

Un parere sul nuovo Manuale di corretta prassi igienica. È quanto il Ministero della Salute ha recentemente chiesto al Gruppo Italiano Torrefattori Caffè, quale associazione rappresentativa di una sostanziosa fetta di operatori del settore caffè italiano. Un atto propedeutico alla pubblicazione, volto a perfezionarlo e a valutarne il ricevimento da parte dei diretti interessati.

È uno dei temi su cui si è focalizzato l’ultimo Consiglio Direttivo del Gruppo Italiano Torrefattori, svoltosi a Trieste il 19 settembre. “L’argomento più importante di cui abbiamo discusso nel corso dell’ultimo Direttivo riguarda proprio la valutazione e il tipo di risposta da dare al Ministero della Salute” spiega Marino Petronio, presidente GITC.

“Si tratta del Manuale di corretta prassi igienica messo a punto dall’AIIPA – Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari, quindi la grande industria alimentare italiana, all’interno della quale il settore caffeicolo è rappresentato dal Comitato Italiano del Caffè, di cui fanno parte i grandi nomi italiani”. Sono proprio il target e la tipologia di aziende per le quali è stato pensato, che hanno sollevato non poche perplessità all’interno del GITC. Spiega Petronio: “Le piccole torrefazioni di carattere artigianale non possono avere le stesse regole delle grandi industrie. È evidente che la realtà dell’una è totalmente diversa dell’altra. La forza del piccolo sta nella sua dinamicità e flessibilità: ingessarlo con una serie di rigide regole, che tra l’altro secondo buon senso non sarebbero necessarie per una piccola realtà, ci pare non sia utile alla nostra causa. Il rischio, infatti, è che queste regole più che diventare un aiuto all’impresa, si rivelino un ostacolo”.

Va chiarito che il manuale in questione non ha carattere obbligatorio: si tratta di linee guida, alle quali, appunto, non si sarebbe obbligatoriamente tenuti ad attendersi. Un corposo vademecum di 64 pagine, estremamente dettagliato, che dopo una sezione introduttiva in cui vengono descritti il prodotto, le modalità di preparazione, i processi produttivi e i pericoli e rischi specifici, passa ad analizzare un’ampia casistica di requisiti specifici per la corretta prassi igienica. “Porto un esempio di come queste indicazioni non siano state concepite pensando a una piccola azienda. Tra le tante prescrizioni, si afferma che durante la tostatura, finestre e porte debbano restare chiuse. Fattibile e corretto nel caso in cui l’azienda sia dotata di un impianto di condizionamento, diversamente, come nella maggior parte delle torrefazioni artigianali, è appropriato un valido ed efficace sistema di barriere anti-insetti”.
Oltre a queste valutazioni d’impostazione generale, sono stati poi rilevati alcuni dettagli che andrebbero riconsiderati: “Penso al punto 5 del Manuale, dove vengono descritti il prodotto e la modalità di preparazione della bevanda a partire dal caffè torrefatto – aggiunge il presidente GITC -. La prima tipologia presa in esame è il caffè preparato con la moka. Dal nostro punto di vista, alla luce della nostra tradizione, ha senso partire dalla preparazione dell’espresso tradizionale italiano e di distinguerlo dall’espresso preparato con cialde e capsule. E poi a seguire moka, filtro, solubile…”.

La conclusione a cui è giunto il Direttivo è quella di rispondere al Ministero ricordando l’esistenza del manuale che proprio il GITC aveva messo a punto tempo fa: “Il nostro vecchio e piccolo manuale di poche pagine è già stato approvato e validato dal Ministero della Salute il 7 febbraio 2000. Considerate le caratteristiche dei nostri soci e della piccola media impresa a cui facciamo riferimento, riteniamo opportuno continuare a seguire questo manuale, che di tanto in tanto viene aggiornato con il cambiare delle normative”.

Etichette: novità all’orizzonte

“Torna l’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione o confezionamento”

 NOTIZIARIO TORREFATTORI, ottobre 2017, autore Susanna de Mottoni • 

Etichetta, si cambia di nuovo! Lo stabilimento di produzione o di confezionamento dei prodotti alimentari dovrà essere nuovamente indicato in etichetta. Lo prevede il decreto legislativo approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il 15 settembre scorso.
Un ritorno al passato: la legge italiana (D.Lgs n. 109/1992) già prevedeva tale obbligo, ma era stato abrogato in seguito al riordino della normativa europea in materia di etichettatura alimentare con il Regolamento (UE) n. 1169/2011 entrato in vigore il 13 dicembre 2014.
Il nuovo provvedimento prevede un periodo transitorio di 180 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, per lo smaltimento delle etichette già stampate, e fino a esaurimento dei prodotti etichettati prima dell’entrata in vigore del decreto ma già immessi in commercio. Le novità, quindi, dovrebbero diventare effettive a fine marzo 2018.
L’obiettivo è garantire sia una corretta e completa informazione al consumatore, che una migliore e immediata rintracciabilità degli alimenti da parte degli organi di controllo e, di conseguenza, una più efficace tutela della salute.
La normativa europea attualmente in vigore prevede, infatti, che il produttore sia tenuto a indicare in etichetta solamente il responsabile legale del marchio. Un’indicazione che non permette di identificare esattamente la fabbrica nel quale è stato elaborato il prodotto. In tal senso, quindi, il provvedimento mira a fare un passo avanti in termini di trasparenza e chiarezza dell’informazione verso il consumatore.
Non solo, responsabile per il controllo e l’applicazione delle eventuali sanzioni, semplificate e rafforzate, sarà l’Ispettorato repressione frodi (ICQRF) del Ministero delle politiche agricole.
Un aspetto molto dibattuto del decreto, e su cui ha puntato il dito Federalimentare, riguarda l’ambito di applicazione. L’obbligo, infatti, riguarda solo chi produce e confeziona in Italia, ma esclude gli operatori con stabilimento all’estero ma commercialmente operanti anche in Italia. Un passaggio che pare in contrasto con i principi del mercato unico europeo.


Il provvedimento
È il decreto legislativo “Disciplina dell’indicazione obbligatoria nell’etichetta della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, ai sensi dell’articolo 5 della legge 12 agosto 2016, n. 170 – Legge di delegazione europea 2015”. Approvato dal Consiglio dei Ministri n. 44 del 15 settembre 2017.


Cos’è un decreto legislativo
Un atto con valore di legge adottato dal Governo in attuazione di una legge delega del Parlamento che ne stabilisce materia, limiti, principi e termini. Il decreto legislativo, dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri, viene emanato dal Presidente della Repubblica e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Entra in vigore dopo 15 giorni dalla pubblicazione (art. 76 Costituzione).


Quando entra in vigore
In questo caso specifico, il decreto prevede un periodo transitorio di 180 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, per permettere lo smaltimento delle “vecchie” etichette. Dovrebbe quindi entrare a vigore a fine marzo 2018.


Gli adempimenti
Tutti i prodotti alimentari pre-imballati dovranno indicare sull’etichetta la sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento.

Import/Export GEORGIA

 

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