Export e competitività
• NOTIZIARIO TORREFATTORI, agosto 2026, autore Serena Barraco •
India, Cina e Indonesia nel mirino delle imprese italiane: le opportunità evidenziate dal Rapporto TEHA 2026
Il settore agroalimentare italiano ha confermato ancora una volta il proprio ruolo strategico per l’economia nazionale, tra crescita degli investimenti, rafforzamento dell’export e centralità delle filiere produttive.
A misurare l’impatto delle politiche a supporto del comparto è il primo Osservatorio TEHA (The European House – Ambrosetti) sulle Politiche Agroalimentari, presentato a Bormio in occasione del 10° Forum FoodGBeverage, che si è svolto il 5 e il 6 Giugno 2026.
Secondo l’analisi di TEHA Group, nel triennio 2023-2025 gli investimenti dell’Italia nel settore agroalimentare sono aumentati del 46% rispetto al triennio precedente, raggiungendo 16,8 miliardi di euro. Nel 2025, Il Made in Italy agroalimentare ha avuto una crescita strutturale, trainata non solo dal fattore prezzi ma soprattutto dall’aumento dei volumi e dal primato globale dell’Italia per qualità e prodotti certificati.
Uno scenario di successo, descritto nel nuovo Rapporto 2026 “Crescere nei mercati globali” presentato da TEHA Group, in cui il comparto del caffè si conferma uno dei protagonisti assoluti. L’espresso italiano non è più una semplice commodity, ma un vero e proprio ambasciatore culturale, oggi protetto anche dal prestigioso riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio UNESCO.

Ne emerge un quadro positivo del Made in Italy agroalimentare, in cui, nel 2025 l’export ha superato per la prima volta i 70 miliardi di euro, consolidando il primato globale dell’Italia per valore qualitativo e numero di prodotti certificati; con una crescita trainata anche dai volumi, non solo dai prezzi. Sempre all’interno dello stesso rapporto sono state presentate le strategie per entrare nei nuovi mercati extra europei, con un focus particolare derivante dalle opportunità degli accordi commerciali con il Mercosur.
Il comparto del caffè, in questo scenario di crescita strutturale, emerge come uno dei protagonisti assoluti, posizionando l’Italia al secondo posto mondiale per quota di esportazioni (17,0%) e registrando una crescita del + 22,8% nell’ultimo anno.
Una delle opportunità più immediate per l’industria del caffè è rappresentata dall’accordo di libero scambio con il Mercosur, in vigore dal 1° maggio 2026. Se da un lato l’Italia importa dal blocco sudamericano il 36% del suo fabbisogno di caffè non torrefatto, dall’altro l’accordo prevede una riduzione dei dazi dell’8,0% sulle esportazioni di prodotto finito. Secondo il modello TEHA, l’abbattimento delle barriere tariffarie potrebbe spingere l’export agroalimentare verso il Mercosur a una crescita del +155%, rendendo quest’area il 4° partner extra-UE per l’Italia.
Oltre al Sud America, lo studio identifica in Cina, India e Indonesia i mercati prioritari dove il Made in Italy può colmare il gap tra l’attuale presenza marginale e il vasto potenziale demografico. Inoltre assume rilevanza anche il concetto di “qualità contro imitazioni”, per cui il fenomeno dell’Italian Sounding (la pratica ingannevole di vendere prodotti esteri usando nomi e immagini che evocano l’Italia), che a livello globale sottrae alla filiera agroalimentare uno spazio di mercato stimato in 111 miliardi di Euro.
Il rapporto evidenzia che nei mercati più vulnerabili, come Giappone, Brasile e Germania, circa 7 prodotti su 10 esposti come “italiani” sono in realtà imitazioni. Tuttavia, esiste una domanda inespressa di autenticità: in Cina e Canada, oltre il 70% dei consumatori cerca attivamente il prodotto originale e certificato. Per il mercato del caffè, questo significa che la narrazione del prodotto deve puntare sulla qualità distintiva e sulle certificazioni, leve che rendono l’offerta italiana meno sostituibile dai competitor anche in presenza di barriere tariffarie.

La strategia suggerita passa per la creazione di reti d’impresa e l’incremento della massa critica per gestire investimenti in innovazione e marketing internazionale. Infine, la tecnologia gioca un ruolo chiave: l’adozione di soluzioni di tracciabilità e blockchain (come i ǪR Code sulle confezioni) è raccomandata per certificare l’origine e la storia del blend, rispondendo alla domanda di trasparenza dei consumatori globali e fornendo un’arma definitiva contro le contraffazioni.
Il Manifesto per potenziare la competitività internazionale, sviluppato da TEHA Group a partire dal 2022 e aggiornato nel Rapporto 2026, si articola in una visione-Paese e nelle seguenti 8 raccomandazioni strategiche.
- Attrarre e agevolare investimenti produttivi: promuovere la realizzazione di investimenti nel settore agroalimentare per garantire una crescita dell’export, incrementando i volumi e la capacità di generare valore aggiunto.
- Aumentare la consapevolezza del consumatore straniero: implementare strumenti volti ad accrescere la conoscenza delle peculiarità dei prodotti italiani per prevenire l’inganno dei “falsi Made in Italy” (Italian Sounding).
- Ridurre le barriere tariffarie e doganali: sostenere lo sviluppo di nuovi accordi di libero scambio e risolvere le problematiche bilaterali che limitano la presenza dei prodotti autentici sui mercati chiave.
- Disincentivare le indicazioni fallaci: introdurre meccanismi sanzionatori e clausole di tutela negli accordi commerciali che proibiscano l’evocazione abusiva dell’italianità.
- Favorire la crescita di massa critica: superare la frammentazione del tessuto produttivo italiano incentivando fusioni, acquisizioni e reti d’impresa per rafforzare la competitività internazionale e l’innovazione nel marketing.
- Fare leva sulla rete di italiani all’estero: valorizzare il ruolo dei discendenti degli emigrati italiani (ristoratori, commercianti, operatori turistici) come ambasciatori naturali e certificati dell’eccellenza enogastronomica italiana.
- Favorire l’adozione di soluzioni per la tracciabilità: promuovere tecnologie blockchain e sistemi avanzati (come i ǪR Code) per certificare l’autenticità e la storia dei prodotti, rispondendo alla domanda di trasparenza dei consumatori.
- Internazionalizzare la Distribuzione italiana: avviare un processo di espansione all’estero delle catene della GDO italiana, che agirebbero come un canale privilegiato e affidabile per la promozione dei prodotti Made in Italy autentici rispetto alle imitazioni locali
In definitiva, il futuro dell’export agroalimentare e del caffè italiano si gioca sulla capacità di trasformare la nostra straordinaria qualità artigianale in una forza industriale coesa. Per vincere la sfida dei mercati globali e sconfiggere la minaccia dell’Italian Sounding non basta più produrre l’eccellenza, ma occorre proteggerla con la tecnologia, promuoverla attraverso accordi strategici come il Mercosur e, soprattutto, fare sistema superando la frammentazione delle nostre imprese. Il quadro che emerge è quello di una filiera solida, ma con un potenziale ancora largamente inespresso. Per i torrefattori l’apertura di nuovi mercati, come India e Indonesia, rappresenta una finestra concreta per trasformare questo potenziale in crescita reale.
