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Il saluto del presidente Marino Petronio

“Assemblea GITC 18 febbraio 2019 • Nell’occasione, il Consiglio Direttivo è stato eletto, ma l’elezione del Presidente è stata posticipata ad una prossima assemblea

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, marzo 2019, autore Marino Petronio • 

 

 

Sig. Presidente onorario, signore e signori soci,

un cordiale saluto e ringraziamento ai partecipanti a questa assemblea annuale del nostro Gruppo.
Ritengo che più che adempiere a delle formalità, il nostro sia il piacere di incontrarsi e raccontarci le nostre ultime disavventure.
In questi giorni, notizie sempre più allarmanti sul rallentamento dell’economia.
La Banca Centrale Europea ha confermato la frenata ed ha rivisto al ribasso le stime di inflazione e crescita non solo per l’Italia, che sconta una situazione politica particolare, ma anche per altri paesi europei.
Ritornando a situazioni che ci interessano più direttamente, va detto che gli adempimenti a carico degli imprenditori non sempre sono facilmente comprensibili.
La fatturazione elettronica, sicuramente non è una semplificazione.
Da una parte i dubbi interpretativi e difficoltà oggettive riguardo tale obbligo, dall’altra l’esenzione per chi può accedere al regime forfettario, probabilmente incentiveranno le imprese a lavorare in nero, quindi l’esatto contrario a quello che il legislatore, con questo adempimento si era prefissato.
Un articolo de Il Sole 24 Ore di un mese fa riportava una stima secondo la quale sono circa 3 milioni le imprese coinvolte, per un totale di circa 3 miliardi di fatture previste nel 2019: una massa di dati non facilmente gestibili.
Per cui già ora ci si trova a consultare il portale dell’Agenzia delle Entrate e spesso compare la dicitura “servizio momentaneamente non disponibile”.
Sono state fatte delle stime per cui ogni azienda, per ottemperare a questo obbligo, ha avuto un costo medio, finanziario e in termini di tempo, di circa 3000 euro.
Per quanto riguarda i nostri clienti “bar” sembra insormontabile il limite psicologico del prezzo della tazzina a 1 euro / 1,10 euro.
Il quotidiano di Trieste, Il Piccolo, qualche giorno fa non ha avuto nessun scrupolo ad aumentare il prezzo di vendita a 1,40 euro, senza nemmeno avvisare i lettori il giorno prima.
Ricordo che fino a non molto tempo fa, prezzo della tazzina e prezzo del quotidiano, andavano di pari passo.
Per superare questa soglia psicologica dell’euro per la tazzina, è compito nostro convincere i nostri clienti baristi a proporre ad esempio gli specialty e altri modi di preparare il caffè. Così saranno in grado di ottenere un margine superiore.
Ciò presuppone una formazione e una cultura del caffè, perché il barista deve essere in grado di prepararlo nella maniera corretta e di dare delle informazioni complete su quello che propone al cliente, così da far percepire veramente una tazzina diversa.
Ma spesso ci rendiamo conto che sono più i privati consumatori ad interessarsi al mondo del caffè piuttosto che i baristi, che ne sottovalutano l’importanza.
Anche il lavoro di noi torrefattori negli ultimi anni è profondamente cambiato: chi snobbava cialde e capsule ha dovuto ricredersi, e nei confronti dei caffè specialty non è più possibile essere scettici.
Per quanto riguarda il nostro Gruppo, il numero attuale di soci è di 244: di cui 55 soci ordinari e 189 soci sostenitori.
I dati ISTAT del 2016 (gli ultimi disponibili), con riferimento al codice ATECO che contraddistingue le nostre aziende (10830), riportavano un totale di 946 imprese tra imprenditori individuali, società di persone, società di capitali, cooperative. In realtà, si parla di 600/700 torrefazioni. Ritengo perciò che il nostro Gruppo coinvolga una percentuale importante di tutto il settore.
Ho il piacere di sottolineare la nostra positiva presenza lo scorso ottobre al Triestespresso Expo con uno stand del Gruppo Italiano Torrefattori Caffè. Occasione in cui è stato effettuato, in collaborazione con il consulente, dott. Marco Valerio Francone della MV Consulting – Lucca, una serie di incontri informativi specifici dedicati ai torrefattori. Nei giorni della fiera si è tenuta anche la nostra Assemblea e ringrazio tutti gli intervenuti.
Vi invito sempre a prendere visione del nostro Notiziario Torrefattori, che ci aggiorna puntualmente sulle novità normative e sulle varie attività. A questo proposito ringraziamo gli inserzionisti, in aumento rispetto all’anno precedente. Dimostrazione che la qualità del nostro mensile viene molto apprezzata.
Va sicuramente sottolineato anche il fatto che la nostra stretta collaborazione con il Consorzio di Tutela del Caffè Espresso Italiano Tradizionale ha dato reciprocamente ulteriore slancio e visibilità ad entrambe le realtà.
Voglio suggerire, a chi non ha avuto ancora occasione di farlo, di visitare il sito www.espressoitalianotradizionale.it e vedere la serie di 10 video-documentari tematici, veramente interessanti e fatti molto bene, che narrano quanto il caffè espresso sia un patrimonio italiano.
Come da nostra tradizione, una breve analisi del mercato internazionale del caffè. Anche se ovviamente siamo tutti costantemente aggiornati al riguardo.
La borsa di Londra ai primi giorni di gennaio 2018 quotava 1800 dollari per tonnellata, poi un calo costante per arrivare, ai primi giorni di settembre, a 1480.
Impennata poi, e nell’arco di un mese raggiungeva quota 1800 a metà ottobre, successivamente un calo costante per arrivare ai minimi a metà dicembre: 1470.
Da quel momento mercato abbastanza costante fino alle quotazione dei nostri giorni, attorno ai 1500 dollari/tonnellata.
Per l’arabica: New York quotava 139 cents/libbra ai primi di gennaio 2018, scendeva fino a 100 il 20 settembre. Un rimbalzo con una punta di 128 al 23 ottobre e poi nuova discesa a fino ad un minimo di 100 a metà dicembre. Oggi registriamo addirittura 98 cents/libbra.
Per quanto riguarda il cambio euro/dollaro, ad inizio anno 2018 erano necessari 1,24 dollari per acquistare 1 euro, scesi a 1,15 in maggio, un breve rimbalzo in giugno per arrivare a 1,17, per poi attestarsi con le consuete oscillazioni di nuovo su 1,15.
Oggi siamo arrivati ad un minimo di 1,13.
Le previsioni, sia per il mercato internazionale del caffè che per il valore del dollaro, sono di una situazione destinata a protrarsi nel tempo.
Come da ordine del giorno, questa è un’assemblea elettiva.

In realtà, il nuovo direttivo e il nuovo presidente, entreranno in carica nel settembre di quest’anno.

Vi comunico, con rammarico, che non ripropongo la mia candidatura alla presidenza del nostro Gruppo. Motivi personali non mi consentono di essere sempre presente ed attivo come vorrei a tutti gli appuntamenti. Ovviamente continuerò, come ho sempre fatto negli anni, a dare il mio contributo concreto al Gruppo. Perché comunque si tratta di un antico amore.
Ringrazio il presidente onorario dott. Conte Caballini e tutto il Consiglio Direttivo per la stima dimostrata nei miei confronti. Un incarico che ho accolto con impegno e soddisfazione e spero di aver svolto un ottimo lavoro.

Infine, ho il piacere di ricordare che la segreteria e la direzione del nostro mensile Notiziario Torrefattori sono sempre pronti a rispondere alle richieste dei nostri soci. A questo proposito i miei ringraziamenti vanno al sig. Franciosa, alla dott.ssa De Mottoni e alla sig.ra Naso Baiez che tiene aggiornato in modo magistrale il nostro sito.

Ringrazio i presenti per la cortese attenzione.

 

Da sinistra: Giorgio Caballini di Sassoferrato
Presidente onorario GITC

Omar Zidarich
Presidente CTTV

Marino Petronio
Presidente GITC

Fabrizio Polojaz
Vice presidente GITC

Marco Fabris
Vice presidente GITC

 

Avanti tutta, Presidenti !

“Assemblee elettive 18 febbraio 2019 • Riconfermati i vertici del Consorzio Torrefattori e del Gruppo Italiano Torrefattori Caffè

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, marzo 2019 • 

Il 18 febbraio scorso si sono tenute, all’interno dello splendido palazzo nobiliare Giacomelli di Treviso, le assemblee ordinarie ed elettive del Consorzio Torrefattori delle Tre Venezie e del Gruppo Italiano Torrefattori Caffè.
La prima assemblea è stata l’occasione non solo per riconfermare alla presidenza del Consorzio Omar Zidarich (Excelsior Industria Caffè Torrefatto) ma per elencare i dati positivi di un bilancio che chiude in attivo e che registra un aumento dei ricavi superiore al 27%.
Ricavi dovuti all’aumento delle inserzioni pubblicitarie sul Notiziario, “testimonianza del fatto che viene visto come uno strumento valido per gli associati”, commenta Zidarich “ed è per questo che dobbiamo continuare nell’ottica di dare sempre nuovi servizi utili, inserire notizie attuali, aggiornamenti normativi e di mercato, trattare aspetti tecnici”.
La proposta del riconfermato presidente è quella di allargare la collaborazione, anche a livello nazionale, con altre associazioni che possano diventare complementari alla filiera del caffè, come ad esempio quella dei grossisti.

“In passato i ruoli e le attività di ciascun operatore del caffè erano molto ben definiti. Il torrefattore comprava caffè verde e vendeva caffè torrefatto, questo era l’ambito di attività e il business model era standard, legato al prodotto”, spiega Zidarich. “Al giorno d’oggi gli ambiti di interesse di un’azienda torrefattrice spaziano, ci sono le caffetterie gestite direttamente dai brand del caffè, ci sono altri prodotti alimentari o beverage offerti in abbinata, ci sono nuove forme di business model che si spostano dalla vendita di un prodotto alla vendita di servizi”, continua il giovane presidente, “Ecco perché occorre essere aggiornati su più aspetti e lavorerò per avvicinare il Consorzio ad altre realtà”. Per iniziare è importante avere una mappatura delle diverse attività delle nostre aziende, “ed è per questo che mi sono attivato con il dipartimento di statistica dell’Università di Sassari per analizzare meglio la nostra realtà”.
Altro punto evidenziato da Zidarich riguarda il valore storico delle aziende consociate “che vorrei venisse raccontato in brevi schede sul sito e sul Notiziario, con un focus sulle origini di realtà che ancora oggi resistono in un panorama sempre più competitivo. Ricordare la storia serve anche ad affrontare il futuro”.

Dal lato Gruppo Italiano Torrefattori Caffè, la riconferma alla presidenza di Marino Petronio è unanime sebbene vincolata a un mandato più breve: motivi personali non permettono al titolare della torrefazione Caffè San Giusto di assumersi questo impegno per i 3 anni di incarico, “ma ho accettato di restare a disposizione ancora per un anno, auspicandomi di ricevere a breve la candidatura di un successore”, possibilmente una “quota rosa”, come suggerito da tutti i presenti.
È un fatto dimostrato che la presenza di donne ai vertici istituzionali e aziendali porta migliori performance e anche nel mondo del caffè sono sempre di più le donne che prendono le redini dell’azienda.
Nel corso della riunione è emersa la necessità di partecipare anche a tavoli di lavoro dove vengono discusse politiche e normative che andranno ad impattare il settore alimentare, non tanto nell’ottica di avere in anteprima delle anticipazioni su quello che succederà (anche perché spesso si incorre in modifiche dell’ultimo e secondo e cambi di scenario), quanto piuttosto la necessità di avere un peso a livello nazionale ed europeo che possa quindi influenzare i policy makers.
Tra le associazioni internazionali più utili per il monitoraggio delle politiche del settore è emerso il nome della European Coffee Federation, di cui fanno parte alcuni membri del consiglio direttivo che quindi potranno aggiornare gli altri soci sulle novità.

 

Da sinistra: Fabrizio Polojaz
Associazione Caffè Trieste

Andrea Bazzara
Bazzara Caffè

Da sinistra: Antonio Franciosa e Marino Petronio
Segretario e Presidente del Gruppo Italiano Torrefattori Caffè

Marco Valerio Francone
MV Consulting

Da sinistra: Omar Zidarich
Excelsior Industria Caffè Torrefatto

Massimiliano Fabian
Demus

Fabrizio Polojaz
Associazione Caffè Trieste

Da sinistra: Roberto Grion
Friul Service

Marco Fabris
Moka d’Oro

Giorgio Caballini di Sassoferrato
Dersut Caffè

Da sinistra: Giorgio Caballini di Sassoferrato
Dersut Caffè

Roberto Grion
Friul Service

Sergio e Silvia Goppion
Goppion Caffè

Biodegradabilità e biocompostabilità il punto sulla norma volontaria

“La norma UNI EN 13432:2002 per gli imballaggi alimentari

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, marzo 2019, autore Marco Valerio Francone • 

La normativa UNI EN 13432:2002Requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione”, nasce per colmare alcuni vuoti legislativi lasciati dalla precedente direttiva 94/62/CE.
La direttiva europea infatti poteva essere interpretata dal singolo legislatore con il rischio di generare incomprensioni o usi impropri dei termini soprattutto del termine compostabile e biodegradabile.
La normativa UNI EN 13432:2002 è una normativa su base volontaria armonizzata a livello di Unione Europea e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee e fornisce presunzione di conformità con la Direttiva Europea 94/62/CE, sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio.

Che cosa significa biodegradabilità e biocompostabilità
Per biodegradabilità e biocompostabilità si intende la degradazione pari ad almeno il 90% delle componenti di base, entro sei mesi in presenza di un ambiente ricco di anidride carbonica.
In base alla norma UNI EN 13432:2002, per definirsi compostabile, un materiale deve possedere le seguenti caratteristiche:

  • degradabilità pari ad almeno il 90% entro sei mesi in presenza di un ambiente ricco di anidride carbonica. Il valore deve essere verificato in base al metodo ISO 14855;
  • se in contatto con materiali organici per tre mesi, la massa del materiale deve essere costituita almeno per il 90% da frammenti di dimensioni inferiori a 2 mm, da verificare secondo lo standard ISO 14045;
  • il materiale non deve avere effetti negativi sul processo di compostaggio;
  • il materiale deve avere una bassa concentrazione di metalli pesanti additivati al materiale;
  • i valori di pH, il contenuto salino, le concentrazioni di solidi volatili, azoto, fosforo, magnesio e potassio devono rimanere al di sotto dei limiti stabiliti.

Altri termini rivestono un ruolo importante nei processi di analisi dei materiali:

  • Disintegrabilità, cioè la frammentazione e perdita di visibilità nel compost finale (assenza di contaminazione visiva). Misurata con una prova di compostaggio su scala pilota (EN 14045). Il materiale in esame viene biodegradato insieme a rifiuti organici per 3 mesi. Alla fine il compost viene vagliato con un setaccio di 2 mm di luce. I residui del materiale di prova con dimensioni maggiori di 2 mm sono considerati non disintegrati. Questa frazione deve essere inferiore al 10% della massa iniziale.
  • Assenza di effetti negativi sul processo di compostaggio. Requisito verificato con una prova di compostaggio su scala pilota.
  • Bassi livelli di metalli pesanti (al di sotto di valori massimi predefiniti) e assenza di effetti negativi sulla qualità del compost (esempio: riduzione del valore agronomico e presenza di effetti ecotossicologici sulla crescita delle piante). Una prova di crescita di piante (test OECD 208 modificato) è eseguita su campioni di compost dove è avvenuta la degradazione del materiale di prova. Non si deve evidenziare nessuna differenza con un compost di controllo.
  • Altri parametri chimico-fisici che non devono differire dal compost di controllo dopo la biodegradazione sono: pH; contenuto salino; solidi volatili; N; P; Mg; K. Ciascuno di questi punti è necessario per la definizione della compostabilità ma da solo non è sufficiente. Ad esempio, un materiale biodegradabile non è necessariamente compostabile perché deve anche disintegrarsi durante un ciclo di compostaggio. D’altra parte, un materiale che si frantuma durante un ciclo di compostaggio in pezzi microscopici che non sono però poi totalmente biodegradabili non è compostabile.

Che cosa prevede la normativa UNI EN 13432:2002
La norma EN 13432, che definisce la compostabilità degli imballaggi stabilisce che:

  • A.2.1.1 La biodegradabilità deve essere determinata per ogni materiale di imballaggio o ogni costituente organico significativo del materiale di imballaggio. Significativo deve stare ad indicare qualsiasi costituente organico presente in misura maggiore dell’1% di massa secca di quel materiale.
  • A.2.1.2 La proporzione totale di costituenti organici senza biodegradabilità determinata non deve essere maggiore del 5%.
    In merito alla possibilità di riconoscere un imballo conforme alla normativa UNI EN 13432:2002, l’azienda deve implementare un sistema di controllo dei processi e dei parametri dei materiali tali da dimostrare la conformità ai requisiti della norma stessa.

Sacchi juta

 

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Nuove misure per l’utilizzo dei materiali plastici

I fronti su cui saranno chiamati gli operatori economici”

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, febbraio 2019, autore Marco Valerio Francone • 

Il problema dei materiali plastici e del loro smaltimento rappresenta ormai un argomento globale e di forte interesse soprattutto in merito al suo impatto verso l’ambiente.
Il Parlamento Europeo si è riunito il 24 ottobre 2018 per decidere sul destino di alcuni degli oggetti in plastica di comune utilizzo, al fine di limitarne l’utilizzo e garantire quindi una progressiva riduzione come oggetti di consumo.
La Commissione sta valutando infatti le misure necessarie e più efficaci per la riduzione dell’impatto ambientale e la salvaguardia dell’ambiente. I dati, infatti, dimostrano che circa l’80-85% dei rifiuti soprattutto marini è causato dall’abbandono e il deposito nei mari e sulle spiagge di materie plastiche, di cui il 50% è rappresentato dagli oggetti in plastica monouso e il 27% dagli articoli per la pesca persi, abbandonati o buttati.
I materiali in plastica monouso in genere hanno un impatto fortemente negativo sull’ambiente, a causa del breve ciclo di vita. La Commissione ha evidenziato, inoltre, come la presenza di questi materiali impatti non solo sull’ambiente, ma anche sul benessere di molti animali (pesci, uccelli, balene, tartarughe, ecc.) e sulla catena alimentare umana, attraverso l’ingestione dei residui da parte dei pesci e dei molluschi.

Gli obiettivi per il 2021

Al fine di concentrare gli sforzi laddove necessario, la Commissione ha emanato un accordo che porrà entro il 2021 il progressivo divieto di commercializzazione negli stati membri, di taluni oggetti di plastica monouso maggiormente utilizzati. Alcuni di questi sono stati identificati, ovvero: piatti, posate, cannucce, bastoncini per palloncini o cotton-fioc di plastica monouso.
Questi materiali e oggetti anche destinati al contatto alimentare (MOCA) dovranno essere sostituiti nell’Unione europea con prodotti costituiti da materiali più sostenibili. All’interno dell’elenco dei prodotti, inoltre, ritroviamo anche contenitori per alimenti in polistirolo espanso, nonché tutti i prodotti oxo-degradabili, ossia i materiali plastici (PE, PP, PS, PET), additivati di sostanze che le rendono rapidamente frammentabili in piccolissimi pezzi sotto l’effetto del calore e della luce UV, i quali risultano i maggiori responsabili della presenza di microplastiche negli oceani. Rientrano in queste categorie anche i sacchetti per frutta e verdura dei supermercati, contenitori per cibo da asporto in polistirene espanso e sacchetti di plastica in materiale ultraleggero, con l’esclusione dei soli prodotti che hanno una funzione igienica.

Sul fronte della produzione

Viene direttamente richiesto ai produttori di ridurre l’utilizzo di microplastiche per la composizione di prodotti di vari settori, quali pneumatici e i tessuti sintetici, che contribuiscono per il 63% delle microplastiche che finiscono direttamente nei mari.
Per i prodotti composti da materiali plastici per i quali non esiste attualmente alcuna composizione alternativa valida, la Commissione ha richiesto che vengano applicate tutte le misure possibili per trovare alternative valide e sostenibili.
L’accordo riguarda anche altri prodotti, quali ad esempio le tazze per le bevande, compresi i coperchi, i contenitori per alimenti immediatamente consumati (es. fast-food, insalate pronte, prodotti di gastronomia monoporzione), i contenitori di frutta e verdura e quelli dei gelati, i filtri di sigarette contenenti plastiche e le attrezzature per la pesca.
L’obiettivo primario è tuttavia l’applicazione di tutte le misure possibili per la raccolta e il riciclo dei materiali plastici. Ad esempio, una delle misure disposte è la raccolta separata delle bottiglie comunemente acquistate, con l’obiettivo di riciclarne fino al 90% entro il 2025, nonché l’autorizzazione all’immissione sul mercato solo se fabbricate con almeno il 35% di materiale riciclato e sono riciclabili.

I costi di smaltimento e ricliclaggio

Anche i costi di smaltimento e riciclaggio sono oggetto di attenzione da parte della Commissione in quanto i regimi di responsabilità estesa del produttore (EPR) sono in linea con il principio “chi inquina paga”, un obbligo stabilito dal trattato sul funzionamento dell’Unione europea (articolo 191, paragrafo 2, del TFUE). I sistemi EPR sono già ben consolidati per il packaging, dove i produttori accettano di contribuire. Con la nuova legislazione UE sui rifiuti del maggio 2018, l’EPR è obbligatorio per tutti gli imballaggi. Questi schemi EPR includeranno costi di pulizia della spazzatura proporzionali alla tipologia di oggetto in plastica e del suo utilizzo.
La proposta legislativa di oggi prevede che i produttori di articoli in plastica più sporchi debbano coprire i costi di risanamento. Questi produttori hanno la responsabilità di contribuire ai costi di pulizia e riciclaggio, poiché contribuiscono al problema a monte con i loro metodi di produzione. Attualmente, i costi del deposito di oggetti in plastica monouso sono sostenuti dal settore pubblico – in ultima analisi dai contribuenti – ma anche da altri attori privati come le industrie del turismo e della pesca che sono fortemente colpite dai rifiuti marini. Tali costi saranno oggetto di una ri proporzione anche fra i produttori stessi.
L’attuazione di questa proposta si concentra quindi soprattutto sulla riduzione dei rifiuti di oltre la metà, evitando danni ambientali che altrimenti costerebbero 22 miliardi di euro entro il 2030. Eviterà inoltre l’emissione di 3,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente entro il 2030.

Incentivi

Poiché gli incentivi economici sono in grado di influenzare la scelta dei consumatori, la direttiva li propone come strumento efficace per incoraggiare o scoraggiare abitudini di consumo specifiche. Al fine di prevenire lo smaltimento scorretto dei rifiuti contenenti plastica, uno dei punti di maggior rilievo della Commissione è l’informazione e la sensibilizzazione diretta dei consumatori sulle opzioni di smaltimento dei rifiuti più appropriate, sulle migliori pratiche in materia di smaltimento, nonché rendere consapevole il consumatore dell’impatto ambientale derivante da un’errata gestione dei rifiuti e del contenuto di plastica in determinati prodotti monouso.
Informare sugli imballaggi
Dovranno essere riportate alcune informazioni su ciascun imballaggio di vendita dei prodotti in plastica monouso (quali tazze per bevande, pacchetti, incarti di materiale flessibile per il consumo immediato e i filtri delle sigarette) che informi i consumatori di quanto segue:

  • adeguate opzioni di smaltimento dei rifiuti per il prodotto e / o i mezzi di smaltimento dei rifiuti da evitare per quel prodotto;
  • gli impatti ambientali negativi dei rifiuti o di altri rifiuti inappropriati dei prodotti;
  • presenza di materie plastiche nel prodotto;
  • presenza nel prodotto di sostanze chimiche pericolose, quali metalli pericolosi, ftalati, PFAS, bisfenoli, nonché interferenti endocrini e altre sostanze pericolose.

Questo accordo emanato dalla Commissione sancisce l’impegno nel perseguire una politica di rispetto e tutela dell’ambiente che, molto probabilmente, produrrà testi di legge armonizzati su base cogente, al quale ogni operatore economico potrà affiancare, già da subito, attestati volontari di impegni verso una propria politica di abbassamento dell’impatto ambientale, sia in termini di processi produttivi che di prodotti stessi.

Germania: novità sugli imballaggi

 

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La certificazione che attesta la sicurezza alimentare

“Cos’è la IFS FOOD e a chi può servire”

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, gennaio 2019, autore Marco Valerio Francone • 

La Certificazione IFS Food (International Featured Standard) rappresenta oggi uno degli schemi approvato dal GSFI (Global Food Safety Initiative) come schema per garantire la sicurezza alimentare globale.
Si tratta di uno standard di certificazione privato, sviluppato e promosso dal BDH (Unione Federale delle Associazioni del Commercio Tedesche), e nasce con lo scopo di favorire l’efficace selezione dei fornitori di prodotti alimentari per la grande distribuzione sia a marchio privato che a marchio proprio.
Lo standard IFS Food è basato sul rispetto stringente dei requisiti di fornitura focalizzati sulla sicurezza dei prodotti forniti, conformi alle specifiche contrattuali e ai requisiti di legge cogente.
Ad oggi la certificazione IFS Food costituisce un modello che attesta la presenza di un sistema di gestione dei processi volto ad assicurare la sicurezza alimentare e la capacità di gestire situazioni di crisi.
Lo schema IFS Food è riconosciuto sia in Europa che nel resto del mondo ma al contempo si lega maggiormente ad esigenze specifiche di alcune GDO.
La Certificazione IFS Food pone infatti come focus il rafforzamento e la promozione della sicurezza alimentare lungo tutta la catena di fornitura sia nazionale che internazionale.
L’iter di certificazione individua gli specifici elementi di un sistema di gestione focalizzando le attenzioni sulla qualità e sicurezza igienico-sanitaria dei prodotti e dei processi attraverso una sistematica applicazione della metodologia HACCP, supportata da evidenze oggettive in merito alla definizione e controllo dei rischi legati al prodotto e al processo. La comunanza dei requisiti IFS Food con altri schemi del GSFI, come ad esempio il GSFS – BRC, legano spesso i percorsi di certificazione e quindi il riconoscimento finale e relativa certificazione delle Organizzazioni per entrambi gli schemi, tuttavia si fondano su basi diverse e quindi le modalità di applicazione dei requisiti possono talvolta differire.

Perché richiedere la certificazione IFS
Un produttore in possesso della certificazione IFS Food spesso riduce drasticamente gli audit di parte dei clienti in quanto questi attestano la conformità ai propri requisiti mediante la presenza di un certificato rilasciato da ente terzo e indipendente. Questo contribuisce alla diminuzione sostanziale dei costi da sostenere, sia diretti (spese relative alle verifiche ispettive), che indiretti (inevitabili rallentamenti dell’attività produttiva in coincidenza delle numerose verifiche ispettive di parte seconda).
A livello di immagine l’azienda è riconosciuta a livello internazionale come fornitore qualificato per la sicurezza alimentare in quanto IFS è al contempo standard di sicurezza e qualità dei prodotti alimentari.
La maggioranza dei retailer tedeschi e francesi ma anche italiani ha stabilito che la registrazione secondo IFS Food sia una condizione indispensabile per essere inclusi tra i loro fornitori di prodotti a marchio.

 

Import/Export CANADA

 

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