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Lo studio della LCA

“Il Life Cycle Assessment come strumento di valorizzazione del prodotto”

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, maggio 2019, autore Marco Valerio Francone • 

Che cosa è la LCA
Una corretta strategia commerciale non può più esimersi dal considerare un prodotto o un servizio in relazione al suo impatto sull’ambiente in cui viene realizzato, utilizzato e smaltito. Il Life Cycle Assessment o LCA rappresenta un preciso studio del ciclo di vita di un prodotto o anche di servizio attraverso l’analisi di tutti i processi che compongono la sua “vita”.
Lo studio del Life Cycle Assessment applicato ad un prodotto o ad un servizio è stato riconosciuto dalla stessa Commissione Europea come una metodologia comune di valutazione degli impatti sull’ambiente e di quantificazione dei carichi energetici considerato in tutte le sue fasi.
Eseguire uno studio del LCA significa classificare gli impatti ambientali e valutare in modo quantitativo gli impatti potenziali che l’intero processo può causare all’ecosistema attraverso il consumo di carbonio e acqua per esempio (certificazione Carbon Footprint e certificazione Water Footprint) ma anche alla salute umana (Smog, tossicità) nonché sulla riduzione delle risorse rinnovabili e non rinnovabili.

Come la LCA può favorire una politica commerciale
Lo studio del Life Cycle Assessment fa parte della Politica Integrata di Prodotto di un’azienda che vuole dimostrare ai consumatori un impegno deciso e formale verso l’ecosistema.
Uno studio della LCA e la sua successiva applicazione aiuta a minimizzare gli impatti che un prodotto o servizio può avere sull’ambiente, tramite l’analisi delle fasi del ciclo di vita (Life Cycle Thinking) dall’estrazione delle materie prime, al processo di produzione, trasformazione, distribuzione, utilizzo, compreso lo smaltimento dei rifiuti.
Lo studio evidenzia infatti le fasi della filiera produttiva che impattano maggiormente sull’ambiente e stabilisce quali strategie di miglioramento possono essere applicate dall’Organizzazione.
Anche la valutazione del prodotto in sé rappresenta un fattore di indagine attraverso l’analisi dei componenti e del loro impatto sull’ecosistema (ingredienti, materiali, packaging, ecc..).
Il risultato della LCA è la redazione di un’etichettatura ambientale volontaria, la Dichiarazione Ambientale di Prodotto che viene esposta sul prodotto.
Il consumatore quindi può valutare e comparare le varie LCA sui prodotti e fare una scelta ponderata e consapevole, spesso non legata solo ad aspetti economici. Lo studio del Life Cycle Assessment segue i dettami della norma UNI EN ISO 14044:2006, uno standard internazionale che valuta scientificamente gli impatti ambientali causati direttamente dalle attività di un’organizzazione.

Quali vantaggi per un’organizzazione
L’impegno verso un impatto ecologico ridotto rappresenta ad oggi uno dei principali temi soprattutto per il settore alimentare e degli imballaggi alimentari.
La qualità del prodotto e del servizio, inteso come impatto ambientale, rappresenta uno strumento di competitività sul mercato ma anche un plus commerciale verso i consumatori, che possono riconoscere l’impegno dell’organizzazione verso le tematiche ambientali.
Inoltre l’applicazione di un sistema finalizzato all’efficienza energetica ed al rispetto dell’ambiente con il preciso intento di ridurre degli impatti ambientali comporta un sensibile risparmio energetico interno e, di conseguenza, una razionalizzazione economica delle risorse finanziarie che possono essere ridistribuite su altri settori aziendali.

Lotto e scadenza

 

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Il pericolo del furano negli alimenti

“Un composto chimico molto diffuso soprattutto nel caffè e nei prodotti da forno”

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, aprile 2019, autore Marco Valerio Francone • 

Torniamo ancora una volta sul furano. Con una scheda che ne definisce le caratteristiche e gli ultimi aggiornamenti normativi.

Che cosa è il furano e dove si trova
Il furano e i 2 e 3 metilfurani sono composti chimici altamente volatili e lipofilici, incolore che contribuiscono in modo significativo ai valori sensoriali degli alimenti, si formano naturalmente durante il trattamento termico degli alimenti, compresa la cottura. Il furano in particolar modo si forma a seguito del riscaldamento di taluni alimenti e contribuisce al loro gusto finale (in conseguenza delle reazioni di Maillard).
Un esempio è il caffè (sia solubile che torrefatto che macinato) dove la formazione del furano avviene durante la tostatura del chicco, ed alcuni prodotti da forno. Il caffè rappresenta anche la prima ragione di esposizione alimentare al furano (88%) a causa del suo processo produttivo.

Quali effetti sul consumatore
Alcuni studi scientifici hanno dimostrato che l’esposizione a furano e metilfurani nei prodotti alimentari potrebbe essere la causa di possibili danni a lungo termine ad alcuni organi interni quali ad esempio il fegato. Tali risultati sono emersi a seguito di studi condotti su cavie murine dove è stato dimostrato che furano rappresenta una sostanza attiva nello sviluppo di tumori con un meccanismo dose dipendente. Tuttavia ci sono diversi studi epidemiologici eseguiti sull’essere umano dove l’associazione del consumo di caffè, come principale fonte di esposizione al furano, dimostra una sensibile riduzione dell’incidenza di carcinoma epatico con valori massimi pari a -41% rispetto ai non bevitori.
Gli effetti dell’esposizione al furano sulla salute dell’uomo non sono però molto chiari. Infatti, se si considerano le sperimentazioni effettuate sui roditori, in cui il furano ad alte dosi causa tumori epatici, i risultati non trovano riscontro con gli studi epidemiologici sopra citati riguardo al consumo di caffè.
Fortunatamente per la maggior parte dei consumatori l’assunzione media di alimenti che possono o che contengono furano non rappresenta un significativo rischio per la salute (in Europa l’apporto alimentare complessivo di furano è mediamente 30-70 microgrammi/giorno).
In particolare i livelli di assunzione si rilevano molto più elevati se consideriamo il 2 e il 3-metilfurano. Questi composti se ricercati nel caffè possono arrivare anche ad avere livelli fino a 4 volte superiori rispetto al furano. A questo proposito l’ECF (European Coffee Federation) ha pubblicato nel 2010 uno studio sui livelli di furano nei processi di tostatura, lo studio dimostra che il livello del composto varia in base a colore e tempo di tostatura, dimostra inoltre che il livello di furano diminuisce significativamente dalla tostatura al consumo della bevanda, fase in cui vi è la vera e propria assunzione da parte del consumatore.
L’assunzione, quindi, di una tazza di caffè comporta un’assunzione di furano sensibilmente inferiore rispetto a quelli riscontrati nel caffè tostato e macinato. A fronte inoltre della volatilità del furano, questo si riduce sensibilmente durante la preparazione della bevanda. Il livello di furano, infatti, diminuisce fino al 64% dopo l’agitazione in tazza per circa 30 secondi, ad esempio il mescolamento a seguito dell’aggiunta dello zucchero. Se poi lasciamo decantare in termos il caffè fino a circa 8 ore, la presenza di furano cala del 98%. Infine come anche ricordato in uno studio dell’EFSA (dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) nel suo parere sulla sicurezza della caffeina, il consumo medio di 3-5 tazzine di caffè al giorno rappresenta un fattore di prevenzione sufficiente e viene associata ad una serie di benefici fisiologici.
Sulla base del concetto della prevenzione del rischio è probabile che EFSA abbia inizialmente sovrastimato il rischio per la salute del consumatore causato dal furano e dai furani in generale ma ad oggi non avendo dati certi a lungo periodo, questo approccio è sicuramente condiviso nella comunità scientifica. Alle stesse conclusioni è giunta l’Iarc, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (http://publications.iarc.fr/566) che ha inserito il caffè in classe 3, ovvero “non classificabile come cancerogeno per l’uomo”.

La normativa ed eventuali prospettive
Attualmente al livello UE il furano negli alimenti inteso come contaminante alimentare, non ha una norma verticale che ne determini i valori massimi.
Il solo atto ufficiale è la Raccomandazione n. 2007/196/CE Della Commissione del 28 marzo 2007 sul monitoraggio della presenza di furano negli alimenti, la quale sprona gli stati membri all’attivazione di un monitoraggio efficace dei livelli di furano nei prodotti alimentari sottoposti a trattamento termico nel corso degli anni 2007 e 2008.
Non essendo presente una regolamentazione unificata e soprattutto dei limiti critici stabiliti, un riferimento può essere visto nel Regolamento CEE n. 315/93 del Consiglio dell’8 febbraio 1993 che stabilisce procedure comunitarie relative ai contaminanti nei prodotti alimentari. Nel suo Articolo 2, il regolamento stabilisce che, ove necessario, siano stabilite le tolleranze massime per contaminanti specifici, questo ha portato nel 2006 alla pubblicazione del Regolamento (CE) n. 1881/2006 della Commissione dove però la quantità ammissibile di furano nei prodotti alimentari non è attualmente contemplato.
Quindi la sola fonte armonizzata a cui far riferimento è, ad oggi, il Regolamento CE n. 178/2002 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 28 gennaio2002 che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare. Tale norma nasce e opera a tutela della salute umana e degli interessi dei consumatori spingendo in tal senso a valutare ogni possibile rischio per garantirne appunta la salute. Sulla base di questo principio alcuni distributori internazionali della GDO e GD, hanno fissato nei propri capitolati tecnici, dei limiti specifici per categoria di prodotti, indicando di fatto una linea guida che potrà essere in futuro armonizzata a livello UE.

Come tutelare il consumatore
Non avendo a disposizione limiti armonizzati a livello UE la riduzione all’esposizione al furano rappresenta l’approccio più logico e tutelante nei confronti del consumatore.
Il furano ed i suoi derivati, si formano a fronte di processi di riscaldamento degli alimenti soprattutto per quelli a maggior concentrazione di vitamina C, carboidrati, amminoacidi, acidi grassi insaturi e i carotenoidi. Le condizioni di riscaldamento contribuiscono in modo significato all’innalzamento dei valori di furano ma questo composto essendo volatile tende a perdersi (principalmente per evaporazione) nelle fasi successive di raffreddamento dell’alimento. La modalità di cottura quindi potrebbe limitare la formazione di furano e di metilfurani.
Ad esempio, la bollitura del caffè utilizzata in Turchia o negli USA comporta una riduzione del furano residuo di circa 3-4 volte rispetto al caffè espresso.

Conclusioni
Sia il furano, che i metilfurani che l’acrilamide sono potenziali cancerogeni per gli esseri umani se utilizzati in alta quantità e per un tempo di somministrazione costante, la loro origine è strettamente correlata alla cottura e/o alla lavorazione a caldo dei prodotti alimentari.
Questi composti hanno fatto la loro comparsa sulla scena mondiale come importanti contaminanti alimentari negli ultimi 10 anni, avviando dei programmi di ricerca tuttora in corso nelle aree di tossicologia, esposizione, formazione e mitigazione.
Il risultato di queste scoperte, sui processori e sui regolatori alimentari nonché sui danni derivanti a lungo periodo sui soggetti esposti, non sarà chiaro fino a quando non saranno completate le ricerche ad oggi in corso dalle agenzie internazionali.

Addio scontrini e ricevute

 

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Grammatura confezioni

 

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Caffè Espresso Italiano Tradizionale

“Il caffè espresso per la prima volta nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali del MIPAAFT”

• Treviso, 15 marzo 2019 •

Il Consorzio di tutela del caffè espresso italiano tradizionale, in collaborazione con la Direzione Agroalimentare della Regione del Veneto, ha ottenuto da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, l’inserimento del caffè espresso nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) ai sensi dell’articolo 12, comma 1, della legge 12 dicembre 2016, n. 238.
Il caffè espresso ha fatto il suo ingresso nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) con il Decreto 7 febbraio 2019 e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 60 del 12 marzo 2019. L’iscrizione del caffè espresso nell’elenco si è resa possibile nella forma di Cafè – Caffè espresso secondo Tradizione Veneta in quanto la procedura è attuabile solamente a livello regionale.
Giorgio Caballini di Sassoferrato, Presidente del Consorzio di tutela del caffè espresso italiano tradizionale, a nome del Consiglio Direttivo con soddisfazione precisa che «Questo risultato, fortemente voluto dal Consiglio Direttivo tutto, ci permette di aggiungere un tassello significativo a fianco della registrazione presso il data base “Geoportale della Cultura Alimentare” del Ministero per i beni e le attività culturali, registrazione avvenuta attraverso l’iscrizione al progetto dei Granai della Memoria. La scelta di presentare la richiesta attraverso la Regione Veneto è esclusivamente funzionale alla sede del Consorzio e conferma l’assioma della tradizionalità italica fonte delle culture locali nell’ambito delle regole di produzione comuni. È uno dei traguardi di cui dobbiamo andare fieri in quanto step importante per il raggiungimento dello scopo primario: ottenere il riconoscimento di patrimonio immateriale da parte dell’Unesco del caffè espresso italiano tradizionale.
Attendiamo, a questo punto, fiduciosi la convocazione da parte della Commissione Italiana Unesco per una verifica di quanto sino ad ora presentato e per un aggiornamento sullo stato dell’arte. Siamo certi che questo considerevole risultato sia motivo di soddisfazione per tutti i nostri Soci, che ringrazio per la fiducia che continuano ad avere nell’operato del Consiglio Direttivo e mio».

Per ulteriori informazioni:

Consorzio di tutela del caffè espresso italiano tradizionale
Via Venzone n. 12 – Treviso
Tel. 0422/916416
e-mail: consorzio@espressoitalianotradizionale.it

Il saluto del presidente Marino Petronio

“Assemblea GITC 18 febbraio 2019 • Nell’occasione, il Consiglio Direttivo è stato eletto, ma l’elezione del Presidente è stata posticipata ad una prossima assemblea

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, marzo 2019, autore Marino Petronio • 

 

 

Sig. Presidente onorario, signore e signori soci,

un cordiale saluto e ringraziamento ai partecipanti a questa assemblea annuale del nostro Gruppo.
Ritengo che più che adempiere a delle formalità, il nostro sia il piacere di incontrarsi e raccontarci le nostre ultime disavventure.
In questi giorni, notizie sempre più allarmanti sul rallentamento dell’economia.
La Banca Centrale Europea ha confermato la frenata ed ha rivisto al ribasso le stime di inflazione e crescita non solo per l’Italia, che sconta una situazione politica particolare, ma anche per altri paesi europei.
Ritornando a situazioni che ci interessano più direttamente, va detto che gli adempimenti a carico degli imprenditori non sempre sono facilmente comprensibili.
La fatturazione elettronica, sicuramente non è una semplificazione.
Da una parte i dubbi interpretativi e difficoltà oggettive riguardo tale obbligo, dall’altra l’esenzione per chi può accedere al regime forfettario, probabilmente incentiveranno le imprese a lavorare in nero, quindi l’esatto contrario a quello che il legislatore, con questo adempimento si era prefissato.
Un articolo de Il Sole 24 Ore di un mese fa riportava una stima secondo la quale sono circa 3 milioni le imprese coinvolte, per un totale di circa 3 miliardi di fatture previste nel 2019: una massa di dati non facilmente gestibili.
Per cui già ora ci si trova a consultare il portale dell’Agenzia delle Entrate e spesso compare la dicitura “servizio momentaneamente non disponibile”.
Sono state fatte delle stime per cui ogni azienda, per ottemperare a questo obbligo, ha avuto un costo medio, finanziario e in termini di tempo, di circa 3000 euro.
Per quanto riguarda i nostri clienti “bar” sembra insormontabile il limite psicologico del prezzo della tazzina a 1 euro / 1,10 euro.
Il quotidiano di Trieste, Il Piccolo, qualche giorno fa non ha avuto nessun scrupolo ad aumentare il prezzo di vendita a 1,40 euro, senza nemmeno avvisare i lettori il giorno prima.
Ricordo che fino a non molto tempo fa, prezzo della tazzina e prezzo del quotidiano, andavano di pari passo.
Per superare questa soglia psicologica dell’euro per la tazzina, è compito nostro convincere i nostri clienti baristi a proporre ad esempio gli specialty e altri modi di preparare il caffè. Così saranno in grado di ottenere un margine superiore.
Ciò presuppone una formazione e una cultura del caffè, perché il barista deve essere in grado di prepararlo nella maniera corretta e di dare delle informazioni complete su quello che propone al cliente, così da far percepire veramente una tazzina diversa.
Ma spesso ci rendiamo conto che sono più i privati consumatori ad interessarsi al mondo del caffè piuttosto che i baristi, che ne sottovalutano l’importanza.
Anche il lavoro di noi torrefattori negli ultimi anni è profondamente cambiato: chi snobbava cialde e capsule ha dovuto ricredersi, e nei confronti dei caffè specialty non è più possibile essere scettici.
Per quanto riguarda il nostro Gruppo, il numero attuale di soci è di 244: di cui 55 soci ordinari e 189 soci sostenitori.
I dati ISTAT del 2016 (gli ultimi disponibili), con riferimento al codice ATECO che contraddistingue le nostre aziende (10830), riportavano un totale di 946 imprese tra imprenditori individuali, società di persone, società di capitali, cooperative. In realtà, si parla di 600/700 torrefazioni. Ritengo perciò che il nostro Gruppo coinvolga una percentuale importante di tutto il settore.
Ho il piacere di sottolineare la nostra positiva presenza lo scorso ottobre al Triestespresso Expo con uno stand del Gruppo Italiano Torrefattori Caffè. Occasione in cui è stato effettuato, in collaborazione con il consulente, dott. Marco Valerio Francone della MV Consulting – Lucca, una serie di incontri informativi specifici dedicati ai torrefattori. Nei giorni della fiera si è tenuta anche la nostra Assemblea e ringrazio tutti gli intervenuti.
Vi invito sempre a prendere visione del nostro Notiziario Torrefattori, che ci aggiorna puntualmente sulle novità normative e sulle varie attività. A questo proposito ringraziamo gli inserzionisti, in aumento rispetto all’anno precedente. Dimostrazione che la qualità del nostro mensile viene molto apprezzata.
Va sicuramente sottolineato anche il fatto che la nostra stretta collaborazione con il Consorzio di Tutela del Caffè Espresso Italiano Tradizionale ha dato reciprocamente ulteriore slancio e visibilità ad entrambe le realtà.
Voglio suggerire, a chi non ha avuto ancora occasione di farlo, di visitare il sito www.espressoitalianotradizionale.it e vedere la serie di 10 video-documentari tematici, veramente interessanti e fatti molto bene, che narrano quanto il caffè espresso sia un patrimonio italiano.
Come da nostra tradizione, una breve analisi del mercato internazionale del caffè. Anche se ovviamente siamo tutti costantemente aggiornati al riguardo.
La borsa di Londra ai primi giorni di gennaio 2018 quotava 1800 dollari per tonnellata, poi un calo costante per arrivare, ai primi giorni di settembre, a 1480.
Impennata poi, e nell’arco di un mese raggiungeva quota 1800 a metà ottobre, successivamente un calo costante per arrivare ai minimi a metà dicembre: 1470.
Da quel momento mercato abbastanza costante fino alle quotazione dei nostri giorni, attorno ai 1500 dollari/tonnellata.
Per l’arabica: New York quotava 139 cents/libbra ai primi di gennaio 2018, scendeva fino a 100 il 20 settembre. Un rimbalzo con una punta di 128 al 23 ottobre e poi nuova discesa a fino ad un minimo di 100 a metà dicembre. Oggi registriamo addirittura 98 cents/libbra.
Per quanto riguarda il cambio euro/dollaro, ad inizio anno 2018 erano necessari 1,24 dollari per acquistare 1 euro, scesi a 1,15 in maggio, un breve rimbalzo in giugno per arrivare a 1,17, per poi attestarsi con le consuete oscillazioni di nuovo su 1,15.
Oggi siamo arrivati ad un minimo di 1,13.
Le previsioni, sia per il mercato internazionale del caffè che per il valore del dollaro, sono di una situazione destinata a protrarsi nel tempo.
Come da ordine del giorno, questa è un’assemblea elettiva.

In realtà, il nuovo direttivo e il nuovo presidente, entreranno in carica nel settembre di quest’anno.

Vi comunico, con rammarico, che non ripropongo la mia candidatura alla presidenza del nostro Gruppo. Motivi personali non mi consentono di essere sempre presente ed attivo come vorrei a tutti gli appuntamenti. Ovviamente continuerò, come ho sempre fatto negli anni, a dare il mio contributo concreto al Gruppo. Perché comunque si tratta di un antico amore.
Ringrazio il presidente onorario dott. Conte Caballini e tutto il Consiglio Direttivo per la stima dimostrata nei miei confronti. Un incarico che ho accolto con impegno e soddisfazione e spero di aver svolto un ottimo lavoro.

Infine, ho il piacere di ricordare che la segreteria e la direzione del nostro mensile Notiziario Torrefattori sono sempre pronti a rispondere alle richieste dei nostri soci. A questo proposito i miei ringraziamenti vanno al sig. Franciosa, alla dott.ssa De Mottoni e alla sig.ra Naso Baiez che tiene aggiornato in modo magistrale il nostro sito.

Ringrazio i presenti per la cortese attenzione.

 

Da sinistra: Giorgio Caballini di Sassoferrato
Presidente onorario GITC

Omar Zidarich
Presidente CTTV

Marino Petronio
Presidente GITC

Fabrizio Polojaz
Vice presidente GITC

Marco Fabris
Vice presidente GITC

 

Avanti tutta, Presidenti !

“Assemblee elettive 18 febbraio 2019 • Riconfermati i vertici del Consorzio Torrefattori e del Gruppo Italiano Torrefattori Caffè

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, marzo 2019 • 

Il 18 febbraio scorso si sono tenute, all’interno dello splendido palazzo nobiliare Giacomelli di Treviso, le assemblee ordinarie ed elettive del Consorzio Torrefattori delle Tre Venezie e del Gruppo Italiano Torrefattori Caffè.
La prima assemblea è stata l’occasione non solo per riconfermare alla presidenza del Consorzio Omar Zidarich (Excelsior Industria Caffè Torrefatto) ma per elencare i dati positivi di un bilancio che chiude in attivo e che registra un aumento dei ricavi superiore al 27%.
Ricavi dovuti all’aumento delle inserzioni pubblicitarie sul Notiziario, “testimonianza del fatto che viene visto come uno strumento valido per gli associati”, commenta Zidarich “ed è per questo che dobbiamo continuare nell’ottica di dare sempre nuovi servizi utili, inserire notizie attuali, aggiornamenti normativi e di mercato, trattare aspetti tecnici”.
La proposta del riconfermato presidente è quella di allargare la collaborazione, anche a livello nazionale, con altre associazioni che possano diventare complementari alla filiera del caffè, come ad esempio quella dei grossisti.

“In passato i ruoli e le attività di ciascun operatore del caffè erano molto ben definiti. Il torrefattore comprava caffè verde e vendeva caffè torrefatto, questo era l’ambito di attività e il business model era standard, legato al prodotto”, spiega Zidarich. “Al giorno d’oggi gli ambiti di interesse di un’azienda torrefattrice spaziano, ci sono le caffetterie gestite direttamente dai brand del caffè, ci sono altri prodotti alimentari o beverage offerti in abbinata, ci sono nuove forme di business model che si spostano dalla vendita di un prodotto alla vendita di servizi”, continua il giovane presidente, “Ecco perché occorre essere aggiornati su più aspetti e lavorerò per avvicinare il Consorzio ad altre realtà”. Per iniziare è importante avere una mappatura delle diverse attività delle nostre aziende, “ed è per questo che mi sono attivato con il dipartimento di statistica dell’Università di Sassari per analizzare meglio la nostra realtà”.
Altro punto evidenziato da Zidarich riguarda il valore storico delle aziende consociate “che vorrei venisse raccontato in brevi schede sul sito e sul Notiziario, con un focus sulle origini di realtà che ancora oggi resistono in un panorama sempre più competitivo. Ricordare la storia serve anche ad affrontare il futuro”.

Dal lato Gruppo Italiano Torrefattori Caffè, la riconferma alla presidenza di Marino Petronio è unanime sebbene vincolata a un mandato più breve: motivi personali non permettono al titolare della torrefazione Caffè San Giusto di assumersi questo impegno per i 3 anni di incarico, “ma ho accettato di restare a disposizione ancora per un anno, auspicandomi di ricevere a breve la candidatura di un successore”, possibilmente una “quota rosa”, come suggerito da tutti i presenti.
È un fatto dimostrato che la presenza di donne ai vertici istituzionali e aziendali porta migliori performance e anche nel mondo del caffè sono sempre di più le donne che prendono le redini dell’azienda.
Nel corso della riunione è emersa la necessità di partecipare anche a tavoli di lavoro dove vengono discusse politiche e normative che andranno ad impattare il settore alimentare, non tanto nell’ottica di avere in anteprima delle anticipazioni su quello che succederà (anche perché spesso si incorre in modifiche dell’ultimo e secondo e cambi di scenario), quanto piuttosto la necessità di avere un peso a livello nazionale ed europeo che possa quindi influenzare i policy makers.
Tra le associazioni internazionali più utili per il monitoraggio delle politiche del settore è emerso il nome della European Coffee Federation, di cui fanno parte alcuni membri del consiglio direttivo che quindi potranno aggiornare gli altri soci sulle novità.

 

Da sinistra: Fabrizio Polojaz
Associazione Caffè Trieste

Andrea Bazzara
Bazzara Caffè

Da sinistra: Antonio Franciosa e Marino Petronio
Segretario e Presidente del Gruppo Italiano Torrefattori Caffè

Marco Valerio Francone
MV Consulting

Da sinistra: Omar Zidarich
Excelsior Industria Caffè Torrefatto

Massimiliano Fabian
Demus

Fabrizio Polojaz
Associazione Caffè Trieste

Da sinistra: Roberto Grion
Friul Service

Marco Fabris
Moka d’Oro

Giorgio Caballini di Sassoferrato
Dersut Caffè

Da sinistra: Giorgio Caballini di Sassoferrato
Dersut Caffè

Roberto Grion
Friul Service

Sergio e Silvia Goppion
Goppion Caffè

Biodegradabilità e biocompostabilità il punto sulla norma volontaria

“La norma UNI EN 13432:2002 per gli imballaggi alimentari

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, marzo 2019, autore Marco Valerio Francone • 

La normativa UNI EN 13432:2002Requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione”, nasce per colmare alcuni vuoti legislativi lasciati dalla precedente direttiva 94/62/CE.
La direttiva europea infatti poteva essere interpretata dal singolo legislatore con il rischio di generare incomprensioni o usi impropri dei termini soprattutto del termine compostabile e biodegradabile.
La normativa UNI EN 13432:2002 è una normativa su base volontaria armonizzata a livello di Unione Europea e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee e fornisce presunzione di conformità con la Direttiva Europea 94/62/CE, sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio.

Che cosa significa biodegradabilità e biocompostabilità
Per biodegradabilità e biocompostabilità si intende la degradazione pari ad almeno il 90% delle componenti di base, entro sei mesi in presenza di un ambiente ricco di anidride carbonica.
In base alla norma UNI EN 13432:2002, per definirsi compostabile, un materiale deve possedere le seguenti caratteristiche:

  • degradabilità pari ad almeno il 90% entro sei mesi in presenza di un ambiente ricco di anidride carbonica. Il valore deve essere verificato in base al metodo ISO 14855;
  • se in contatto con materiali organici per tre mesi, la massa del materiale deve essere costituita almeno per il 90% da frammenti di dimensioni inferiori a 2 mm, da verificare secondo lo standard ISO 14045;
  • il materiale non deve avere effetti negativi sul processo di compostaggio;
  • il materiale deve avere una bassa concentrazione di metalli pesanti additivati al materiale;
  • i valori di pH, il contenuto salino, le concentrazioni di solidi volatili, azoto, fosforo, magnesio e potassio devono rimanere al di sotto dei limiti stabiliti.

Altri termini rivestono un ruolo importante nei processi di analisi dei materiali:

  • Disintegrabilità, cioè la frammentazione e perdita di visibilità nel compost finale (assenza di contaminazione visiva). Misurata con una prova di compostaggio su scala pilota (EN 14045). Il materiale in esame viene biodegradato insieme a rifiuti organici per 3 mesi. Alla fine il compost viene vagliato con un setaccio di 2 mm di luce. I residui del materiale di prova con dimensioni maggiori di 2 mm sono considerati non disintegrati. Questa frazione deve essere inferiore al 10% della massa iniziale.
  • Assenza di effetti negativi sul processo di compostaggio. Requisito verificato con una prova di compostaggio su scala pilota.
  • Bassi livelli di metalli pesanti (al di sotto di valori massimi predefiniti) e assenza di effetti negativi sulla qualità del compost (esempio: riduzione del valore agronomico e presenza di effetti ecotossicologici sulla crescita delle piante). Una prova di crescita di piante (test OECD 208 modificato) è eseguita su campioni di compost dove è avvenuta la degradazione del materiale di prova. Non si deve evidenziare nessuna differenza con un compost di controllo.
  • Altri parametri chimico-fisici che non devono differire dal compost di controllo dopo la biodegradazione sono: pH; contenuto salino; solidi volatili; N; P; Mg; K. Ciascuno di questi punti è necessario per la definizione della compostabilità ma da solo non è sufficiente. Ad esempio, un materiale biodegradabile non è necessariamente compostabile perché deve anche disintegrarsi durante un ciclo di compostaggio. D’altra parte, un materiale che si frantuma durante un ciclo di compostaggio in pezzi microscopici che non sono però poi totalmente biodegradabili non è compostabile.

Che cosa prevede la normativa UNI EN 13432:2002
La norma EN 13432, che definisce la compostabilità degli imballaggi stabilisce che:

  • A.2.1.1 La biodegradabilità deve essere determinata per ogni materiale di imballaggio o ogni costituente organico significativo del materiale di imballaggio. Significativo deve stare ad indicare qualsiasi costituente organico presente in misura maggiore dell’1% di massa secca di quel materiale.
  • A.2.1.2 La proporzione totale di costituenti organici senza biodegradabilità determinata non deve essere maggiore del 5%.
    In merito alla possibilità di riconoscere un imballo conforme alla normativa UNI EN 13432:2002, l’azienda deve implementare un sistema di controllo dei processi e dei parametri dei materiali tali da dimostrare la conformità ai requisiti della norma stessa.