Close

+39 040 390044 info@gitc.it ENG

Tag Archive for: Paesi Produttori Caffè

Monografie “UGANDA”

MEMBRO ICO codice n. 35 Gruppo “Robusta”
SPECIE BOTANICHE Arabica (10%) , Robusta (90%)
SACCHI da 60 kg in juta (tara 1 kg)
RACCOLTO principalmente da novembre a febbraio
ESPORTAZIONE si concentra  maggiormente da novembre ad aprile
PORTO DI IMBARCO Mombasa (Kenya) e Dar Es Salaam (Tanzania)
PRODUZIONE ANNUA: 3 milioni di sacchi

 

Capitale: KAMPALA
Moneta: Scellino ugandese (UGX
PIL: 21,243 milioni di $ Pro capite $ 596
Paesi confinanti: a nord con il Sudan del Sud, a est con il Kenya, a sud con la Tanzania e il Ruanda e a ovest con la Repubblica Democratica del Congo

 

Il caffè in Uganda è il prodotto agricolo più importante e rappresenta il 95% delle esportazioni totali; da esso dipende la vita di 2,800,000 di persone.
La coltivazione avviene all’ombra di banani e altri alberi da frutto (metodo di coltivazione per questo conosciuto come African garden “giardino africano”) prevalentemente in piccoli terreni di uno o due ettari al massimo.
La qualità coltivata è in larga parte Robusta, qualità che da secoli cresce spontaneamente nel paese e che venne ritrovata intorno al 1860 nelle zone montuose adiacenti il confine del Kenya intorno al lago Victoria.
La qualità Arabica (Typica e Kent) venne invece introdotta dal Malawi agli inizi del 1900 e, pur essendo una qualità molto apprezzata e ricercata, costituisce solo il 10% della produzione totale.
Attualmente l’Uganda è il secondo produttore africano dopo l’Etiopia e il nono a livello mondiale.
La posizione geografica di questo paese, incastonato nell’Africa centro-orientale senza alcuno sbocco sul mare, lo costringe a dover mantenere buoni rapporti con i paesi confinanti, in particolare Kenya e Tanzania, dai cui porti dipende per l’esportazione dei prodotti. Un tempo questo influiva negativamente sulla qualità del prodotto, il cui trasferimento ai porti di Mombasa in Kenya e Dar Es Salaam in Tanzania subiva diversi intoppi prima di giungere a destinazione, ma in tempi recenti, col raggiungimento di una certa stabilità politica dell’Africa orientale e l’ammodernamento delle infrastrutture, il tutto avviene in tempi molto più rapidi e sicuri.

CAFFÈ E POLITICA
Fino al 1990 l’esportazione di caffè era monopolizzata dall’organizzazione statale Coffee Marketing Board (CMD), poi, dal 1991, come molti paesi dell’Africa orientale, anche l’Uganda decise di liberalizzare il mercato del caffè in modo da incrementare il volume degli affari e migliorare la qualità del prodotto.
Venne così creato l’UCDA (Uganda Coffee Development Authority) per regolamentare e supervisionare il mercato nonché per curare le relazioni con i porti d’imbarco.
L’esportazione, invece, passò nelle mani di cooperative e compagnie private, libere di trattare con chi desideravano.
Queste le novità più importanti introdotte:

  • Deregolamentazione del trasporto e abolizione delle tasse di esportazione.
  • Kampala, capitale del paese, riconosciuta come porto interno per quotazioni FOT.
  • Semplificazione nell’ottenimento delle licenze di esportazione.

 

UGANDA RWENZORI MOUNTAIN AA

SPECIE: Arabica
VARIETÀ: SL 14, SL 28
LAVORAZIONE: lavato, asciugato al sole su letti rialzati
AREA DI PRODUZIONE: Rwenzori Mountains, Western Uganda
ALTITUDINE: 1200 – 1400 m
CRIVELLO: 18

PROFILO IN TAZZA
AROMA: frutta rossa e prugne secche
GUSTO: dolce e fruttato: lampone albicocca e susino
CORPO: medio-alto
ACIDITÀ: complessa, media
RETROGUSTO: persistente di frutta candita
SCORE: 84

 

Foto: Wikimedia Commons

 

Rubrica a cura di
Alberto Polojac

Monografie “ETIOPIA”

MEMBRO ICO codice n. 10 Gruppo “Arabica naturali”
SPECIE BOTANICHE Arabica naturali (75%) e lavati (25%)
SACCHI da 60 kg in juta o fibra naturale (tara 0,8 kg)
RACCOLTO Arabica Naturali da ottobre ad aprile Arabica Lavati da agosto a dicembre
ESPORTAZIONE a partire da dicembre
PORTO DI IMBARCO Djibouti
PRODUZIONE ANNUA* 2017/2018: 7.500 sacchi * (fonte ICO, anno raccolto da ottobre a settembre)

 

Capitale: ADDIS ABEBA
Lingua parlata: amarico, tigrino, oromo, somalo, italiano
Area totale: 1.127.127 km²
Moneta: Birr etiope (ETB)
PIL: Totale 72,370 milioni di $ Pro capite $ 795
Paesi confinanti: a nord con l’Eritrea, a nord-est con Gibuti, ad est con la Somalia, ad ovest con il Sudan e a sud con il Kenya

 

LE ORIGINI DEL CAFFÈ

L’Etiopia è il paese a cui con molta probabilità dobbiamo la diffusione delle prime piante di caffè Arabica in tutto il mondo.
Una delle leggende più popolari sull’origine del caffè narra infatti la storia di un pastore etiope chiamato Kaldi, il quale portando al pascolo le sue capre, si rese conto che queste, dopo aver masticato alcune bacche rosse, si rinvigorivano improvvisamente.
Le provò su di sé e, trovandole molto stimolanti, riferì questa scoperta ai monaci della zona, i quali, dopo un’iniziale resistenza, ne ricavarono un infuso capace di tenerli svegli durante le lunghe notti di preghiera.
Grazie a condizioni climatiche molto favorevoli, la coltivazione di caffè si sviluppò rapidamente tra gli altopiani del paese e il suo commercio, seguendo le rotte del mercato di spezie, dal Corno d’Africa attraversò la penisola dell’Arabia fino a raggiungere, attraverso l’importante centro di Costantinopoli, i paesi europei.
Oggi l’Etiopia è il primo produttore africano e il quinto a livello mondiale.
La produzione si concentra per lo più nelle mani di piccoli coltivatori in appezzamenti di terra di dimensioni inferiori all’ettaro.
Una volta raccolto, il caffè viene trasferito nel centro di Addis Abeba e da qui smistato al porto di Djibuti da dove parte per raggiungere le diverse destinazioni.

LA CERIMONIA DEL CAFFÈ

Primo del continente anche a livello di consumi (circa il 50% della produzione è destinato al consumo interno), in questo paese la preparazione del caffè segue un cerimoniale pieno di fascino, accompagnato da effluvi di incenso e spezie.
La bevanda viene preparata dalla padrona di casa nel salotto o in uno spazio all’aperto con la tradizionale brocca d’argilla chiamata jebenà. Il tutto viene servito con la massima cura in tazzine senza manico (spini) con l’aggiunta di zucchero e un ramoscello di ruta assieme al kolo, dei cereali e noccioline tostate col berberrè (una miscela a base di peperoncino piccante). Questa cerimonia rappresenta ancora oggi uno dei momenti socializzanti più alti per le famiglie dei villaggi etiopi; un rituale che da secoli si ripete immutato nel tempo.

CURIOSITÀ

Il termine caffè, che presenta la stessa radice in tutto il mondo (l’inglese coffee, il tedesco Kaffee, il francese café…), deve la sua origine, secondo una delle teorie, alla regione etiope di Kaffa (compresa nell’attuale Oromia), ancora oggi la principale zona di produzione del paese e una delle poche al mondo in cui il caffè cresce ancora spontaneamente come specie endemica.
Fatalità vuole invece che proprio in Etiopia la parola caffè si dica in maniera totalmente diversa, ossia Buna, da cui probabilmente deriva il termine inglese bean e il tedesco Bohne.

Foto: Wikimedia Commons

ETIOPIA AMARO GAYO ORGANIC G2

LAVORAZIONE: lavato
ZONA DI PRODUZIONE: Amaro, Etiopia meridionale
VARIETÀ BOTANICA: Heirloom
ALTITUDINE: 1600 – 1900 m
COLORE: verde brillante
DIFETTI: il Grado 2 corrisponde a un numero di difetti compresi tra 4 e 12 in un campione di 300 gr
CERTIFICAZIONE: organic EU

TAZZA
Uno dei caffè dai più bassi contenuti di caffeina, dall’acidità e corpo medi. Si caratterizza per le tinte floreali, agrumate e vinose.
Il retrogusto rilascia gradevoli note di cioccolato fondente, tabacco e pepe nero.
GUSTO: floreale ed agrumato: miele, bergamotto, arancia
CORPO: leggero
ACIDITÀ: medio alta
RETROGUSTO: dolce e fruttato, speziato

Rubrica a cura di
Alberto Polojac

Monografie “MALAWI”

MEMBRO ICO codice n. 27 Gruppo “altri dolci”
SPECIE BOTANICHE Arabica lavati
SACCHI da 60 kg in juta (tara 0,5 kg)
RACCOLTO PRINCIPALE da aprile a settembre
ESPORTAZIONE a partire da agosto
PORTI DI IMBARCO Durban (Sud Africa)
PRODUZIONE ANNUA* 2017/2018: 20.000 sacchi * (fonte ICO, anno raccolto da ottobre a settembre)

 

 

Capitale: LILONGWE
Lingua parlata: inglese
Area totale: 118.480 km²
Moneta: Kwacha malawiano (MWK)
PIL: Totale 4,174 milioni di $ Pro capite $ 251
Paesi confinanti: a sud e ad est con il Mozambico, a nord con la Tanzania e ad ovest con lo Zambia

 

 

La storia del Malawi come paese produttore ebbe inizio nel 1891, quando le prime piante di caffè vennero introdotte dai coloni inglesi.
Intorno al 1930 alcuni missionari portarono dei semi nel nord del Paese dove i piccoli produttori li compravano e rivendevano il caffè in pergamino agli stessi missionari.
Negli anni ’50, grazie al supporto del governo britannico che cominciò a fornire piante ai piccoli coltivatori, vennero istituite le prime cooperative. Così nel 1957 venne creata la Misuku Coffee Growers Cooperative Society che esportava il caffè attraverso Moshi in Tanzania.
Con l’indipendenza del 1964 le cooperative sparirono e lasciarono posto all’ADMARC (Agricultural Development Marketing Corporation), che però tratteneva per sé gran parte dei profitti a scapito dei piccoli coltivatori. Per questo motivo nel 1971 il Ministero dell’Agricoltura istituì la Smallholder Coffee Authority (SCA), il cui compito era fornire servizi e prestiti ai piccoli proprietari del Malawi settentrionale.
La SCA non raggiunse però gli obiettivi sperati a causa di numerosi conflitti interni e una gestione poco oculata delle risorse e gli agricoltori poterono ricevere solo il 20% del ricavato delle loro vendite, mentre il restante 80% serviva a coprire le spese dell’Authority.
Nel 1999 dopo aver accumulato una cifra pari a $ 100.000 di debiti, la SCA venne privatizzata e trasformata nello Smallholder Coffee Farmers Trust (SCFT). Questa operò a sostegno dei piccoli coltivatori attraverso programmi di sviluppo della produzione caffeicola e la diversificazione delle colture e doveva traghettarli verso un nuovo sistema di cooperative.
Il momento di maggior sviluppo si ebbe grazie all’introduzione della qualità ibrida Catimor, molto resistente e di ottima resa in pochissimo tempo. Nel 2007, dopo una consultazione tra coltivatori, l’SCFT venne trasformato nel Mzuzu Coffee Planters Cooperative Union (MZCPCU), sistema in cui furono assorbite le principali cooperative dalle diverse zone produttrici e dove per la prima volta i coltivatori ebbero la possibilità di avere delle quote proprie.
Oggi la produzione del Malawi è in larga parte costituita da grandi appezzamenti di terra coltivati intensivamente e solo il 20% del totale proviene da piccoli produttori.
Oltre al Catimor, gli altri cultivar che vengono coltivati in Malawi sono il Gesha, SL28, Agaro e Bourbon.
Nel corso degli ultimi anni i produttori sono stati incoraggiati a coltivare le qualità più pregiate del Gesha e SL28 da cui possono ricavare premi più consistenti.

 

MZUZU PAMWAMBA AA

LAVORAZIONE: lavato
ZONA DI PRODUZIONE: Namadzi, Mzuzu
VARIETÈ BOTANICA: Catimor, SL28
ALTITUDINE: 1100 – 1200 m
UMIDITÀ: deve essere inferiore al 12%
CRIVELLO: 18
COLORE: verde brillante

 

PROFILO IN TAZZA:

All’olfatto emergono note floreali molto accese. In bocca colpisce immediatamente per l’acidità fresca che ricorda la frutta rossa. Il finale è leggero e fa riemergere sentori floreali.
GUSTO: dolce e fruttato: lime, susino, arancia, ananas.
CORPO: leggero.
ACIDITÀ: alta, principalmente citrica.
RETROGUSTO: balsamico, asciutto e pulito.

 

Rubrica a cura di
Alberto Polojac

Monografie “BURUNDI”

MEMBRO ICO codice n. 27 Gruppo “altri dolci”
SPECIE BOTANICHE Arabica lavati french mission bourbon
SACCHI da 60 kg in juta (tara 1 kg)
RACCOLTO PRINCIPALE maggio-giugno
ESPORTAZIONE agosto-settembre
PORTI DI IMBARCO Dar Es Salaam (Tanzania)
PRODUZIONE ANNUA* 2017/2018: 250.000 sacchi * (fonte ICO, anno raccolto da ottobre a settembre)

 

 

Capitale: GITECA
Lingua parlata: kirundi e francese
Area totale: 27.830 km²
Moneta: Franco del Burundi
PIL: Totale 2,472 milioni di $ Pro capite $ 282
Paesi confinanti: a nord con il Ruanda, ad ovest con la Repubblica Democratica del Congo e con la Tanzania a sud ed a est

 

 

Il Burundi è un piccolo stato dell’Africa Orientale, colonizzato prima dai tedeschi e poi dai belgi che ottenne l’indipendenza nel 1962, diventando una Repubblica Presidenziale. Circondato dal Rwanda, Tanzania, Repubblica Democratica del Congo e il lago Tanganica, si presenta come un grande altipiano con un’altitudine media di 1700 metri slm.
Un paese estremamente povero, prostrato dai recenti scontri tribali conclusisi solo nel 2005 e dove la maggior parte della popolazione è dedita all’agricoltura.
Le cicatrici della guerra civile durata più di un decennio sono però ancora ben visibili, con 2/3 della popolazione che vive sotto la soglia di povertà e il 60% che soffre di malnutrizione cronica (secondo dati recenti delle Nazioni Unite), facendone il terzo stato più povero al mondo.
Il caffè, per lo più arabica di varietà French Mission Bourbon che oggi costituisce circa l’80% delle esportazioni agricole del paese, fu introdotto dai Belgi negli anni ’30 e dà lavoro a circa 750mila famiglie (il 55% circa della popolazione). Le 145 stazioni di lavaggio esistenti e i 4 impianti per la spolpatura, costruiti grazie al supporto della World Bank, rappresentano il principale tessuto industriale del Paese.
La coltivazione è realizzata da contadini che possiedono piccoli appezzamenti di terreno; per questo, in fase di classificazione, la provenienza viene indicata con le coordinate delle diverse stazioni di lavaggio denominate Sogestal (Société de Gestion des Stations de Dépulpage Lavage du Café), alle quali in media un centinaio di famiglie porta il proprio piccolo raccolto.
Il processo utilizzato per la lavorazione delle ciliegie è quello tradizionale lavato con doppia fermentazione (la prima è aerobica senza acqua e la seconda anaerobica con acqua) come si può trovare in Kenya o in Rwanda. L’essicazione dei chicchi in pergamino avviene poi in letti rialzati a rete metallica noti come “african beds”. Il prodotto che ne consegue è di qualità eccellente con acidità brillante, prevalentemente citrica e malica, e una grande dolcezza a patto che ogni singolo passo sia svolto in maniera corretta.

 

 

POTATO DEFECT

Uno dei più grossi impegni negli ultimi anni in Burundi è stato quello di identificare e monitorare le cause di questo difetto, un off-flavour molto riconoscibile in tazza per la sua somiglianza al gusto della patata cruda.
Le cause di questo difetto che è circoscritto alle zone lacustri di Congo, Rwanda e Burundi, derivano da un agente batterico che penetra la struttura della ciliegia dopo che il frutto è stato attaccato da un piccolo insetto chiamato Antestia e produce una pirazina tossica che intacca la struttura del chicco. Oggi il difetto è molto meno comune rispetto a un tempo e le continue ricerche sull’argomento ne hanno notevolmente migliorato l’impatto sulla produzione.

 

 

BURUNDI KIBINGO WASHED

SPECIE: Arabica
VARIETÀ: Bourbon
LAVORAZIONE: Lavato
AREA DI PRODUZIONE: Gitega
ALTITUDINE: 1.900 m
CRIVELLO: 17

 

PROFILO IN TAZZA:

AROMA: dolce e fruttato: caramello, ananas e amarena.
CORPO: leggero.
ACIDITÀ: citrica malica ed elegante.
RETROGUSTO: floreale e persistente.

 

 

Rubrica a cura di
Alberto Polojac

Monografie “RUANDA”

MEMBRO ICO codice n. 28 Gruppo “altri dolci”
SPECIE BOTANICHE Arabica lavati
SACCHI da 60 kg in juta (tara 1 kg)
RACCOLTO PRINCIPALE da febbraio a giugno
ESPORTAZIONE a partire da maggio
PORTI DI IMBARCO Mombasa
PRODUZIONE ANNUA* 2017/2018: 245.000 sacchi * (fonte ICO, anno raccolto da ottobre a settembre)

 

 

Capitale: KIGALI
Lingua parlata: kinyarwanda, swahili, francese e inglese
Area totale: 26.338 km²
Moneta: Franco ruandese (RWF)
PIL: Totale 7,103 milioni di $ Pro capite $ 732
Paesi confinanti: a ovest con la Repubblica Democratica del Congo, a nord con l’Uganda, a est con la Tanzania e a sud con il Burundi

 

 

Pur essendo posizionato nella fascia equatoriale, il Ruanda presenta un clima temperato avendo un’altitudine media di 1700 metri slm: la temperatura media è di 20°C e le precipitazioni sono principalmente concentrate in due stagioni (marzo-maggio e ottobre-dicembre) con rari periodi di siccità. Il terreno risulta particolarmente fertile, anche per la presenza di numerosi vulcani: il Parco nazionale dei Vulcani ne ospita ben cinque appartenenti alla catena dei monti Virunga.
La coltivazione del caffè inizia nel 1930 per opera del governo coloniale belga e oggi dà lavoro a circa 400mila addetti con 70 milioni di alberi e una produzione di circa 27mila tonnellate.
La qualità del caffè verde, quasi esclusivamente di specie Arabica – varietà French Mission Bourbon, è apprezzata in tutto il mondo e la sua produzione costituisce oggi una delle principali fonti di reddito per l’economia del paese.
L’attività agricola resta invece insufficiente a sostenere l’intero fabbisogno della popolazione (il Paese è il più densamente popolato dell’Africa) e le importazioni superano di conseguenza le esportazioni totali; questo anche a causa del processo di desertificazione che ha colpito il paese dopo le guerre civili del 1994 e all’indiscriminato taglio di alberi effettuato dagli sfollati, oltre a un intenso sfruttamento dei terreni dovuto all’altissima densità della popolazione.
A ciò si devono aggiungere alcune criticità logistiche e geografiche che contribuiscono a rendere ancora più critica la già debole condizione economica del Ruanda. Tra queste spiccano un insufficiente sistema di infrastrutture e la mancanza di sbocchi diretti sul mare.
Per questo motivo gran parte delle risorse degli ultimi anni da parte del governo locale sono stati indirizzati allo sviluppo di infrastrutture fondamentali che però ancora non sono state in grado di incidere in maniera sostanziale sulle possibilità finanziarie del Paese.
Ad oggi il paese si colloca infatti ancora tra i più poveri al mondo con un PIL pro capite di 732 $ e il settore agricolo, che un tempo impiegava il 90% della popolazione ruandese, nel corso degli anni ha subito un crollo drastico. Fino al 1990 questo settore incideva infatti per il 60% sul volume delle esportazioni totali, mentre nel 2001 contava solo per il 20% a causa della devastazione economica causata dal genocidio unita al crollo dei prezzi del caffè della seconda metà degli anni ’90.
Oggi, con un programma decennale di sviluppo, il Ruanda sta diventando uno dei produttori di caffè più importanti e richiesti. I pregiati chicchi di quest’area sono richiesti da gran parte delle più grandi catene e commercializzati in tutto il mondo. Il settore caffeicolo può oggi garantire un’occupazione stabile a circa 400mila famiglie di piccoli coltivatori che traggono il loro sostentamento da circa 70 milioni di piante con una produzione di circa 27mila tonnellate. Le piantagioni sono molto piccole e tutte insieme occupano solo 35000 ettari distribuiti ad un’altitudine tra i 900 e i 2400 m.
A creare alcuni problemi alla qualità del caffè vi è il rischio di riscontrare il “potato defect”, un aroma sgradevole che ricorda quello della patata cruda e che interessa singoli chicchi. Il difetto viene dato da un insetto di nome Antestia che rilascia delle pirazine all’interno del chicco conferendo questo gusto sgradevole.

 

 

RUANDA TWONGERE KAWA COKO (WOMEN COFFEE)

LAVORAZIONE: lavato, doppia fermentazione di 24h
ZONA DI PRODUZIONE: Northern province, distretto di Gakenke
VARIETÀ BOTANICA: French Mission Bourbon
ALTITUDINE: 1800 – 2200 m
UMIDITÀ: deve essere inferiore al 12%
CRIVELLO: 16+
COLORE: verde brillante
TAZZA: spicca per acidità molto brillante ed estremamente complessa con note di frutta rossa e mandarino, bilanciata da una spiccata dolcezza. Il retrogusto è estremamente pulito con sentori di frutta candita e caramello. Il corpo è burroso e rotondo.

 

Rubrica a cura di
Alberto Polojac

Monografie “ECUADOR”

MEMBRO ICO codice n. 8 Gruppo “altri dolci”
SPECIE BOTANICHE prevalentemente Arabica
SACCHI da 60 kg in juta o fibra naturale (tara 1 kg)
RACCOLTO da maggio a ottobre
ESPORTAZIONE tutto l’anno a partire da luglio
PORTI DI IMBARCO Guayaquil
PRODUZIONE ANNUA* 2017/2018: 624
* (x 1000 sacchi, fonte ICO, anno raccolto da ottobre a settembre)

 

 

Capitale: QUITO
Lingua parlata: spagnolo
Area totale: 283.561 km²
Moneta: Dollaro statunitense (USD)
PIL: Totale 84,040 miliardi di $ Pro capite $ 5,743
Paesi confinanti: a nord Colombia, a sud est Perù

Il caffè giunse in Ecuador a metà del 19° secolo dalle colonie francesi e le prime piantagioni furono costituite intorno all’area di Manabi, un’area collinare con altitudini comprese tra 500 e 700 metri sopra il livello del mare.
Tutt’ora questa zona è tra le più produttive del Paese; è da qui infatti che proviene quasi la metà del volume totale.
Caffè di qualità più alta proviene tuttavia da zone con altitudini più elevate come Loja e Zaruma.
La coltivazione di caffè non è mai stata la prima fonte di entrate per l’economia ecuadoregna: i primi prodotti esportati sono sempre stati tradizionalmente il petrolio e il cacao.
Nel 1920 però, una buona parte della produzione di cacao venne compromessa a causa di alcune malattie che colpirono duramente molte piantagioni. Così il caffè cominciò ad acquisire un po’ più di importanza dal punto di vista commerciale, rimanendo comunque sempre un prodotto piuttosto marginale rispetto ad altre materie prime.
Le crisi dei prezzi del caffè degli anni ’90 e dei primi 2000 però fecero precipitare drasticamente i volumi e la produzione nel giro di pochi anni venne più che dimezzata.
A queste problematiche si aggiungano le difficoltà nella fase di raccolta dovuta al fatto che, essendo questo Paese attraversato dall’equatore (da cui il nome), la maturazione delle drupe non avviene in maniera uniforme.
Avere un raccolto omogeneo risulta di conseguenza molto oneroso e dispendioso, per questo motivo la produzione di caffè qui non è mai stata vista come una grande opportunità.
Nonostante ciò oggi quasi 500.000 persone qui dipendono dal caffè per il proprio sostentamento e la gran parte hanno piccole proprietà di 1 – 5 ettari. A nord del Paese nella provincia di Orellana è concentrata una piccola produzione di specie Robusta che viene prevalentemente usata per la preparazione di caffè solubile.

 

 

I CAFFÈ SPECIALI:
GALAPAGOS E SIDRA

Microclima particolare e biodiversità fuori dal comune rendono le isole Galapagos, arcipelago situato in mezzo al Pacifico al largo del Sud America, un luogo unico per la coltivazione di caffè speciali.
Clima subtropicale, caldo equatoriale mitigato due volte l’anno dalla corrente di Humboldt e terreno ricco e vulcanico, fanno di quest’area un paradiso per la coltivazione di caffè dal profilo organolettico particolare (oltre che per il rilassamento dalla frenesia del mondo moderno).
Qui infatti, nonostante non si arrivi a più di 300 metri di altitudine, le condizioni climatiche sono così particolari da essere paragonabili a quelle più miti che normalmente troviamo sopra i 1000 metri. La produzione è esclusivamente di caffè organico, dal momento che il governo ha vietato con una legge speciale nel 1998 l’uso di qualsiasi pesticida chimico.
Una delle isole più produttive è San Cristobal a cui Starbucks ha dedicato una delle sue singole origini. La seconda in ordine di importanza è Santa Cruz.
A proposito di caffè speciali una menzione va fatta anche alla varietà Sidra sviluppatasi al confine con la Colombia. Questo cultivar è un prodotto di un incrocio tra Typica e Red Bourbon con caratteristiche morfologiche simili a quelle della Gesha e frutti di forma oblunga. In tazza spicca per dolcezza, complessità aromatica e sentori floreali.

 

 

EL MAÑANERITO

LAVORAZIONE: honey
ZONA DI PRODUZIONE: Manabi
VARIETÀ: Caturra, Catuai, Sarchimor, Catimor, Bourbon
ALTITUDINE: 700 m
CRIVELLO: misto in buona parte 16/17
TOSTATURA City roast. Consigliata una tostatura piuttosto leggera per far risaltare l’aromaticità e l’acidità. Una tostatura troppo spinta farà si emergere il corpo (che comunque risulterà ben strutturato anche a qualche grado più basso), ma risalterà troppo le note amare.
TAZZA molto complessa con acidità tra il malico e il citrico. Al retrogusto risulterà molto pulita con elevata dolcezza e finale di uva passa e frutta candita.

 

Foto: Fatima Macias Zambrano

Rubrica a cura di
Alberto Polojac

Monografie “COSTA RICA”

MEMBRO ICO codice n. 5 Gruppo “altri dolci”
SPECIE BOTANICHE esclusivamente Arabica
SACCHI da 69 kg in juta (tara 1 kg)
RACCOLTO da settembre a febbraio
PORTI DI IMBARCO Puerto Limon, Puerto Caldera
PRODUZIONE ANNUA* 2017/2018: 1.560
* (x 1000 sacchi, fonte ICO, anno raccolto da ottobre a settembre)

 

 

Il caffè nel Costa Rica venne introdotto nel 1779, proveniente dalle Antille e da Cuba, e coltivato nella Meseta Central, area che comprende la capitale del paese, San José, e perfetta per la coltivazione di caffè.
l clima è infatti umido con precipitazioni annue tra i 2000 e i 3000 mm e temperature comprese tre 17 e 28°C e il terreno è molto fertile e ricco di minerali data la presenza dei due vulcani attivi di Poas e Irazu.
Le prime piantagioni di cui abbiamo conoscenza risalgono al 1816, grazie alle informazioni fatte arrivare da don Félix Velarde, missionario cattolico nella Chiesa di Escazù e primo coltivatore di caffè del paese.
Le esportazioni partirono nel 1820 con due quintali di caffè diretti verso il confinante Panama.
L’anno successivo il Costa Rica ottenne l’indipendenza dalla Spagna e la politica lungimirante dei Capi di Stato che si susseguirono in quegli anni risultò fondamentale per lo sviluppo e la coltivazione del caffè.
Tra i provvedimenti presi quelli più degni di nota sono:

  • 1821: il comune di San José distribuì gratuitamente delle piante di caffè tra i residenti;
  • 1825: il governo decise di esentare il caffè dal tributo annuo sui prodotti agricoli;
  • 1831: l’Assemblea Nazionale decretò che chiunque coltivasse caffè per cinque anni consecutivi su un terreno incolto avrebbe potuto rivendicare per sé quel fondo.

Nel 1832 il caffè iniziò quindi ad essere commercializzato verso il Cile. Qui veniva rinsaccato e imbarcato per l’Inghilterra col marchio “Café Chileno de Valparaíso”.
Mentre nel 1843 fu imbarcato il primo carico di merce, ben 500 tonnellate, direttamente in Inghilterra. In seguito i rapporti con la Gran Bretagna si infittirono ulteriormente; gli inglesi investirono molto nel mercato caffeicolo costaricano e fino al secondo dopoguerra ne furono i clienti più importanti.
Le entrate generate dall’industria del caffè permisero la realizzazione di diverse infrastrutture ed opere molto importanti per il paese, tra cui la Ferrocarril al Atlántico ,la prima ferrovia che collegava la Valle Centrale alla costa atlantica, e il Teatro Nacional de San Josè.
Una buona parte dei ricavi derivati dal commercio di caffè venne anche reinvestita per migliorare l’efficienza degli impianti di irrigazione, per l’acquisto di fertilizzanti e di macchinari tecnicamente avanzati per la lavorazione e la selezionatura del prodotto.
Per questo il Costa Rica è oggi il paese dalla resa più elevata in rapporto al terreno coltivato, pari cioè a 1,566 kg per ettaro.

 

CURIOSITÀ

Il Costa Rica è l’unico paese al mondo ad aver proibito per legge la coltivazione di qualità che non fossero appartenenti alla specie Arabica, in base ad un decreto del 4 dicembre 1989.
Inoltre venne sconsigliato anche l’utilizzo di cultivar come la Catimor, ibrido appartenente alla coffea Arabica, ma di qualità decisamente inferiore.

 

COSTA RICA
HTM TOURNON

Nel 1850 Hyppolite Tournon iniziò a lavorare a Bordeaux presso la compagnia armatrice “Le Quellec”, le cui navi attraversavano l’Atlantico per commercializzare con l’America latina diverse materie prime.
Dopo 5 anni Tournon fondò assieme al suo datore di lavoro la società “Le Quellec & Tournon”, una sorta di agenzia commerciale con sede in Costa Rica, che importava prodotti europei ed esportava caffè.
Nel 1859 la società iniziò a specializzarsi nella lavorazione del caffè, ma l’armatore non volle impegnarsi ulteriormente nell’attività.
Fu così che nacque la CAFETALERA TOURNON LIMITADA. Sulle vecchie banconote da 5 Colones in cui è raffigurata la raccolta di caffè (immagine in basso), la bandiera francese che si nota sullo sfondo si dice appartenga proprio a un clipper della compagnia.

 

LAVORAZIONE: lavato
ZONA DI PRODUZIONE: regione San José
ALTITUDINE: 1.200-1.600 metri
COLORE: verde brillante
DIFETTI nella European Preparation non più di 4 in un campione di 300 gr.
TOSTATURA varia tra Full city e city roast. Una tostatura più chiara farà emergere le note più acidule e fruttate, soprattutto agrumate, mentre una tostatura leggermente più spinta enfatizzerà sentori di caramello, cioccolato fondente e frutta candita.
TAZZA ricca di corpo e aroma, presenta un’acidità fine medio-alta.

 

Rubrica a cura di
Alberto Polojac

Monografie “COLOMBIA”

MEMBRO ICO codice n. 3 Gruppo “Colombiani dolci”
SPECIE BOTANICHE Arabica lavati
SACCHI da 70 kg in juta o fibra naturale (tara 0,8 kg)
RACCOLTO PRINCIPALE da settembre a dicembre
RACCOLTO SECONDARIO (MITACA) da aprile a giugno
ESPORTAZIONE tutto l’anno a partire da novembre
PORTI DI IMBARCO Buenaventura e Cartagena
PRODUZIONE ANNUA* 2017/2018: 14.000 * (x 1000 sacchi, fonte ICO, anno raccolto da ottobre a settembre)

 

 

Capitale: BOGOTÀ
Lingua parlata: spagnolo
Area totale: 1.141.748 km²
Moneta: Peso Colombiano (HNL)
PIL: Totale 497.255 miliardi di $ Pro capite $ 7,919
Paesi confinanti: a est Venezuela e Brasile, a sud Perù ed Ecuador e a nord-ovest Panama

 

 

Le prime informazioni che abbiamo sul caffè in Colombia sono del 1723. Molto probabilmente le prime piantine furono introdotte dai Gesuiti dalle Antille attraverso il Venezuela.
La coltivazione iniziò nel 1732 nella regione settentrionale Orinoco e, partendo dal seminario di Popayan nel dipartimento del Cauca, venne estesa successivamente alle regioni meridionali.
La coltivazione commerciale avvenne invece soltanto verso la fine del secolo XVIII nei dipartimenti di Santander e Boyaca e successivamente tra le colline nei pressi di Medellin.
Dalla seconda metà del 1800, in seguito all’indipendenza ottenuta dalla Spagna e a condizioni di prezzo particolarmente favorevoli, il caffè conobbe una crescita esponenziale nel paese.
Si calcola infatti che da una produzione annua di 1000 sacchi si passò nel giro di 30 anni a 100.000 sacchi. In seguito, l’ammodernamento della rete ferroviaria diede una spinta ancora maggiore alla produzione in particolare nei dipartimenti centrali di Caldas e Antioquia e nel 1930 la produzione annua superò i 3 milioni di sacchi, il 10% delle esportazioni mondiali.
Questa crescita così repentina portò i coltivatori ad organizzarsi e venne creata a questo proposito la Federacion Nacional de Cafeteros de Colombia (Fedecafé), organo che è formalmente in mano ai produttori, ma che agisce a tutti gli effetti come un ente governativo. Il suo compito principale è quello di esportatore, ma la sua azione si estende anche alla regolamentazione del mercato, nonché alla realizzazione di infrastrutture, scuole e in ambito scientifico.
A questo scopo venne creata la CENICAFE (Centro Nacional de Investigaciones de Café), organizzazione che lavora a fianco dei produttori e che a creò a metà degli anni 80 la Colombia variedad, una qualità particolare resistente alla ruggine.
Oggi la Colombia è il primo produttore di Arabica lavati e il terzo a livello mondiale dopo il Brasile e il Vietnam.

 

 

JUAN VALDEZ LOGO

La Fedecafé decise alla fine degli anni ’50 di proteggere l’origine dei caffè 100% colombiani distinguendola da caffè miscelati con altre origini. Venne così creato nel 1959 dall’agenzia americana Doyle Dane Bernbach il marchio Café de Colombia raffigurante il coltivatore tipo della Colombia a cui venne dato un nome tipicamente ispanico, Juan Valdez (come il nostro Mario Rossi o il John Smith degli americani). Al suo fianco la fedelissima asina Conchita e sullo sfondo sono raffigurate le montagne della Colombia. Questa immagine, oltre che simbolo della Colombia è divenuta ormai sinonimo di caffè.

 

 

COLOMBIA TIWUN

La Confederation Indigena Tayrona (CIT) è la legale rappresentante della comunità Arhuaco, popolazione aborigena che da secoli abita nella zona montuosa di Sierra Nevada de Santa Marta sulla costa caraibica della Colombia. La filosofia di vita di queste popolazioni è il pieno rispetto dell’ambiente e di Madre Natura e anche la coltivazione di caffè in queste zone ha da sempre seguito questa filosofia. Dal 2002 il CIT ha creato un marchio, TIWUN (la parola significa “origine” nella parlata locale), che è un caffè organico certificato dallo Skal-Control Union. La coltivazione è affidata a 345 famiglie Arahuache che possono così avere un sostegno economico ed evitare allo stesso tempo che la comunità entri a contatto con la coltivazione di oppio e coca.

 

 

COLOMBIA MEDELLIN SUPREMO

LAVORAZIONE: lavato
ZONA DI PRODUZIONE: Antioquia
ALTITUDINE: 1700 m
CRIVELLO: grane omogenee trattenute dal crivello 17 e una tolleranza del 5% di sottocrivello. Non deve comunque passare dal crivello 14
COLORE: verde intenso
UMIDITÀ: deve essere inferiore al 12%
TOSTATURA: City roast. Consigliata una tostatura piuttosto leggera per far risaltare l’aromaticità e l’acidità.
TAZZA: Molto profumata presenta caratteristiche uniche con note di caramello e cacao. In genere ha una tazza dall’acidità fine, molto corposa e tendente al dolce. Purtroppo è incostante a causa delle differenze climatiche delle sue zone di produzione.
MISCELA: Considerato da molti una qualità insostituibile, può essere usato anche in larghe percentuali.

Rubrica a cura di
Alberto Polojac

Monografie “GUATEMALA”

MEMBRO ICO codice n. 11 Gruppo “altri dolci”
SPECIE BOTANICHE principalmente Arabica
SACCHI da 69 kg in juta (tara 1 kg)
RACCOLTO da ottobre ad aprile
PORTI DI IMBARCO Santo Tomas de Castilla (Atlantico), Puerto Quetzal (Pacifico)
PRODUZIONE ANNUA* 2017/2018: 3.800 * (x 1000 sacchi, fonte ICO, anno raccolto da ottobre a settembre)


Le prime piante di caffè furono portate in Guatemala dai missionari Gesuiti nel 1750, ma vennero usate solo come piante ornamentali.
La coltivazione iniziò solo un secolo più tardi, quando la principale risorsa agricola del Paese fino a quel momento, l’indaco, venne soppiantata a causa di un attacco di locuste che distrusse una buona parte del raccolto, ma soprattutto dall’introduzione dei coloranti chimici che ne resero la produzione poco conveniente.
A partire dal 1850 il governo cominciò a fornire incentivi economici e sgravi fiscali per sostenere la produzione caffeicola e l’avvento in quegli anni dei vascelli Clipper rese più facile e veloce anche l’esportazione della materia prima; fu una vera e propria rivoluzione. Nel 1859 più di 500.000 piante erano già state introdotte nelle regioni di Antigua, Coban, Fraijanes e San Marcos, e furono esportati ben 400 quintali di caffè in Europa. L’anno seguente le esportazioni furono quasi triplicate superando i 1100 quintali.
L’anno della svolta per il Guatemala fu il 1870, quando il presidente Justo Rufino Barrios introdusse una serie di norme volte a liberalizzare il mercato del caffè, diventando così la principale attività economica del Paese con il 90% sul totale delle esportazioni nel giro di soli 10 anni.
I benefici di queste riforme non coinvolsero però tutta la popolazione. A farne le spese furono perlopiù le popolazioni Maya locali che vennero espropriate dai loro terreni e costrette a lavorarci come schiavi.
Ulteriori riforme da parte del governo resero più facile l’acquisto di terreni da parte degli stranieri, con una conseguente massiccia immigrazione dall’Europa, in particolare dalla Germania.
Fu proprio grazie agli investimenti dei tedeschi che il Guatemala ebbe la possibilità di svilupparsi e modernizzarsi, grazie alla costruzione di strade e infrastrutture che resero possibile il trasporto del caffè dalle zone montuose ai porti di imbarco in tempi decisamente più brevi.
Gli anni che seguirono furono contrassegnati da un inasprimento delle condizioni di vita delle popolazioni locali e l’ampliamento del divario con l’elite dominante. Ne derivò una costante instabilità politica e sociale e numerosi furono i casi in cui si dovette ricorrere all’uso della forza armata per sedare i movimenti di rivolta popolare.
Una tregua fu possibile grazie al primo governo democraticamente eletto di Jacopo Arbenz nel 1950, che cercò di introdurre nuove e più eque riforme agricole. L’opposizione da parte dei grossi proprietari terrieri non tardò ad arrivare ed il governo fu rovesciato nel 1954 da un colpo di Stato col supporto dei servizi segreti americani.
Da quel momento ebbe inizio la più lunga guerra civile nella storia delle Americhe, che terminò solo con gli accordi di pace siglati nel 1996. Ciononostante, le cause principali alla base del conflitto, ovvero povertà, disuguaglianza e razzismo, ancora oggi costituiscono lo scenario politico ed economico del Guatemala, impedendone un reale sviluppo.
Oggi il Guatemala rappresenta l’11° produttore a livello globale con quasi 4 milioni di sacchi di produzione annua distribuiti nelle 8 regioni principali del Paese, ognuna con un suo specifico microclima. Altitudine e terreno vulcanico rappresentano condizioni ideali per la coltivazione di Arabica (su tutte varietà tradizionali come Bourbon, Caturra, Catuai), tuttavia di recente sono molto apprezzati anche i caffè Robusta lavati provenienti dalle zone più pianeggianti ma costituiscono solo il 2% della produzione totale.

 

GUATEMALA HUEHUETENANGO PRESIDIO SLOW FOOD

Il presidio Slow Food, avviato a partire dal 2002 nella regione di Huehuetenango in Guatemala, mira al miglioramento delle condizioni di vita di 200 piccoli produttori, fornendo loro gli strumenti necessari per la produzione di un caffè di qualità. Questo progetto, grazie soprattutto all’eliminazione di figure intermediarie, evita che il guadagno finale venga spalmato e sperequato lungo tutto il canale di produzione, consentendo ai produttori di spuntare un prezzo più alto sul mercato.

LAVORAZIONE: lavato
ZONA DI PRODUZIONE: Huehuetenango
ALTITUDINE: 1600 – 1900 m
VARIETÀ BOTANICHE: Typica, Bourbon e Catuai
CRIVELLO: 17-18
COLORE: verde brillante
TOSTATURA: la City roast ne esalterà le note più dolci e fruttate e ne aumenterà la percezione di acidità citrica, una Full City più spinta invece darà risalto alla corposità farà emregere un’acidità più lattica e tartarica.
TAZZA: molto aromatica e raffinata. Spiccano sentori di caramello e cioccolata e note fruttate che ricordano la marmellata di arance. L’acidità è decisamente marcata e gradevole. Il retrogusto è pulito, secco e molto persistente.

Rubrica a cura di
Alberto Polojac

Monografie “NICARAGUA”

MEMBRO ICO codice n. 17 Gruppo “altri dolci”
SACCHI da 69 kg in juta (tara 1 kg)
FIORITURA da maggio a giugno
RACCOLTO da ottobre a dicembre
ESPORTAZIONE da dicembre a settembre
PORTO DI IMBARCO PRINCIPALE Puerto Cortés (Honduras)
PRODUZIONE ANNUA* 2016/2017: 740 * (x 1000 sacchi, fonte ICO, anno raccolto da ottobre a settembre)

 

 

Il caffè venne introdotto in Nicaragua nel 1796 come pianta decorativa. Fu solo nel 1824 che cominciò ad essere coltivato sull’altopiano del versante Pacifico nelle province di Carazo e, successivamente, in quelle di Managua. Nel 1841, piccoli quantitativi di caffè (circa 800 sacchi all’anno) vennero esportati in Europa assieme ad altri prodotti agricoli come indaco, cotone e tabacco.
I terreni più adatti per la coltivazione di caffè in Nicaragua tuttavia si rivelarono essere quelli appartenenti alle alture della catena montuosa centrale, in particolare nelle regioni di Segovia, Jinotega and Matagalpa, soprattutto per il terreno vulcanico molto fertile, il clima umido tropicale e la vegetazione rigogliosa.
Queste regioni però appartenevano per la maggior parte alle popolazioni locali, che si trovarono quindi sospese tra gli interessi dei baroni del caffè e i grossi profitti previsti dalla coltivazione del prodotto.
Tutto questo portò inevitabilmente all’eliminazione sistematica dei nativi, conflitto che durò diversi anni. Coloro che non vennero eliminati furono schiavizzati e costretti a lavorare nelle piantagioni in quella che fino a poco tempo prima era la loro terra.
Nel 1881 diverse migliaia di Indiani si ribellarono e attaccarono la sede del governo in Matagalpa chiedendo la fine del lavoro forzato. L’esercito nicaraguese soppresse la rivolta uccidendo oltre un migliaio di indigeni. Nonostante ciò , la resistenza continuò per molti anni e la coltivazione di caffè in Nicaragua rimase per lungo tempo un lavoro piuttosto rischioso da intraprendere.
Tra il 1936 e il 1979 il Nicaragua passò sotto il controllo dittatoriale della famiglia Somoza, prima attraverso il padre e successivamente con i suoi due successori. In quegli anni, in particolare durante la fase finale del loro dominio, il Nicaragua conobbe una crescita economica molto importante, dovuta in particolare agli investimenti effettuati a livello di infrastrutture, educazione pubblica, sviluppo rurale ed espansione industriale. Il record dei prezzi nei mercati internazionali di caffè e cotone, le culture principali del paese in quegli anni, diedero la spinta finale.
La dittatura dei Somoza, tuttavia, fu anche un periodo caratterizzato fortemente dalla corruzione, repressione, e un benessere fortemente concentrato nelle mani di elite molto ristrette. Tutto ciò contribuì ad esasperare le ineguaglianze e i risentimenti tra le popolazioni meno privilegiate. Questo malessere dal punto di vista politico proseguì a lungo e i ribelli attraverso il Fronte di Liberazione Sandinista, presero le redini del paese nel 1979, implementando una serie di riforme socialiste tra cui la nazionalizzazione delle banche, la distribuzione delle terre attraverso riforme agrarie e l’istituzione delle cooperative controllate dallo stato. Queste politiche tuttavia finirono per portare ancora più disuguaglianze e risentimenti tra la popolazione.
Il governo infatti attraverso la Enecafe (Ente caffeicolo statale) cominciò a controllare l’intero settore caffeicolo. I produttori furono costretti a vendere il loro caffè a 10 centesimi per libbra mentre l’Enecafe lo rivendeva presso i mercati internazionali a $2 per libbra.
L’instabilità dal punto di vista politico che dominò il paese in questi 50 anni assieme a diverse catastrofi naturali subite devastarono la produzione di caffè in Nicaragua e di conseguenza le vite dei coltivatori costretti ad emigrare in Panama, Costa Rica e negli Stati Uniti alla ricerca di migliore fortuna.
Nel febbraio del 1990 il Nicaragua inaugurò un nuovo capitolo nella sua storia con le prime elezioni democratiche, in cui Violeta Barrios de Chamorro venne eletta Presidente. Col ritorno alla democrazia, il Paese conobbe un processo di ricostruzione post-conflittuale senza pari e ben tre elezioni libere consecutive.

 

CRISI DEL CAFFÈ

Il caffè costituiva ben il 30% delle entrate generate da prodotti agricoli del Nicaragua, il 50% delle esportazioni di prodotti agricoli e il 25% delle esportazioni totali quando i prezzi collassarono tra il 1999 e il 2003.
Oltre a ciò una serie di calamità naturali abbattutesi sul Paese come l’uragano Mitch del 1998 e la siccità degli anni 1999-2001 contribuì ad aggiungere tensione sul mercato.
Fu così che nel 2003 venne raggiunto un accordo tra le parti attraverso la riforma nota come El Acuerdo de las Tunas in cui più di 3000 famiglie rimaste senza terra ricevettero piccoli appezzamenti di terreno in proprietà.
Da quel momento vennero intensificati gli interventi di collaborazione atti a migliorare la qualità del prodotto e i piccoli proprietari ricevettero ulteriore sostegno per diversificare le loro colture e produrre qualità che riuscissero a competere nei mercati internazionali.

 

LAS HERMANAS

Las Hermanas (dalle spagnolo “le sorelle“) è una cooperativa di coltivatori di caffè nicaraguesi composta 200 membri ed è formata da sole donne. Venne fondata nel 2001 da Fatima Israel, un’agronoma che si rese conto che il caffè processato e lavorato dalle donne veniva poi valutato superiore in fase di assaggio. Decise così di selezionarlo creando un marchio separato. Oggi, Las Hermanas collabora con due associazioni no profit come Grounds for Health e Coffee Kids, ed è molto vicina dall’essere autonoma dal punto di vista finanziario.

NICARAGUA SHG MATAGALPA MARAGOGYPE

LAVORAZIONE: lavato
ZONA DI PRODUZIONE: Matagalpa
ALTITUDINE: 1600 m
VARIETÀ BOTANICHE: 90% di grani Maragogype
COLORE: verde brillante
TOSTATURA: una City roast ne esalterà le note più agrumate e sentori dolci di biscotti al malto e miele. Per far emergere invece toni più caldi di nocciola e caramello si consiglia di spingersi su una Full City + a due minuti circa dal primo crack.
TAZZA: equilibrata con un corpo fine e aroma cioccolatoso. L’acidità non eccessivamente marcata e gradevole lo rende perfetto per il suo utilizzo come singola origine. Il retrogusto è pulito, dolce e cremoso.

Rubrica a cura di
Alberto Polojac