Trieste ospita per la prima volta l’International Coffee Convention
• NOTIZIARIO TORREFATTORI, ottobre 2026, autore Giovanna Gelmi •
A raccontarcelo è Massimiliano Fabian, l’artefice di questo risultato
Nel 2026 Trieste diventa per la prima volta sede dell’International Coffee Convention (ICC), l’appuntamento internazionale che porta la ricerca scientifica sul caffè a confronto diretto con l’industria, in programma alla vigilia di TriestEspresso Expo. Ne abbiamo parlato con Massimiliano Fabian, Presidente dell’European Coffee Federation, tra i protagonisti di questo risultato per la città.
Cos’è l’International Coffee Convention e cosa lo distingue da altri appuntamenti del settore?
L’International Coffee Convention è un evento annuale incentrato sul caffè dal punto di vista scientifico. Vengono presentati diversi lavori di ricerca sul caffè stesso e su tematiche ad esso correlate.
Faccio alcuni esempi: lo studio e l’utilizzo di specie di caffè diverse dalle due maggiormente diffuse, Coffea arabica e Coffea canephora, come ad esempio la Liberica e altre specie; oppure l’utilizzo e la valorizzazione di materie prime seconde derivanti dal processo del caffè, anche nei Paesi di origine.
Un elemento particolarmente importante è il rigore scientifico dei lavori presentati. Si tratta di ricerche pubblicate e verificate attraverso il processo di peer review, e quindi sottoposte a una validazione scientifica estremamente rigorosa.
È qualcosa che, se non unico nel nostro settore, è certamente poco comune e comparabile soprattutto con quanto avviene nell’ambito dell’ASIC, l’Associazione Scientifica Internazionale del Caffè, che organizza a sua volta un importante appuntamento scientifico internazionale con cadenza biennale in diverse parti del mondo.
Non considero questi eventi concorrenti tra loro: sono iniziative accomunate da un approccio estremamente rigoroso e scientifico e realizzate nell’interesse dell’intero mondo del caffè.
Come nasce la scelta di portare l’ICC a Trieste proprio in coincidenza con TriestEspresso Expo, e cosa rappresenta questo abbinamento per la città e per il comparto?
Normalmente l’International Coffee Convention si teneva a Mannheim, in Germania, dove è nata. L’ICC ha però voluto ampliare ed espandere il proprio raggio d’azione e ha visto in TriestEspresso Expo un possibile e interessante connubio, essendo quest’ultima una fiera altamente specializzata nel settore.
Trieste, inoltre, è una città estremamente importante e riconosciuta nel mondo del caffè. Portare l’ICC in quella che possiamo considerare una delle capitali mondiali del caffè e programmare l’evento immediatamente prima di TriestEspresso Expo crea quindi una combinazione particolarmente interessante.
L’International Coffee Convention si svolgerà il 19 e 20 ottobre 2026, preceduta il 18 ottobre da due workshop correlati. Subito dopo, dal 21 al 23 ottobre, si terrà TriestEspresso Expo.
Avremo quindi un’intera settimana di intenso lavoro sul caffè. L’ICC attirerà ulteriore attenzione internazionale e permetterà soprattutto di unire la componente scientifica a quella industriale e commerciale, il tutto in una delle capitali mondiali del caffè: Trieste.

Lei guida oggi l’ECF, l’organismo che rappresenta l’industria del caffè a livello europeo davanti alle istituzioni UE. In che modo un evento come l’ICC si inserisce nelle priorità che l’ECF porta avanti in questa fase, tra normative come l’EUDR e la sostenibilità di filiera?
La componente scientifica è sempre importante, anche quando ci si rapporta con quella normativa. La normativa dovrebbe infatti tenere sempre conto della scienza e l’evidenza scientifica dovrebbe supportare la redazione delle norme affinché queste siano ragionevoli e rispondano all’interesse sia di chi le emana sia di coloro che devono applicarle e rispettarle.
Ritengo quindi che la componente scientifica non debba mai essere slegata da quella normativa e neppure da quella economica. Anche lo sviluppo economico del settore si basa, infatti, sull’innovazione, sulla ricerca e sui dati scientifici disponibili.
È quindi fondamentale mantenere un dialogo costante tra scienza, regolamentazione e industria.
Il programma 2026 tocca temi molto diversi tra loro, dal clima alla tecnologia fino all’etica. Qual è, dal suo punto di vista, il tema su cui il settore ha più bisogno di confrontarsi con la ricerca scientifica in questo momento?
Direi tutto ciò che riguarda la normativa sanitaria relativa al caffè e la normativa ambientale.
Quando analizziamo l’impatto di un determinato aspetto del mondo del caffè in termini di sostenibilità, dobbiamo considerare la sostenibilità nella sua accezione più ampia: innanzitutto economica, ma anche sociale e ambientale. A parte c’è l’aspetto trasversale relativo alla sicurezza alimentare.
Sono tutti temi importanti, che devono essere affrontati con estrema attenzione. Come ECF prestiamo la massima attenzione agli sviluppi normativi e, quando li analizziamo, verifichiamo anche come questi si rapportino alle evidenze scientifiche disponibili.
L’obiettivo è capire se gli sviluppi normativi vadano nella direzione corretta. E per questo non intendo qualcosa di soggettivo, ma di quanto più possibile oggettivo: quindi basato sulla scienza e sui fatti, e non su semplici supposizioni.
Cosa si aspetta possa portare concretamente alle aziende torrefattrici, specialmente alle realtà di medie e piccole dimensioni, la possibilità di avere ricerca e industria nella stessa sede, nella stessa settimana?
Le piccole aziende fanno talvolta più fatica a seguire tutti gli sviluppi del settore, anche dal punto di vista scientifico. Avere l’opportunità di accedere in pochi giorni a una panoramica così ampia è sicuramente stimolante e permette loro di conoscere aspetti ai quali, prese dalle questioni quotidiane, forse non riescono sempre a dedicare la giusta attenzione, anche per una naturale questione di risorse e di tempo legata alle dimensioni.
In questa occasione avranno la possibilità di vedere da vicino ciò che sta avvenendo nella parte scientifica del mondo del caffè.
Naturalmente non basta partecipare a un singolo evento: quello del caffè è un mondo dinamico e in continua evoluzione, e per le piccole e medie aziende seguirne costantemente gli sviluppi può essere più difficile. Proprio per questo poter disporre di una sorta di compendio, concentrato in un unico appuntamento come l’International Coffee Convention, rappresenta un’opportunità particolarmente interessante anche per loro.
Lei è espressione di un territorio con una lunga tradizione caffeicola. Cosa significa per lei vedere la città diventare per una settimana un punto di riferimento internazionale su scienza e caffè?
Direi che è uno dei tanti momenti nei quali si conferma l’importanza di Trieste nel mondo del caffè. Naturalmente Trieste non è l’unico luogo importante per questo settore: nel mondo ce ne sono molti altri. Ma Trieste è certamente uno di questi ed è, a tutti gli effetti, una delle capitali mondiali del caffè.
Il fatto che l’International Coffee Convention venga organizzata qui rappresenta un’ulteriore conferma di questo ruolo e anche del lavoro che svolgiamo tutti insieme a livello locale e internazionale.
Il caffè è, per sua stessa natura, una commodity globale: viene coltivato nella fascia tropicale e viene consumato principalmente in Europa e Nord America e, oggi, in misura sempre maggiore anche in Asia. È quindi un prodotto che unisce realtà, economie e culture molto lontane tra loro.
Avere a Trieste, nella stessa settimana, appuntamenti internazionali capaci di riunire scienza e industria è certamente motivo di orgoglio. Conferma che stiamo facendo, tutti insieme, un lavoro importante e che la Trieste del caffè continua a esserne una delle protagoniste.
