L’analisi del rischio radiologico negli alimenti e imballaggi

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“Nessuna area è esente dal rischio. Il corretto approccio al pericolo”

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, maggio-giugno 2024, autore Marco Valerio Francone • 

L’approccio verso l’analisi del rischio radiologico negli alimenti e imballaggi nasce dalla definizione stessa di rischio radiologico ovvero come la possibilità che una data esposizione verso particolari radiazioni ionizzanti (raggi X, raggi gamma o particelle alfa, beta o neutroni) possa causare danni alla salute.
Il rischio radiologico negli alimenti e imballaggi può essere causato da diverse cause tra le quasi ad esempio:

  • sostanze radioattive che possono contaminare gli alimenti;
  • trattamenti irradianti sugli alimenti a base di radiazioni ionizzanti con scopo preservativo;
  • rifiuti o scarti dei processi nucleari sia civili che militari;
  • fenomeni naturali, come la presenza di radiazioni nell’ambiente;
  • incidenti.

Bisogna inoltre considerare che queste sostanze si accumulano negli ambienti, quindi anche negli alimenti e di conseguenza il loro effetto può essere “visibile” sia immediatamente in caso di forte esposizione, ma anche e soprattutto a distanza di anni e decenni.
L’analisi del rischio radiologico negli alimenti e imballaggi è pertanto un processo complesso, basato su diversi fattori che, oltre valutare le fonti, deve considerare anche la durata dell’esposizione e la sensibilità individuale.
Il processo di analisi del rischio radiologico negli alimenti e imballaggi ha lo scopo infatti di identificare, valutare e gestire, tutti i potenziali pericoli derivanti dalla presenza di radiazioni ionizzanti nei prodotti alimentari e imballaggi. La corretta gestione del rischio radiologico negli alimenti e imballaggi si basa quindi sullo studio delle fonti, classificazione dei rischi, impatti a livello di ciclo produttivo, revisione dei processi in caso di inserimenti di nuovi materiali, processi o fornitori.
In questo articolo cercheremo di fornire informazioni importanti per questa attività.

Perché si effettua un’analisi del rischio radiologico negli alimenti e imballaggi?
Il quadro normativo Europeo relativo alla sicurezza alimentare, dei mangimi e degli imballaggi, disciplina formalmente l’OSA (l’Operatore del settore alimentare) nell’analisi, concretamente ogni rischio per la salute del consumatore e degli animali. In particolare, sia il Regolamento CE 178/2002 che il regolamento CE 1935/2004, sanciscono chiaramente questo obbligo, ponendo le basi giuridiche verso la sicurezza dei prodotti in commercio.
L’analisi del rischio radiologico negli alimenti e imballaggi viene inserita quindi parallelamente alle già note analisi dei rischi e definizione dei pericoli biologici, chimici e fisici, sia dal contesto UE sia da quello FSMA (Food Safety Modernization Act) negli Stati Uniti e in tutti gli standard di certificazione alimentare riconosciuti dal Global Food Safety Institute (GFSI)
Per gli standard di certificazioni volontarie facciamo riferimento per comodità ai due principali schemi, in ultima revisione, dove vi è un obbligo formale nell’analizzare i pericoli significativi (parola determinante e spesso ignorata) che possono causare un potenziale danno alla salute:

  • standard BRCGS: identificazione, valutazione e stima dei livelli di rischio coinvolti in un processo per definire un processo di controllo adeguato;
  • standard IFS: identificazione, valutazione e stima dei livelli di rischio coinvolti in un processo per definire un processo di controllo adeguato.

In entrambi gli schemi di certificazione si chiede però, seppur con requisiti leggermente differenti, che “Il team HACCP per la sicurezza alimentare deve identificare e documentare tutti i potenziali pericoli ragionevolmente prevedibili in ogni fase, in relazione a prodotto, processi e impianti.
Devono essere inclusi i rischi inerenti alle materie prime, quelli introdotti durante il processo o persistenti al termine del processo, nonché i seguenti rischi: […]; contaminazione chimica e radiologica; […].
Il team dovrà inoltre tenere conto delle fasi precedenti e successive del processo”.
L’analisi del rischio radiologico negli alimenti e imballaggi è quindi parte del processo stesso di analisi dei rischi e questa analisi, per esperienza personale come auditor di terza parte, non è sempre presente o ben effettuata.
Uno degli aspetti che bisogna da subito considerare è che, diversamente da quello che si pensa, nessuna area è esente dal rischio radiologico.
La radioattività infatti è un fattore presente sulla Terra, nel suolo, nei mari, nei fiumi e anche nell’atmosfera.
Il “problema” è che questa radioattività naturale o purtroppo indotta dalle attività umane, può trasferirsi facilmente negli alimenti e quindi divenire un fattore di rischio maggiore per la salute.
Per questo è importante in una corretta analisi del rischio radiologico negli alimenti e imballaggi, conoscere le fonti e le modalità di contaminazione.

Normativa applicabile per l’analisi del rischio radiologico negli alimenti e imballaggi
Al fine di effettuare una corretta analisi del rischio radiologico negli alimenti e imballaggi è necessario sapere a quale normativa fare riferimento.
Il riferimento iniziale da consultare è la IAEA (International Atomic Energy Agency) che fornisce dati importanti in merito a radio nucleotidi, isotopi e loro caratteristiche.
Una seconda fonte autorevole è il Codex Alimentarius che a partire dal 1995 ha sviluppato uno standard apposito denominato “GENERAL STANDARD FOR CONTAMINANTS AND TOXINS IN FOOD AND FEED” (CXS 193-1995) in continuo aggiornamento.
Ancora fra le fonti autorevoli vi sono l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e la FAO (Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite) che in passato hanno fornito importanti parametri per la valutazione dei radionuclidi negli alimenti. Sia OMS che FAO hanno inoltre indicato specifici criteri quantitativi, espressi in termini di dose individuale (mSv all’anno) o in concentrazione di attività (Bq/kg o Bq/l), relativi a:

  • esposizione della popolazione in condizioni standard e di emergenza;
  • controllo delle concentrazioni di attività dei radionuclidi negli alimenti in seguito ad emergenze nucleari o radiologiche;
  • controllo degli alimenti nelle fasi commercializzazione a livello internazionale.

Oltre queste fonti autorevoli possiamo guardare al quadro regolatorio Europeo dove sono state nel tempo emanati regolamenti applicativi a tutti gli stati membri.
Oltre alla Normativa Comunitaria sappiamo che ogni paese membro può autonomamente legiferare fatto salvo la non contraddizione dei regolamenti UE. In Italia vige infatti il Decreto Legislativo n. 101 del 31 luglio 2020 ed in particolare il suo articolo 152 che assegna al ISIN (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione) il controllo sugli alimenti e sulle bevande per il consumo umano e animale.
A seguito delle ispezioni condotte, dei prelievi eseguite e delle misure riscontrate, tutti i dati confluiscono nella RESORAD (rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale) per l’analisi e la successiva comunicazione alla Commissione Europea (CE) in ottemperanza agli articoli 35 e 36 del trattato Euratom.
Tali dati sono a disposizione dei Ministeri e degli enti interessati.

Altre normative di interesse

  • Direttiva 2013/51/Euratom del consiglio del 22 ottobre 2013 che stabilisce requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano.
  • Regolamento (CE) n. 1635/2006 della commissione del 6 novembre 2006 che determina le modalità di applicazione del regolamento (CEE) n. 737/90 del Consiglio relativo alle condizioni d’importazione di prodotti agricoli originari dei paesi terzi a seguito dell’incidente verificatosi nella centrale nucleare di Chernobyl.
  • Regolamento di esecuzione (EU) 2017/2058 della commissione del 10 novembre 2017 che modifica il regolamento di esecuzione (UE) 2016/6 che impone condizioni speciali per l’importazione di alimenti per animali e prodotti alimentari originari del Giappone o da esso provenienti, a seguito dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima.

Analisi del rischio radiologico negli alimenti e imballaggi
A questo punto, una volta effettuata una valutazione delle fonti necessarie alla valutazione dei rischi, possiamo procedere alla fase di analisi del rischio radiologico negli alimenti e imballaggi.

La prima fase da applicare è quella di identificare e descrivere il pericolo ovvero i radionucleotidi.
Come abbiamo già descritto all’inizio di questo articolo, i radionucleotidi sono di diverse tipologie.
I NORM (Naturally Occurring Radioactive Material) sono quelli che in natura si ritrovano nel terreno, nell’acqua e nell’aria.
La concentrazione dei NORM dipende da diversi fattori e quindi è importante accurarsi della locazione dei prodotti alimentari o delle zone di provenienza. I NORM sono mediamente presenti in tutti gli alimenti a diverse concentrazioni, fra i più comuni si possono annoverare:

  • potassio-40 (40K), quello più riscontrato soprattutto nel latte, carne, banane e altri alimenti ricchi in potassio;
  • radio-226 (226Ra);
  • uranio-238 (238U) e loro progenie.

Altre forme di radiazione sono invece dettate dalle attività umane che possono contaminare gli alimenti a seguito del rilascio nell’ambiente.
A questo punto il grado di pericolo dipende dal tipo di radionuclide, dal livello di esposizione e anche dalla durata dell’esposizione.
Gli esempi più noti di questa attività sono i disastri di Chernobyl del 1986 e Fukushima del 2011.
Fra i vari radionuclidi che sono oggetto di attenzione per la sicurezza alimentare possiamo citare:

  • Iodio-131
  • Cesio (134Cs, 137Cs)
  • Stronzio-90
  • Plutonio (Pu-238; Pu-239; Pu-240)

La seconda fase, dopo aver dato una chiara identificazione al pericolo, è stimarne la significatività.
Questo può essere effettuato secondo l’attribuzione di un fattore di probabilità legato alla gravità, che in questo caso è sempre elevata in quanto vanno considerati effetti nocivi a lungo termine sulla salute.
Si procede poi con una fase di monitoraggio e controllo del pericolo lungo la filiera e lungo la gestione dei processi produttivi. Il monitoraggio e controllo deve rimandare ai vari limiti imposti dalla normativa comunitaria e nazionale oltre a linee guida e codex.
È inoltre importante mantenere un monitoraggio costante per verificare la conformità ai limiti.
Un’altra fase fondamentale è la fase di corretta e costante comunicazione del pericolo lungo la filiera ove questo sia presente.
Gli eventuali “incidenti di percorso” ovvero emergenze radiologiche devono essere oggetto di attivazione del sistema di allarme rapito.
Infine, resta la costante necessità di mantenere aggiornati i documenti di valutazione dei pericoli e tutto ciò che riguarda gli aspetti della loro gestione e comunicazione.
Questa fase è spesso coincidente con l’aggiornamento o conferma del piano di autocontrollo, ma ricordo che è necessaria una specifica valutazione dello status radiologico da parte del Food Safety Team.

I principali processi aziendali dove concentrare l’analisi del rischio radiologico negli alimenti e imballaggi
Fra i processi aziendali principali su cui concentrare l’analisi del rischio radiologico possiamo citare i seguenti:

  • materie prime (ingredienti e packaging) lungo la supply chain;
  • sito produttivo (aria, acqua e suolo) e suo posizionamento geografico;
  • macchinari, attrezzature, linee produttive;
  • approvvigionamento idrico;
  • trattamenti aggiuntivi verso i prodotti (es. Trattamenti ionizzanti che in taluni alimenti sono concessi per legge).