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Archive for month: Dicembre, 2018

La certificazione che attesta la sicurezza alimentare

“Cos’è la IFS FOOD e a chi può servire”

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, gennaio 2019, autore Marco Valerio Francone • 

La Certificazione IFS Food (International Featured Standard) rappresenta oggi uno degli schemi approvato dal GSFI (Global Food Safety Initiative) come schema per garantire la sicurezza alimentare globale.
Si tratta di uno standard di certificazione privato, sviluppato e promosso dal BDH (Unione Federale delle Associazioni del Commercio Tedesche), e nasce con lo scopo di favorire l’efficace selezione dei fornitori di prodotti alimentari per la grande distribuzione sia a marchio privato che a marchio proprio.
Lo standard IFS Food è basato sul rispetto stringente dei requisiti di fornitura focalizzati sulla sicurezza dei prodotti forniti, conformi alle specifiche contrattuali e ai requisiti di legge cogente.
Ad oggi la certificazione IFS Food costituisce un modello che attesta la presenza di un sistema di gestione dei processi volto ad assicurare la sicurezza alimentare e la capacità di gestire situazioni di crisi.
Lo schema IFS Food è riconosciuto sia in Europa che nel resto del mondo ma al contempo si lega maggiormente ad esigenze specifiche di alcune GDO.
La Certificazione IFS Food pone infatti come focus il rafforzamento e la promozione della sicurezza alimentare lungo tutta la catena di fornitura sia nazionale che internazionale.
L’iter di certificazione individua gli specifici elementi di un sistema di gestione focalizzando le attenzioni sulla qualità e sicurezza igienico-sanitaria dei prodotti e dei processi attraverso una sistematica applicazione della metodologia HACCP, supportata da evidenze oggettive in merito alla definizione e controllo dei rischi legati al prodotto e al processo. La comunanza dei requisiti IFS Food con altri schemi del GSFI, come ad esempio il GSFS – BRC, legano spesso i percorsi di certificazione e quindi il riconoscimento finale e relativa certificazione delle Organizzazioni per entrambi gli schemi, tuttavia si fondano su basi diverse e quindi le modalità di applicazione dei requisiti possono talvolta differire.

Perché richiedere la certificazione IFS
Un produttore in possesso della certificazione IFS Food spesso riduce drasticamente gli audit di parte dei clienti in quanto questi attestano la conformità ai propri requisiti mediante la presenza di un certificato rilasciato da ente terzo e indipendente. Questo contribuisce alla diminuzione sostanziale dei costi da sostenere, sia diretti (spese relative alle verifiche ispettive), che indiretti (inevitabili rallentamenti dell’attività produttiva in coincidenza delle numerose verifiche ispettive di parte seconda).
A livello di immagine l’azienda è riconosciuta a livello internazionale come fornitore qualificato per la sicurezza alimentare in quanto IFS è al contempo standard di sicurezza e qualità dei prodotti alimentari.
La maggioranza dei retailer tedeschi e francesi ma anche italiani ha stabilito che la registrazione secondo IFS Food sia una condizione indispensabile per essere inclusi tra i loro fornitori di prodotti a marchio.

 

Monografie “RUANDA”

MEMBRO ICO codice n. 28 Gruppo “altri dolci”
SPECIE BOTANICHE Arabica lavati
SACCHI da 60 kg in juta (tara 1 kg)
RACCOLTO PRINCIPALE da febbraio a giugno
ESPORTAZIONE a partire da maggio
PORTI DI IMBARCO Mombasa
PRODUZIONE ANNUA* 2017/2018: 245.000 sacchi * (fonte ICO, anno raccolto da ottobre a settembre)

 

 

Capitale: KIGALI
Lingua parlata: kinyarwanda, swahili, francese e inglese
Area totale: 26.338 km²
Moneta: Franco ruandese (RWF)
PIL: Totale 7,103 milioni di $ Pro capite $ 732
Paesi confinanti: a ovest con la Repubblica Democratica del Congo, a nord con l’Uganda, a est con la Tanzania e a sud con il Burundi

 

 

Pur essendo posizionato nella fascia equatoriale, il Ruanda presenta un clima temperato avendo un’altitudine media di 1700 metri slm: la temperatura media è di 20°C e le precipitazioni sono principalmente concentrate in due stagioni (marzo-maggio e ottobre-dicembre) con rari periodi di siccità. Il terreno risulta particolarmente fertile, anche per la presenza di numerosi vulcani: il Parco nazionale dei Vulcani ne ospita ben cinque appartenenti alla catena dei monti Virunga.
La coltivazione del caffè inizia nel 1930 per opera del governo coloniale belga e oggi dà lavoro a circa 400mila addetti con 70 milioni di alberi e una produzione di circa 27mila tonnellate.
La qualità del caffè verde, quasi esclusivamente di specie Arabica – varietà French Mission Bourbon, è apprezzata in tutto il mondo e la sua produzione costituisce oggi una delle principali fonti di reddito per l’economia del paese.
L’attività agricola resta invece insufficiente a sostenere l’intero fabbisogno della popolazione (il Paese è il più densamente popolato dell’Africa) e le importazioni superano di conseguenza le esportazioni totali; questo anche a causa del processo di desertificazione che ha colpito il paese dopo le guerre civili del 1994 e all’indiscriminato taglio di alberi effettuato dagli sfollati, oltre a un intenso sfruttamento dei terreni dovuto all’altissima densità della popolazione.
A ciò si devono aggiungere alcune criticità logistiche e geografiche che contribuiscono a rendere ancora più critica la già debole condizione economica del Ruanda. Tra queste spiccano un insufficiente sistema di infrastrutture e la mancanza di sbocchi diretti sul mare.
Per questo motivo gran parte delle risorse degli ultimi anni da parte del governo locale sono stati indirizzati allo sviluppo di infrastrutture fondamentali che però ancora non sono state in grado di incidere in maniera sostanziale sulle possibilità finanziarie del Paese.
Ad oggi il paese si colloca infatti ancora tra i più poveri al mondo con un PIL pro capite di 732 $ e il settore agricolo, che un tempo impiegava il 90% della popolazione ruandese, nel corso degli anni ha subito un crollo drastico. Fino al 1990 questo settore incideva infatti per il 60% sul volume delle esportazioni totali, mentre nel 2001 contava solo per il 20% a causa della devastazione economica causata dal genocidio unita al crollo dei prezzi del caffè della seconda metà degli anni ’90.
Oggi, con un programma decennale di sviluppo, il Ruanda sta diventando uno dei produttori di caffè più importanti e richiesti. I pregiati chicchi di quest’area sono richiesti da gran parte delle più grandi catene e commercializzati in tutto il mondo. Il settore caffeicolo può oggi garantire un’occupazione stabile a circa 400mila famiglie di piccoli coltivatori che traggono il loro sostentamento da circa 70 milioni di piante con una produzione di circa 27mila tonnellate. Le piantagioni sono molto piccole e tutte insieme occupano solo 35000 ettari distribuiti ad un’altitudine tra i 900 e i 2400 m.
A creare alcuni problemi alla qualità del caffè vi è il rischio di riscontrare il “potato defect”, un aroma sgradevole che ricorda quello della patata cruda e che interessa singoli chicchi. Il difetto viene dato da un insetto di nome Antestia che rilascia delle pirazine all’interno del chicco conferendo questo gusto sgradevole.

 

 

RUANDA TWONGERE KAWA COKO (WOMEN COFFEE)

LAVORAZIONE: lavato, doppia fermentazione di 24h
ZONA DI PRODUZIONE: Northern province, distretto di Gakenke
VARIETÀ BOTANICA: French Mission Bourbon
ALTITUDINE: 1800 – 2200 m
UMIDITÀ: deve essere inferiore al 12%
CRIVELLO: 16+
COLORE: verde brillante
TAZZA: spicca per acidità molto brillante ed estremamente complessa con note di frutta rossa e mandarino, bilanciata da una spiccata dolcezza. Il retrogusto è estremamente pulito con sentori di frutta candita e caramello. Il corpo è burroso e rotondo.

 

Rubrica a cura di
Alberto Polojac

Import/Export CANADA

 

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