Due triestini nel “gotha” della torrefazione

0
693

“Petronio e Zidarich indicati alla guida di associazioni di rilievo nazionale legate al mondo del caffè”

 IL PICCOLO, venerdì 31 marzo 2017, autore Francesco Cardella • 

Due triestini ai vertici di importanti realtà del mondo del caffè. Si chiamano Marino Petronio e Omar Zidarich, rispettivamente neo presidente del Gruppo Italiano Torrefattori Caffè e nuovo numero uno del Consorzio Torrefattori delle Tre Venezie. Settant’anni il primo, trentacinque l’altro, due generazioni e due cariche diverse ma una sola missione di fondo: ribadire la cultura del caffè nei dati, nella diffusione e nella qualità. Grazie a loro insomma, il titolo di “Trieste capitale del caffè” prova ad assumere un rilievo maggiore, rafforzando il proprio peso anche in campo internazionale.

Marino Petronio approda al vertice del Gruppo Italiano Torrefattori Caffè dopo la lunga gavetta vissuta alla Torrefazione Caffè San Giusto, fondata nel 1949, dove ancora opera in veste di amministratore. La sua nuova carica lo porterà ora a curare una realtà associativa sorta nel 1954, con sede a Trieste dal 1978 e dotata attualmente di 260 soci sparsi in tutta Italia.
Omar Zidarich, già Direttore commerciale della Excelsior Industria Caffè Torrefatto, scala invece le gerarchie del Consorzio Torrefattori delle Tre Venezie, una sorta di costola del Gruppo Torrefattori, ideata nella fine degli anni ’90 per supportare gli acquisti dei soci con le ditte fornitrici convezionate. Entrambi resteranno in carica per un quadriennio e le scommesse, anzi, gli obiettivi, non mancano certo. A cominciare dalla capacità di far fronte alle variabili del mercato, dove il caffè, definito dagli operatore “oro verde”, subisce imponenti sbalzi nelle quotazioni, con conseguenti oscillazioni valutarie: «Infatti di recente i prezzi sono aumentati in maniera drastica – sottolinea Omar Zidarich – sino al 60%. Una delle difficoltà è prevedere tali aumenti e provare a limitarli».

Il chicco insomma vale, e molto. Tanto più a Trieste e dintorni, dove l’argomento profuma di storia, cultura e investimenti. Cialde e capsule chiedono spazio, il più gettonato sembra sia la qualità Arabica, un culto dicono gli esperti, il decaffeinato guadagna posizioni ma è il caffè verde che si propone alla ribalta, facilitato forse dal vento del benessere (le presunte virtù dimagranti) e in tal senso il suo contesto figura attualmente di più tra erboristerie e farmacie.
Il lavoro non mancherà ai nuovi due presidenti di settore. Ci sono ad esempio normative ambientali da rivedere (gli scarti del caffè vengono codificati come “rifiuti speciali”, organico non certo nocivo) senza contare il coordinamento del migliaio di operatori che operano in provincia: «Un vero indotto – rimarca Marino Petronio – da gestire al meglio e con maggior efficacia».
Le missioni imminenti? Il viaggio in Colombia in primavera per suggellare un gemellaggio con Trieste e soprattutto l’allestimento dell’Expò, la Fiera del Caffè, nel 2018. Sarà qui che i neo presidenti dovranno far brillare la miniera triestina, quella dell’oro verde. (fr.ca)