Il bar come luogo di relazione: un rito che evolve tra socialità e nuove tendenze dei consumi

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L’indagine Astraricerche per la Pavoni

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, novembre 2026, autore Serena Barraco • 

Dalla colazione al soft clubbing, il caffè amplia le occasioni di consumo e rafforza il ruolo del bar come spazio di incontro, qualità ed esperienza

Nei luoghi del caffè si registra un periodo interessante di “evoluzione”, come evidenzia una recente indagine condotta da AstraRicerche per La Pavoni. Ne emerge un cambiamento del consumo di caffè nel segmento fuori casa, tra riti consolidati e nuove occasioni di incontro. Il caffè si conferma uno dei riti più radicati nella cultura degli italiani, che si evolve e nel quale iniziano a farsi strada nuovi momenti e modalità di consumo, che ne amplificano il ruolo nel fuori casa.

AstraRicerche, su un campione di 1.006 italiani tra i 18 e i 60 anni, fa emergere un quadro chiaro del consumo quotidiano: “il 95,6% dichiara di bere caffè ogni giorno, percentuale che sale al 97,2% tra i Millennials e al 96,5% tra la GenX, mentre la GenZ si ferma al 91,7%. Quasi sei consumatori su dieci, inoltre, ne bevono due o tre al giorno e il 23,9% arriva ad almeno quattro. Però negli ultimi tre anni il consumo domestico è aumentato per il 25,2% degli intervistati ed è rimasto stabile per il 62,2%. Quello fuori casa appare più selettivo: il 28,4% dichiara di aver ridotto le occasioni di consumo al bar, contro l’11,6% che le ha aumentate, quota che sale al 19% per la GenZ”.

La tazzina di caffè assume dunque una dimensione sociale: in un contesto dove le occasioni diventano più selezionate, per il 38,6% del campione, bere un caffè al bar significa soprattutto incontrare altre persone e scambiare due chiacchiere. “Il bar si conferma così non soltanto luogo di consumo, ma uno spazio di relazione e la tazzina gioca un ruolo centrale nella di socialità”.

E in questa dimensione il rito della colazione fuori casa diviene il punto fondamentale del nuovo spazio di relazione. “Il 64,8% degli italiani ritiene infatti che negli ultimi anni la colazione al bar sia diventata più capace di creare occasioni di incontro: per il 43% è già un vero momento di socialità, mentre un ulteriore 21,9% ne riconosce questo valore soprattutto in occasioni specifiche, come il weekend, gli appuntamenti di lavoro e gli incontri informali”.

Una tendenza che si inserisce anche nel più ampio fenomeno internazionale del “soft clubbing”, che comprende format diurni come coffee party e DJ set in caffetteria e porta nelle ore del giorno alcuni linguaggi tradizionalmente associati alla nightlife. Assisteremo dunque a un’estensione dei tempi e delle forme della convivialità in cui il caffè non è solo una singola voce del menù, ma conquisterà nuovi spazi e nuove ricette.

A incidere sulla scelta di consumare al bar sono poi la comodità di trovarsi già fuori casa, indicata dal 33,4% degli intervistati, e il desiderio di concedersi una pausa durante la giornata (33,1%). Accanto a queste motivazioni, emergono la ricerca di qualità e di esperienza: quasi un italiano su quattro sceglie infatti il bar per la qualità del caffè (23,8%), dato che raggiunge il 39% tra gli uomini Millennials. “Il 20% cerca invece un’esperienza piacevole e curata, percentuale che sale al 28% tra le donne Millennials”.

È proprio questa attenzione all’esperienza che sta portando il caffè ad ampliare i suoi confini a nuovi momenti della giornata anche in modalità differenti rispetto alla classica tazzina di espresso. L’11,1% degli intervistati immagina infatti di bere bevande a base di caffè durante l’aperitivo, mentre l’8,6% le considera anche per il dopo cena. Percentuali ancora contenute, ma che indicano un progressivo allargamento degli spazi del caffè, oltre i momenti più consolidati.

Poi ci sono anche i gusti che stanno cambiando: “Il 41,3% degli italiani si dichiara incuriosito da modalità più sperimentali, come “iced coffee e shakerati”. L’interesse riguarda anche esperienze più strutturate, con il 22,8% che guarda con curiosità a degustazioni ed esperienze guidate, mentre il 22,7% mostra interesse per lo specialty coffee. In questo scenario si inserisce anche la coffee mixology, con il caffè che entra nel mondo di cocktail e mocktail (bevande analcoliche). I cocktail a base di caffè interessano l’11,9% del campione, mentre i mocktail raggiungono il 5,8%. Accanto all’espresso e al cappuccino, che restano i punti fermi della tradizione, cresce la curiosità per modalità di consumo più sperimentali. Il 41,3% degli intervistati è favorevole a proposte innovative come caffè shakerato e iced coffee.

Si tratta ancora di pubblici circoscritti, ma i dati indicano un’evoluzione in atto e una crescente apertura verso un mondo del caffè da vivere e interpretare anche al di fuori dei suoi rituali più tradizionali. Il caffè al bar resta uno dei gesti più riconoscibili della quotidianità italiana, ma non è più soltanto un espresso veloce al bancone: è diventato un momento di relazione, un’esperienza di consumo e un indicatore dei cambiamenti economici e culturali del Paese.

Nel 2026 la singola tazzina di caffè ha avuto un incremento del 24,2%, mentre il significato del rito si arricchisce di nuove forme e luoghi del consumo. Il caffè continua a scandire la giornata degli italiani: il 95,6% delle persone tra 18 e 60 anni ne consuma quotidianamente e quasi sei su dieci ne bevono due o tre tazze al giorno. Il momento più consolidato resta quello mattutino, scelto dall’84,8% dei consumatori, seguito dalle pause di metà mattina o pomeriggio e dal caffè dopo i pasti. Non è dunque una crisi del rito del caffè, ma una sua ricollocazione: il bar viene scelto quando offre qualcosa che la casa non può replicare.

Casa e bar, quindi, non si sostituiscono: assumono ruoli diversi. Il caffè domestico risponde a esigenze di routine, risparmio e comodità; quello al bar offre relazione, servizio, qualità percepita e un contesto urbano che trasforma una bevanda in esperienza. Per il futuro del bar si prevede quindi un equilibrio tra continuità e innovazione: da un lato l’espresso al banco, rapido e accessibile; dall’altro proposte più lente, personalizzate e orientate alla qualità. In entrambi i casi, il bar conserva un vantaggio difficile da replicare altrove: essere ancora uno dei pochi luoghi pubblici in cui la città si incontra, parla e si riconosce.