Intervista a Laura Di Stasio Trade Marketing Department, Fiorenzato
• NOTIZIARIO TORREFATTORI, settembre 2026, autore Giovanna Gelmi •
Precisione al milligrammo, nuove esigenze dei consumatori e sostenibilità: come cambia il mondo della macinatura professionale in oltre 70 Paesi
1-Fiorenzato nasce nel 1936 e ha attraversato quasi novant’anni di trasformazioni, ricostruzioni e cambiamenti di mercato. In che misura questa storia continua a influenzare oggi il modo in cui affrontate gli investimenti, il rischio e le decisioni strategiche in un contesto internazionale? La nostra storia è la nostra bussola strategica. Nascere nel 1936 significa custodire un DNA fondato sulla resilienza e sulla capacità di rigenerarsi: chi ha vissuto la ricostruzione post-bellica e le grandi trasformazioni industriali del Novecento affronta il mercato globale con un’unica solidità d’intenti.
Per Fiorenzato, la tradizione non è un elemento statico, ma un acceleratore del futuro: influenza i nostri investimenti perché ci insegna la lungimiranza; investiamo in tecnologie destinate a durare, ponderando il rischio attraverso una profonda conoscenza tecnica e merceologica. È questa stabilità che ci permette di muoverci con autorevolezza e flessibilità in oltre 70 paesi.

2. Fiorenzato ha introdotto innovazioni come XGi e, più recentemente, il sistema Sense con tecnologia Grind-by-Weight. Quali sono state le principali sfide nello sviluppo di queste tecnologie e quali soluzioni vi hanno permesso di raggiungere livelli di precisione così elevati anche in un ambiente complesso come quello di un bar?
La tecnologia Grind-by-Weight rappresenta una delle più importanti rivoluzioni nella macinatura moderna. La sfida principale è stata quella di isolare la bilancia dalle infinite variabili di disturbo presenti: le vibrazioni del piano d’appoggio, il funzionamento della macchina per l’espresso, i colpi sul battifondi, ma anche i flussi dell’aria condizionata. Per superare questi ostacoli abbiamo brevettato soluzioni di isolamento cinematico e algoritmi di calcolo predittivo in grado di “pulire” il segnale del peso da qualsiasi interferenza esterna. La tecnologia Sense e il sistema XGi calcolano la dose al milligrammo garantendo costanza assoluta tazza dopo tazza con due modalità diverse: il SENSE ragiona direttamente in grammi, mentre l’XGi ragiona in tempo di erogazione restituendo un risultato in grammi permettendo di soddisfare tutte le esigenze. Questo livello di precisione rimuove il fattore errore dal flusso di lavoro del barista, garantendo al torrefattore che il proprio caffè venga estratto esattamente secondo i parametri desiderati.
3. Con la nascita di Fiorenzato Home avete deciso di portare il know-how professionale anche nel mercato domestico. Quali cambiamenti nelle abitudini dei consumatori vi hanno convinto a fare questo passo e quali opportunità vedete oggi nel segmento dello Specialty Coffee?
Abbiamo creato un segmento di “prosumer” (professional – consumer) ovvero appassionati che desiderano replicare tra le mura domestiche la stessa esperienza sensoriale del coffee shop d’avanguardia. Il consumatore oggi è estremamente informato, studia le origini, le curve di tostatura e quindi esige strumenti che valorizzano le materie prime. Fiorenzato HOME nasce per rispondere a questa ricerca: abbiamo racchiuso le nostre macine e la nostra tecnologia professionale in macchinari dal design compatto, elegante e adatto anche all’ambiente domestico. Lo Specialty Coffee è l’ecosistema perfetto per questa gamma. Vediamo un enorme opportunità nel fare cultura: il macinacaffè non è più un semplice accessorio, ma il vero custode della freschezza e del profilo aromatico di un caffè di pregio.
4. Pietro Grinders rappresenta un progetto molto diverso rispetto alla produzione tradizionale dell’azienda, sia dal punto di vista tecnico sia da quello del design. Come è nata questa idea e quali motivazioni vi hanno portato a svilupparla come marchio dedicato? Quanto ha inciso la collaborazione con Valerio Cometti e V12 Design nello sviluppo del prodotto?
Pietro Grinders è nato dalla volontà di rompere gli schemi. Volevamo esplorare la macinatura manuale (un rito amatissimo dalla community dello Specialty Coffee e del brewing) portandola ad un livello ingegneristico mai visto prima. La scelta di creare un brand dedicato è stata strategica: Pietro doveva avere una propria identità visiva, libera dai canoni estetici tradizionali della macinatura elettrica commerciale. Sotto il profilo tecnico, Pietro è l’unico macinacaffè manuale al mondo con macine piane da 58 mm in ambiente verticale. La collaborazione con Valerio Cometti e il team di V12 Design è stata fondamentale. Hanno saputo tradurre una sfida ingegneristica complessa in un oggetto dall’estetica iconica, ergonomico nell’impugnatura e rivoluzionario nella gestualità d’uso. Il design di Pietro non è solo estetica, è funzionalità pura applicata alla fluidità dello sforzo di macinatura.

5. Oltre all’innovazione tecnologica, Fiorenzato investe anche in sostenibilità ambientale e iniziative sociali. Quanto contano oggi questi aspetti nella vostra identità aziendale e come vengono percepiti dai clienti nei mercati internazionali?
Per noi di Fiorenzato la sostenibilità non è uno slogan pubblicitario o un adempimento burocratico, ma un asset strategico integrato in ogni singola decisione. È una responsabilità che si traduce in azioni concrete sul territorio e che si estende lungo tutta la nostra catena del valore. Nei mercati internazionali, specialmente in contesti dove l’attenzione all’etica di fornitura è altissima, i nostri partner non cercano solo l’eccellenza tecnica, ma esperienza e affidabilità a lungo termine. Per rispondere a questa esigenza in modo oggettivo, abbiamo scelto di misurarci con gli standard globali più rigorosi, sottoponendo le nostre performance aziendali alla valutazione EcoVadis. Anche quest’anno ci siamo posizionati nel livello GOLD top 5%. Ottenere un rating ufficiale su questa piattaforma internazionale è per noi la conferma di un percorso virtuoso in ambito ambientale, sociale e di governance. Più che mostrare certificati su carta questo traguardo ci permette di dialogare con i torrefattori e distributori mondiali con un linguaggio comune e condiviso, consolidando la loro fiducia nel nostro brand come partner solido, etico e strutturato per le sfide del futuro.
6. Operate in oltre 70 Paesi. Quali sono oggi le differenze più interessanti tra i vari mercati e come cambiano le esigenze dei professionisti del caffè?
La bellezza del mondo del caffè risiede nella sua immensa diversità culturale. In Italia e in molti paesi del Mediterraneo, l’espresso tradizionale regna sovrano: qui le priorità sono l’affidabilità sotto stress, la velocità di servizio e la costanza della dose nelle ore di punta. Spostandoci nei mercati asiatici (come Corea del Sud, Giappone o Taiwan) o nel Nord Europa, troviamo una fortissima cultura Specialty orientata alle micro-single-origin, al brewing, al filtro e alla sperimentazione tecnica. In queste aree la richiesta si sposta su macinini single–dose, sulla facilità di pulizia per evitare le contaminazioni tra caffè diversi e sul controllo assoluto della granulometria. Negli Stati Uniti, invece, coesistono grandi volumi di consumo e una spinta fortissima verso l’automazione e il monitoraggio dei dati di consumo.
7. Quando progettate un nuovo macinacaffè, da dove parte il processo di sviluppo? Dalle esigenze dei baristi, dai dati raccolti sul campo o dalle opportunità offerte dalle nuove tecnologie?
Il nostro processo di sviluppo è una sintesi perfetta di questi tre elementi, disposti in un cerchio continuo. Generalmente la scintilla parte dall’ascolto attivo: raccogliamo i feedback dei baristi e dei torrefattori sul campo, mappando i loro pain points quotidiani, come lo spreco del caffè durante la taratura o il surriscaldamento delle macine. I dati d’uso sul campo definiscono i requisiti tecnici, ma è l’opportunità offerta dalle nuove tecnologie, unita all’esperienza del nostro reparto R&D, a plasmare la soluzione finale. Non ci limitiamo a risolvere un problema esistente, cerchiamo di anticipare le necessità future del mercato attraverso tecnologie che il professionista non sa ancora di desiderare.
8. Quanto dialogano oggi i vostri ingegneri con torrefattori, baristi e professionisti dello Specialty Coffee durante lo sviluppo di un nuovo prodotto?
Il dialogo è costante e strutturato. Stress-test intensivi in condizioni reali di lavoro sono un must nella fase di prototipazione dei macinadosatori. Questo scambio è vitale per noi: un ingegnere valuta la tolleranza meccanica e l’efficienza elettronica, ma solo un torrefattore o un barista può dirci come risponde una determinata macina con un caffè specifico. Le loro indicazioni sul gusto in tazza e sull’ergonomia del flusso di lavoro guidano le ultime e decisive messe a punto prima della produzione in serie.
9. Fiorenzato investe una quota significativa del proprio fatturato in Ricerca e Sviluppo. Guardando ai prossimi anni, quali saranno le tecnologie o le innovazioni che potrebbero cambiare maggiormente il mondo della macinatura del caffè e quale ruolo vuole avere Fiorenzato in questa evoluzione?
La vera evoluzione non sarà nell’aggiungere componenti, ma nel rendere invisibile la complessità. Guardando al futuro, la macinatura non sarà più considerata una fase meccanica a sé stante, ma un elemento integrato in un ecosistema perfettamente interconnesso e intelligente. In Fiorenzato crediamo che il grande salto qualitativo avverrà quando le attrezzature sapranno dialogare in modo silente ma continuo con l’ambiente e con la materia prima, interpretando le variabili prima ancora che si traducano in una variazione in tazza.
10. Se dovesse immaginare il macinacaffè professionale tra dieci anni, quali caratteristiche pensa diventeranno indispensabili?
Tra dieci anni il macinacaffè professionale ideale sarà uno strumento capace di “ascoltare”. Non sarà semplicemente un esecutore di comandi, ma un partner empatico per il barista, in grado di azzerare i margini d’errore e di spreco in modo completamente naturale, quasi intuitivo. Immaginiamo uno strumento che si adatta, che rispetta la materia prima in modi che oggi stiamo iniziando a concepire e che mette al centro una sostenibilità che non è solo una certificazione su carta, ma un modo di concepire il lavoro di ogni giorno.
