Intervista al neo-presidente GITC, Omar Zidarich

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“Le prospettive del nuovo mandato. Dall’analisi della contingenza al ruolo dell’associazione, da render sempre più attiva e istituzionale”

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, aprile 2022, autore Susanna de Mottoni •

Tre mercati in crisi, ognuno con proprie problematiche. Le speculazioni sui mercati internazionali e gli errori nella politica italiana dei prezzi. Ma soprattutto il ruolo socio-politico da affermare con convinzione per il Gruppo Italiano Torrefattori Caffè, nell’intervista al suo neo-eletto presidente, Omar Zidarich, direttore commerciale e amministratore delegato di Caffè Excelsior Italia, nonché socio nelle sedi slovene e croate.

Quale la sua lettura della contingenza in cui ci troviamo?
Ci troviamo di fronte a una situazione del tutto nuova e molto preoccupante. Mai, prima d’ora, era accaduto che i tre mercati del caffè, HoReCa, vending e GDO, fossero profondamente in crisi tutti allo stesso tempo e per ragioni differenti. Con la pandemia il problema era unico. Ora le problematiche sono enormi e diverse.

In cosa si differenziano per HoReCa e vending?
L’HoReCa deve fare i conti con restrizioni dettate dalle attuali normative che limitano l’orario, ma soprattutto l’affluenza degli avventori. Una fetta di consumatori di fatto non ha più accesso ai pubblici esercizi e agli hotel. Quindi minor giro d’affari, a cui si sommano l’aumento dei costi delle materie prime e dei costi energetici molto sostenuti. La causa della crisi del vending sta, invece, nei nuovi paradigmi del mercato del lavoro: specie tra le grandi aziende si continua a fare largo uso dello smartworking. Quindi meno persone negli uffici, meno pause caffè alle macchinette.

Ancora diversa la situazione della GDO…
Certo, in questo caso i torrefattori che vendono nella GDO sono tra incudine e martello: da una parte obblighi di fornitura rigidissimi, dall’altra continui aumenti delle materie prime e delle spese energetiche. Vendere nella GDO significa impegnarsi a vendere a uno specifico prezzo, con marginalità ridottissime compensate dagli enormi quantitativi. Oggi il torrefattore può trovarsi di fronte ad aumenti dell’80% nell’arco di pochi giorni. Aumenti impossibili da scaricare, perché per la GDO sono impensabili e inaccettabili aumenti di questa natura da un momento all’altro.
E se non bastasse a tutto ciò si aggiungono i problemi per un altro sbocco fondamentale, ovvero l’estero…

Cosa sta succedendo a chi esporta?
La crisi ucraina rischia di toccare soprattutto i mercati tradizionalmente più caffeicoli. È nel Nord-Est Europa che si beve più caffè, niente in confronto con i consumi della penisola iberica o del Nord Africa, tanto per fare un esempio. La situazione per chi oggi esporta in Russia è grave. Non solo di qui in avanti, ma anche per le forniture precedenti allo scoppio del conflitto, per via naturalmente dei pagamenti vista l’esclusione della Russia dallo SWIFT.

E i mercati della nostra materia prima come stanno reagendo?
Negli ultimi mesi entrambi i mercati dell’Arabica e Robusta hanno continuato a salire. D’altra parte non credo che questo trend potrà durare a lungo, specie per l’Arabica, molto usata soprattutto nell’HoReCa. L’HoReCa ha lavorato meno del solito e le spedizioni marittime accumulano mesi di ritardo, quindi la disponibilità del prodotto potrebbe portare a un calo.
E poi sono dell’idea che alcune speculazioni stiano iniziando a spostarsi dalle materie prime e dai beni rifugio ad altri beni. Il che, per il caffè, significherebbe avere maggior speranza di controllo dei prezzi. Tra l’altro ricordiamoci che una pianta continuerà sempre a produrre il proprio frutto: non può essere fermata come invece può essere ridotta, ad esempio, l’estrazione del petrolio.

A proposito di prezzi, una valutazione sull’annosa questione del prezzo della tazzina alla luce delle attuali dinamiche inflazionistiche.
L’errore è stato fatto, abbiamo perso l’identità. Pensiamo ai ristoranti: il nome e l’insegna un tempo aiutavano a dare un metro di ciò che avremmo potuto mangiare e pagare.
Oggi, però, in un Hosteria, con l’h, può capitare di dover lasciare un rene. Così per la tazzina: in un centralissimo caffè la puoi pagare un 1€€, mentre nel bar rionale 1,2€€. Il consumatore non ha parametri, involontariamente è stato disorientato. E questo è un gran autogol. In passato valeva il parallelismo prezzo del giornale – caffè, che abbiamo perso.
Ora ci vuole davvero una politica da associazione di categoria coerente. Bisogna tornare a fissare dei parametri. E, attenzione, continuare a garantire anche la qualità. Il barista per contenere il prezzo naturalmente sarà tentato di scegliere un prodotto a prezzo e qualità inferiori.
Ma non dobbiamo compiere questo errore. Potremmo risolvere il problema, apparentemente, nel breve periodo, ma distruggere l’immagine dell’Italia e del caffè a lungo termine. Per noi italiani e per gli stranieri che devono continuare a portare a casa il ricordo di un caffè italiano di qualità.

Quale ruolo deve avere il Gruppo Italiano Torrefattori Caffè?
La nostra associazione deve rendersi conto che ha un peso. Anche nel suo nome, Gruppo Italiano. È un ruolo importante.
E sempre di più dobbiamo diventare a tutti gli effetti un’associazione di categoria e ricoprire un ruolo socio-politico attivo. Quindi dar voce alle problematiche specifiche, portare avanti le nostre istanze.
Il mio ruolo da presidente sarà proprio quello di dialogare con le istituzioni, nell’interesse delle torrefazioni. Così ad esempio, quando ancora in veste di presidente del Consorzio Torreffattori delle Tre Venezie, ho avuto modo di incontrare il ministro Patuanelli, all’incontro pubblico che si è svolto a fine anno a Trieste.
Abbiamo parlato del ruolo delle accise nelle bollette energetiche che avevano iniziato ad aumentare in maniera esorbitante, di quanto anche queste vadano a erodere le marginalità.
Ugualmente, tra i primi passi, ho in programma incontri con la Fiera di Rimini, al Sigep, e con la Fiera di Trieste.

Quale dunque il suo proposito?
Dobbiamo diventare più istituzionali. Nel nostro gruppo ci sono aziende con fatturati importanti. E ricordiamoci che il caffè, nel nostro PIL, pesa. Quindi dobbiamo riprendere il ruolo che ci spetta, far sentire la nostra voce.
In questi ultimi tempi abbiamo visto chiusure di aziende anche nel nostro settore. Chiusure. Non acquisizioni. Finora accadeva che il grande assorbisse il piccolo.
Mai prima d’ora mi era capitato di assistere alla chiusura definitiva di un’azienda storica. Ciò ci deve far pensare che non siamo esenti da questa dinamica, neanche noi. E pure questo può essere uno sprone a restare uniti, a partecipare, a far sentire assieme la nostra voce.