La Brasiliana. Da Ailù al Metodo

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“La storia della torrefazione ferrarese. Radici e sguardo al futuro nel racconto dei fratelli Gian Carlo e Pierluigi Govoni ”

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, novembre 2023, autore Alberto Medda Costella

La storia de La Brasiliana inizia per volontà di Carlo Govoni che alla vigilia del secondo conflitto mondiale ha l’intuizione di comprare da un droghiere della città una tostatrice per il caffè. La guerra arriva anche in Italia e la macchina viene così custodita in un sottoscala fino al 1948.

Siamo a Ferrara e nella città che fu degli Estensi, ma anche di noti letterati e trasvolatori, in quegli anni la popolazione è in cerca di normalità e nuove esperienze. Non che all’epoca la bevanda d’origine africana non fosse conosciuta, ma l’ingresso in democrazia coincide con il ritorno del “caffè caffè”, come si diceva allora per rimarcarne la sua autenticità e distinguerlo dai surrogati autarchici di qualche anno prima.
Ed ecco che la tostatrice impolverata del signor Govoni torna a riprendere vita e l’odore del caffè tostato comincia a spandersi in tutto il centro cittadino.
“Finita la guerra nostro padre Giuliano e i nostri zii, Corrado e Onesta, hanno messo in moto l’attrezzatura e hanno aperto un negozio nella via Mazzini.
Per incuriosire i passanti misero la tostatrice in vetrina: fu una scelta vincente” raccontano i fratelli Gian Carlo e Pierluigi Govoni, oggi alla guida della torrefazione.

Ma se c’era chi si occupava della tostatura, vi era anche un rappresentante e agente d’antan della ditta. Questo compito era stato affidato ad Ailù, il fattorino che a cavallo di una bicicletta, vestito di tutto punto con una divisa di panno rosso e bottoni dorati, girava con i cesti di vimini per raccogliere ordini e consegnare caffè.
“Un aneddoto divertente raccontato da nostro padre vuole che il ragazzo venisse pagato regolarmente il venerdì per sparire completamente nel fine settimana. Puntualissimo si ripresentava a lavoro il lunedì mattina senza un soldo”.

Ailù era talmente ben voluto e caratteristico con quella mise che divenne non solo l’uomo immagine dell’azienda, ma anche il marchio della torrefazione, tanto da essere stilizzato da Silvan Gastone Ghigi, uno dei più noti pittori, ma anche cartellonista, della città di Ferrara.
“La prima reclame pubblicitaria è stata dipinta su un pezzo di faesite, un cartone pressato che una volta era molto in voga e che oggi è stato sostituito dal cartongesso o dal forex.
Ghigi era molto conosciuto, anche perché con il suo stile inconfondibile allestiva vetrine e realizzava loghi e manifesti pubblicitari per diverse attività cittadine del tempo”.
L’attività avviata con queste caratteristiche commerciali cominciava a essere redditizia. I figli di Carlo Govoni, freschi di laurea, più che investire nello specifico le competenze acquisite negli studi decisero di riversarle sulla torrefazione.

Nino tostava, Corrado si occupava del magazzino e Tina era addetta alla vendita. Da lì è iniziato questo percorso, incrementandosi negli anni e portando la torrefazione ad alti livelli, non solo nel contesto locale, ma anche in altre regioni italiane e all’estero, in particolare nell’Europa del nord e in Corea.
“Siamo entrati in torrefazione da bambini, perché la lavorazione a un certo punto è stata trasferita sotto casa. Ci facevano fare i lavori più disparati. I nostri genitori erano molto intraprendenti e oltre ad aver avviato La Brasiliana gestivano contestualmente anche una fabbrica che produceva imballaggi metallici, che divenne una grande azienda.
Alla fine decisero di cederla e concentrarsi sul caffè”.

La torrefazione ferrarese oggi vanta la collaborazione di una ventina, tra dipendenti e agenti, e lavora prevalentemente miscele per il settore Ho.Re.Ca.
È proprio ai clienti di questo comparto che è rivolto il Metodo La Brasiliana, progetto pensato per facilitare la vita dei baristi, considerati degli imprenditori che necessitano di attenzione, affiancamento e assistenza.
“Abbiamo riservato al barista delle attività di formazione per la preparazione del caffè ben fatto e di propensione al cambio di atteggiamento verso il cliente finale. Quando si entra in un bar è raro sentire chi sta al bancone chiederti: “Posso proporti qualcosa di nuovo?”. A volte il barista si auto-attribuisce il ruolo di raccoglitore d’ordini. Un altro lavoro che stiamo portando avanti è la guerra al prezzo. Riteniamo che il costo di una tazzina a un euro e venti tolga margine al guadagno. La clientela se ben educata comprende l’aumento. Chi lavorava bene prima del Covid non solo ha recuperato l’invenduto, ma ha aumentato anche i ricavi”.

Un’esperienza e preparazione della torrefazione che è fondata sulla teoria, ma anche sulla pratica grazie alla gestione diretta di quattro locali, di cui uno con la pasticceria.
“Abbiamo imparato che se non sei preparato non riesci a stare sul mercato” concludono i fratelli Govoni, che proseguono nella tradizione di famiglia mantenendo alta la qualità delle miscele, innovandosi commercialmente e continuando a consegnare il caffè con lo spirito di Ailù, puntuali e sorridenti come sempre.