La torrefazione Svevo e la buona novella del caffè da degustare

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“Dal triangolo delle eccellenze pugliesi. Una politica di piccoli passi e di sensibilizzazione del cliente”

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, agosto 2021, autore Alberto Medda Costella

La torrefazione Svevo è un’impresa a conduzione familiare, solamente due gli esterni su otto. È stata fondata dall’imprenditore tranese Francesco Orlandino, che quest’anno raggiunge i 50 anni di carriera come torrefattore.

L’azienda è nata con la collaborazione del cognato Antonio Porro e sua figlia Rosa e il nipote Giuseppe Pappalettera.
“Mio padre veniva da un’esperienza di 26 anni in un’altra azienda di proprietà di un ricco signore di Trani, che, tra le varie cose, possedeva anche una torrefazione. Nel 1998 ha sentito così l’esigenza di aprire qualcosa di suo”, racconta Nicola Orlandino, 35 anni, figlio del signor Francesco.
Contrariamente a quanto si possa pensare la torrefazione non è nata a Trani e tutt’oggi ha la sua sede, fin dalla fondazione, nella città di Andria. “Il motivo per cui abbiamo scelto Andria era dato dal fatto che questo centro non era servito da una torrefazione. Con l’aiuto di mio zio è stata quindi individuata una località del comune dove poterla far sorgere e iniziare così a tostare con una macchina da 15 chili”.

L’intuizione che ebbe all’epoca il signor Orlandino è la stessa che ha poi portato a sdoganare il vino.
Il caffè non più inteso come semplice bevanda, ma da ordinare con particolari caratteristiche in virtù dei gusti soggettivi del singolo.
Francesco Orlandino è stato per quei tempi una sorta di predicatore della qualità che si sposta dalla sua città per portare la buona novella di un caffè diverso, da studiare e degustare con un approccio completamente nuovo.
“Il punto vendita è nato contestualmente alla torrefazione. Di lì è iniziata la sensibilizzazione della clientela e la spiegazione di tutti i procedimenti del caffè, fino al processo di torrefazione e alla composizione delle miscele”.

È chiaro che a guidare il signor Orlandino c’è la passione e la pazienza, virtù fondamentali per una crescita lenta e consapevole.
Uno sviluppo dato anche dalla partecipazione a fiere locali, dove la Svevo, oltre a promuovere le sue miscele e a radicarsi nel territorio, ha avuto modo di costruire relazioni con attività impegnate nell’enogastronomia di qualità, che aiutano a diffondere nel mondo l’immagine di una Puglia, e in particolare del triangolo Barletta, Andria e Trani, fatta soprattutto di eccellenze.

La torrefazione fin dal principio ha deciso di essere parte integrante di questo comparto con nome e simbolo. Il primo in riferimento alla dinastia di Federico II, che ha lasciato in eredità agli andriesi Castel del Monte, e il secondo all’aquila.
“La strada aziendale percorsa è stata quella di identificarsi col territorio, diffondendo la cultura del caffè. Ai primi del 2000 non ti chiedevano le percentuali di arabica e robusta di una miscela o la provenienza, ma il prezzo o la macchina che avremmo fornito”.

Situazioni comuni ovviamente a tutta Italia, che però la Svevo ha trasformato in opportunità nel proseguire la sua opera di evangelizzazione, con l’apertura, già nel 1999, di un altro punto vendita nel centro cittadino.
“Uno dei nostri primi clienti si spaventò dei prezzi che proponevamo. All’epoca il caffè lo potevi trovare al supermercato a 16.000 lire al chilo, gli attuali 8 euro, quando da noi si andava dai 9 euro in su. Si incuriosì sul perché ci fosse questa differenza e iniziò a fare domande. Oggi è ancora nostro cliente”.

Con questa filosofia la torrefazione ha cominciato a espandersi e ad accreditarsi agli occhi dei consumatori, aumentando le visite e i clienti anche dai centri vicini, non solo da Trani e Barletta, ma anche da Bari e Monopoli e sconfinando nella provincia di Foggia. Una politica di piccoli passi che ha portato il signor Orlandino e la sua famiglia ad allargare i propri orizzonti e interessi ai prodotti del territorio. Con alcune aziende che riforniscono la rivendita sono state avviate anche delle collaborazioni. “È ovvio che il caffè non è un prodotto locale”, ci dice Nicola, “ma abbiamo creato una rete di vendita con molte aziende del luogo”.

Il caffè, anche se arriva da molto lontano, può essere considerata una bevanda italiana, sinonimo di incontro e piacere, che si differenzia da zona a zona nei gusti e nei tempi.
“Le miscele più vendute allo stato attuale sono la Svevo, 70% robusta e 30 % arabica. Ad alcuni locali, con l’Extrabar, proponiamo un 50 e 50, ma il nostro grande rammarico è quello di non essere ancora riusciti a far apprezzare un caffè con una percentuale maggioritaria di arabica. Recentemente abbiamo comunque creato la Paganini, 75 % arabica e 25% robusta, e sensibilizzato i nostri clienti a bere il caffè senza zucchero. Mentre negli ultimi anni abbiamo incentivato la moka, il caffè filtro e il monorigine, aprendoci a fette di mercato a noi sconosciute. Senza dimenticare che ad alcuni bar abbiamo proposto due miscele, in modo da consentire al consumatore di poter fare una scelta, nel limite consapevole”, conclude Nicola.
Una via avanguardista che vede la torrefazione Svevo presentare nuovi prodotti al caffè, come il liquore o la crema, con un’offerta che presto si allargherà alla sambuca e alla birra. Ora occorre solo un po’ di pazienza. Con la fine dell’estate è molto probabile il loro lancio, ma questo non significa che la Svevo abbia concluso la sua opera, anzi, continua a guardare avanti pensando a nuovi prodotti e territori da “evangelizzare” al gusto del buon caffè.