Patto di famiglia: vantaggi fiscali e strategie per proteggere l’impresa

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Continuità aziendale e successione

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, giugno 2026, autore Avv. Maria Caterina Corasaniti • 

Come l’ordinamento italiano tutela il passaggio generazionale, evitando contenziosi ed ottimizzando il carico fiscale

Molte aziende spesso nascono da un’intuizione perseguita con determinazione, crescono e si consolidano nel tempo diventando qualcosa di più di una semplice attività economica: un vero e proprio patrimonio costituito da competenze specifiche, relazioni interpersonali e valori.

Ma cosa succede quando arriva il momento del cd. passaggio generazionale? Come si può garantire che quanto costruito con visione, strategia ed impegno non si frammenti? Ebbene, in questo contesto si inserisce l’istituto del patto di famiglia, quale strumento volto a garantire la continuità aziendale ed evitare conflitti tra i successori.

Il patto di famiglia è un contratto in virtù del quale l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda o le proprie partecipazioni societarie di controllo ad uno o più discendenti in linea retta (es. figli, nipoti, pronipoti), anche già soci, con effetti immediati.

Quest’operazione porta con sé l’enorme vantaggio di evitare di dover attendere l’apertura della successione per dare continuità all’azienda; l’operazione deve essere fatta con alcuni accorgimenti per evitare conflitti futuri tra gli eredi. Infatti, devono partecipare anche i non assegnatari del bene: i beneficiari devono liquidare, in denaro o in natura, i non assegnatari cosicché anche questi ultimi possano ritenersi soddisfatti, per l’effetto rinunciando a qualsivoglia pretesa su quanto trasferito con il patto di famiglia.

Attenzione però: la base di calcolo per la liquidazione è costituita dal valore dell’impresa. Questo valore potrebbe essere concordemente individuato da tutti i partecipanti, ma sarebbe sicuramente più tutelante affidarsi alla perizia di stima di un terzo indipendente. In questo modo si eviterebbero future contestazioni sulla congruità della liquidazione.

Per la verità, la perizia di stima sul valore dell’impresa costituirebbe un valido strumento anche in caso di contestazione da parte di soggetti terzi. Cosa succederebbe, ad esempio, se tra la stipulazione del negozio e la morte dell’imprenditore sopravvenisse un altro figlio? Il patto rimarrebbe valido. Semplicemente, i beneficiari (assegnatari e non) dovranno liquidare al legittimario sopravvenuto una somma di denaro proporzionata alla propria quota di legittima.

Insomma, il patto di famiglia accuratamente redatto consente di tutelarsi da eventuali conflitti ereditari futuri. A volte, però, potrebbe risultare difficile per l’imprenditore riuscire a convocare tutti i legittimari. E allora, non sarebbe forse più facile fare una donazione o un testamento?

Assolutamente no. La donazione o il testamento consentono di trasferire la proprietà del bene ma, qualora lesivi della quota dei legittimari, potrebbero essere dichiarati inefficaci, con conseguente incertezza dei traffici giuridici. Sotto un profilo fiscale, infatti, l’istituto del patto di famiglia gode di un importante favor del legislatore che ha previsto un regime fiscale di vantaggio.

L’imprenditore oggi può serenamente trasferire l’azienda ai propri discendenti senza porsi problemi nei confronti del Fisco: il trasferimento è esente dall’imposta sulle successioni e donazioni. L’esenzione concerne soltanto il patrimonio aziendale e richiede la prosecuzione dell’attività per almeno cinque anni dal trasferimento.

Rimane dovuta l’imposta di registro in misura fissa, nonché l’imposta ipotecaria e catastale sugli immobili inclusi nel trasferimento di azienda. Se quindi l’imprenditore può dormire sonni tranquilli, altrettanto non può dirsi per il soggetto assegnatario: i beni satisfattivi delle ragioni dei non assegnatari, sono soggetti all’imposta sulle successioni e donazioni secondo le franchigie ordinarie.

In conclusione, l’istituto del patto di famiglia costituisce lo strumento migliore offerto dall’ordinamento italiano per assicurare il trapasso generazionale dell’azienda o delle partecipazioni societarie di controllo, consentendo di contemperare le esigenze, da un lato, di continuazione aziendale e, dall’altro, di risoluzione dei conflitti ereditari, ma non comporta necessariamente ed automaticamente in capo al successore la capacità di gestione dell’azienda. L’imprenditore che si avvalga di questo istituto, se vuole evitare l’immediata frammentazione del bene produttivo, dovrà essere lungimirante, pianificando la governance successiva alla sua dipartita ed aggiornando, se del caso, lo statuto sociale in conformità all’obiettivo di continuità perseguito dal patto di famiglia. Il vostro legale di fiducia sarà in grado di guidarvi per eseguire la scelta migliore.