Silverskin, da rifiuto a sottoprodotto

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“Al Triestespresso Expo presentati i risultati di un progetto pilota. Successo di partecipazione alla tavola rotonda tra operatori della filiera”

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, novembre 2022 • 

Venerdì 28 ottobre, nell’ambito della fiera Triestespresso Expo, Area Science Park (centro di ricerca nazionale con sede a Trieste), Associazione Caffè Trieste e Gruppo Italiano Torrefattori Caffè hanno organizzato una tavola rotonda per presentare i primi risultati di un progetto pilota di simbiosi industriale con la collaborazione di alcuni torrefattori triestini.
Partendo dall’analisi dei materiali in entrata e in uscita dai vari stabilimenti, dei consumi e di eventuale produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, i tecnologi di Area Science Park si sono focalizzati sul silverskin, la pellicola che in fase di tostatura si stacca dal chicco.

Nella maggior parte dei casi questa leggera pellicola viene smaltita come rifiuto speciale, con oneri per l’azienda sia economici che logistici. Eppure, vi sono numerosi articoli scientifici e progetti che attestano la possibilità di utilizzare questo materiale naturale, in agricoltura (come ammendante o per la produzione di compost), come ingrediente per gli impianti di produzione di biogas, nell’industria della carta (grazie all’alto contenuto di lignina e cellulosa) e in quella degli integratori alimentari e della cosmetica (estraendone i lipidi e alcuni composti fenolici).

 

Per quale motivo quindi la maggior parte delle torrefazioni non trasforma questo rifiuto in un sottoprodotto, dandogli seconda vita e riducendo i costi di produzione del caffè?
I motivi sono molteplici, ma quello più comune è la normativa, che trasferisce la responsabilità dell’autocertificazione di conformità alla singola azienda.

 

 

L’obiettivo di questa tavola rotonda è stato quello di far dialogare i vari attori della filiera di valorizzazione, dal torrefattore al tecnico di produzione del biogas, dal laboratorio specializzato in biopolimeri al produttore di carte speciali, a quello di termocompositi green.
Fondamentale è stata la presenza di alcuni rappresentanti degli uffici della Regione Autonoma FVG, sia della Direzione centrale difesa dell’Ambiente, Ufficio disciplina gestione rifiuti, che della Direzione Centrale risorse agroalimentari, Servizio di valorizzazione qualità delle produzioni e soprattutto di un istruttore responsabile del Nucleo Operativo Attività di Vigilanza Ambientale, che hanno elencato le condizioni per cui uno scarto si può considerare un sottoprodotto, come specificato dall’art. 184-bis del D.Lgs. 152/06: “È un sottoprodotto e non un rifiuto la sostanza o l’oggetto, che soddisfa tutte le seguenti condizioni: è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto; è certo che sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi; può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana”.

Al tavolo era presente anche il responsabile dello stabilimento di Demus, che ha spiegato come dal loro processo di decaffeinizzazione riescono a recuperare acqua, solventi e calore e rimetterli in uso nell’impianto, ed estrarre caffeina grezza, che viene poi venduta come sottoprodotto all’industria chimica, farmaceutica e cosmetica. Utile è stato il loro esempio di documentazione creata ad hoc per attestare il corretto passaggio normativo.

Si sono quindi analizzati i possibili utilizzi del silverskin, da quelli che abbatterebbero i costi, come ad esempio la trasformazione di questo in compost (le aziende a Trieste che producono compost hanno un costo per il ritiro degli scarti inferiore a quello del rifiuto speciale destinato al termovalorizzatore), l’utilizzo come ammendante in agricoltura (dove gli agricoltori sarebbero interessati a recuperare il materiale a costo zero), fino a percorsi di valorizzazione, dove da costo il silverskin diventa un ricavo.
Usare il silverskin per produrre biometano è stata valutata dai tecnici e dai produttori di biogas presenti in sala una soluzione fattibile, che potrebbe anche generare un valore dello scarto, qualora la distanza tra torrefazione e impianto di produzione di biogas rimanga contenuta.

Considerato anche l’aumento dei costi dell’insilato di mais (principale ingrediente della dieta dei digestori anaerobici) e l’emendamento inserito all’art. 12 bis del DL 17/2022, diversi sottoprodotti dell’industria agroalimentare fino ad oggi non impiegabili negli impianti di biogas e biometano sono ora utilizzabili. Tra questi anche quelli della torrefazione del caffè.
Per l’utilizzo delle singole molecole del silverskin si intravede una strada più lunga, che necessita ancora attività di ricerca e sviluppo, ma la carta con una percentuale di pellicola è un prodotto già a catalogo di aziende italiane ed estere. Interessante è stato il commento di un laboratorio che realizza biopolimeri da biomassa e da un’azienda che realizza materiali plastici per il packaging, che hanno evidenziato come questa pellicola possa essere utilizzata per contenitori biodegradabili anche per le sue caratteristiche di impermeabilità, quindi in grado di aumentare la “tenuta” di liquidi.

Per l’industria cosmetica invece sono utilizzabili i polifenoli e i lipidi e iniziano a vedersi in commercio creme contenenti questi ingredienti, ma in regione va costruita l’intera filiera.
Questo incontro, che si è protratto ben oltre l’ora prevista, è stato un successo per la condivisione dei contenuti, delle capacità tecniche e delle esperienze dei presenti, ma soprattutto della manifestata disponibilità da parte degli uffici regionali ad aiutare le imprese in questi percorsi di economia circolare. Si sono prospettati futuri incontri formativi tecnico-legali e altri tavoli di lavoro con la collaborazione di tutti gli stakeholders regionali della bioeconomia.
Il Gruppo Italiano Torrefattori Caffè continuerà nella promozione di questo e altri progetti di sostenibilità.