Sorbera e il rapporto ultra fiduciario con i propri clienti

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“Artigiani del caffè. Ieri e oggi della torrefazione messinese”

• NOTIZIARIO TORREFATTORI, novembre 2022, autore Alberto Medda Costella

“Sono titolare dal marzo del 1985, anche se la torrefazione è nata nel 1969. Mio padre Giovanni la rilevò il 1° giugno del 1971 dandole il nome di famiglia. La bottega era minuscola e noi l’abbiamo ingrandita” spiega Fausto Tindaro Sorbera, attuale proprietario della torrefazione di Patti in provincia di Messina, una delle aziende socie storiche del Gruppo Italiano Torrefattori Caffè. Aveva tredici anni quando ha fatto il suo ingresso in azienda, poco prima di svolgere gli esami per ottenere la licenza media.

“Il locale dove la torrefazione originaria operava era nostro” riprende Fausto. “Dopo qualche anno la signora che l’aveva fondata ha voluto cedere l’attività e mio padre si è offerto di rilevarla, lasciandola negli spazi dove già era in esercizio. Probabilmente all’epoca non aveva intenzione di investirci più di tanto, ma, vista la richiesta del mercato, da buon commerciante, mestiere che aveva svolto fino a quel momento, aveva capito che poteva essere un settore interessante. Dopo si è innamorato del lavoro di torrefattore, trasmettendomi questa passione, che ancora oggi svolgo con entusiasmo e interesse”.
Patti è una cittadina di poco meno di 13.000 abitanti che si affaccia dal balcone privilegiato di un posto magico del Mediterraneo. Culla di quella che fu la Magna Grecia, davanti alle isole Eolie, dove venne fondata poco lontano la città di Tindari e dove sorge oltretutto l’omonimo santuario, tra i più antichi della Sicilia, che richiama migliaia di pellegrini. Lo stesso signor Sorbera porta il nome di questa devozione mariana che interessa buona parte dell’isola. In torrefazione lavora prevalentemente da solo, aiutato saltuariamente dalle sorelle, con una Petroncini da 15 chili. Si occupa a 360° di quello che riguarda la torrefazione, dalla tostatura al confezionamento, dal rapporto con i fornitori alla consegna del caffè.

“I nostri clienti sono prevalentemente nel messinese. Il rapporto con loro è ultra fiduciario: con alcuni ci conosciamo addirittura da più di cinquant’anni. Nonostante il boom di questa estate, che ci ha permesso di guardare con un po’ più di fiducia il futuro, il settore Ho.Re.Ca ha avuto difficoltà a trovare manodopera qualificata, costringendo gli esercenti a rifiutare prenotazioni e ordini per assenza di personale”. Oltre alla vendita diretta di mono origine, tostato singolarmente, la torrefazione Sorbera propone una miscela bar con nove provenienze diverse, adatta sia all’espresso che all’estrazione con la moka, 35% di robusta (India Capiroyal, Uganda e Indonesia selezionato) e 65% di arabica.
C’è stato un periodo, tra gli anni ’80 e ’90, in cui il Caffè Sorbera era richiestissimo. All’epoca nella zona di Patti c’era una industria dolciaria, la Tyindaris, che faceva caramelle per grossi marchi e la torrefazione forniva la materia per la produzione di bonbon al caffè. “In tempi passati come venditore al minuto ero forte. Ora molto meno, perché i consumatori preferiscono l’acquisto del caffè al supermercato, scegliendo il mono porzionato in capsule, che propongo anch’io facendole fare da un’azienda terza”.

Fausto Tindaro Sorbera in chiusura tiene a rimarcare come il Gruppo dei Torrefattori stia facendo un bel lavoro, non solo nella promozione del caffè espresso italiano a patrimonio mondiale dell’Unesco, ma soprattutto nel rendere un servizio ai soci, orientandoli nei bizantinismi e varie normative a cui sono sottoposti. “Una parte del nostro lavoro viene portata via dalla burocrazia, che ci distoglie dal nostro impegno di artigiani. Il Gruppo deve proseguire nel farsi accreditare nelle istituzioni, in modo da far sentire la nostra voce, nel tentativo di alleggerirci da queste incombenze, che ci limitano nel tempo da dedicare al mestiere che viviamo come una missione, nella costante ricerca di un caffè di qualità”.